Cartoomics & ComiQube

Dato che la Cartoomics si avvicina rapidissimamente (@.@) sto disegnando un sacco di cose.
Non ho idea di come ma siamo già al 23 febbraio, solo ieri era il 20 gennaio.
La Cartoomics di Rho Fiera si svolge dal 3 al 5 marzo. Io sarò al tavolo 91, padiglione 20, area fantasy.

Qui il recappino generale:copertina-1-a

Qui la mappetta su come trovarmi nello specifico {ho con me un’anfora e una capra, potrebbe essere  più facile del previsto }:

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E questo per i coraggiosi che si appropinquano al mio stand.

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In ultimo oggi è uscito sullo store di Comiqube il primo capitolo di “Chiantishire”!

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“ComiQube” è una app disponibile su android {ios è in sviluppo}. Raggruppa tutta una serie di webomics che altrimenti sarebbe da leggere singolarmente cercandoli sui social. Io pure ne ho trovati di bellissimi che prima non conoscevo in questi mesi che la appina è stata lanciata.

Al momento sto lavorando per il secondo capitolo, sarà disponibile quanto prima!

Erebor

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“Come, don’t be shy… step into the light!”

Smaug e Bilbo in Erebor.
La versione più in grande su deviantart.

Acquarello, acquarello dorato, chine su cartoncino giallo 50 x 35 cm.
Mi ha portato via più tempo la china che il resto: per tutta la matita di ho messo solo tutto un ‘Hobbit – Un viaggio inaspettato’ versione estesa che settimana scorsa han dato su Canale8.
Tra l’altro Smaug è l’unico drago che disegno col musino sottile, tutti gli altri compresi i miei hanno le faucione da Draco di Dragonheart.

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“Chiantishire” On line!

Con un poco di ritardo sulla data prevista finalmente la storia è partita!
Quale?  Questa qua.

Al momento è presente su Tapastic e Deviantart in versione libera, e su facebook per la con le censurine strategiche.
Su tutte le piattaforme è carico sia in italiano che in inglese, e per la versione inglese la copertina ha la variant fatta da Marco Fabbri.
Di seguito trovate le due copertine, le prime 3 pagine e la ‘presentazione’.

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“Variant” By Marco Fabbri

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Il secondo capitolo è già in lavorazione, indicativamente sarà pronto dalla metà di febbraio.

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“Chiantishire”

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Valtha quando è di buon umore.

Tra qualche giorno – tra domani e il 13, indicativamente-  potrò finalmente postare il primo capitolo del fumetto a cui ho lavorato negli ultimi mesi a rate! Purtroppo ho dovuto lasciare un po’ alla deriva il bloggetto qui per tanti motivi, il primo perché il 99% di ciò a cui stavo lavorando era da tenere piuttosto segreto e/o privato tra commissioni, lavoretti e quel tempo strano che sta tra Lucca Comics e il 31 dicembre che sembra un buco nero, e questo ne ha conseguito una mancanza di materia prima e una moria di materiale.

Il fumetto si chiama “Chiantishire“, è ambientato in larga parte in Toscana, sia per spazio che per tempo.
Di genere per me rientra nella grande famiglia del Fantasy anche se non saprei davvero in che sottogenere sistemarlo: ci sono divinità, mostri, magie, creature mitologiche, personaggi immortali di diverse ‘famiglie’ urban fantasy, un contesto storico molto forte, un po’ di horror, donnine e omini piacenti, famiglie che si detestano, metallo, sacrifici umani, reliquie,  un paio di teomachie, battaglie e il tutto tra un rito dionisiaco e l’altro.
La cosa più difficile infatti non è stato il semplicemente disegnare tanti personaggi tutti assieme, ma dare una linea di continuità e una caratterizzazione nei personaggi più ‘pieni’, come Dioniso, Arianna, Seth, questo qua sotto col lupo o nel caso di Melhara, Reha e altre menadi che sono un po’ inventate e un po’ no. I miti sono tanti, a volte si sovrappongono o si negano, soprattutto nel caso di Dioniso in cui la documentazione viaggia tra un’attestazione archeologica su un vaso e un dettaglio di vita che magari proviene da un poemetto o dal teatro. Della caterva di roba che ho trovato su Dioniso, le menadi, gli etruschi, gli avvenimenti un sacco si è andata sacrificando e altre mi sono mutate per poter fare dei ponti tra una storia e l’altra.
I personaggi principali sono per lo più femminili: Valtha, le altre menadi, Ariadne di Cnosso, seguaci di altre divinità. Questo è stata una pura casualità perché mentre mi documentavo sugli etruschi tutto è partito perché ho scoperto che ai greci non nutrivano simpatia per loro a causa della presenza delle mogli ai banchetti e perché le menadi di Dioniso erano temute proprio perché, a parte il Dio facile all’ira quanto alle risa, non erano legate ad un marito o un padre in una società come quella greca fortemente patriarcale.

Al momento Chiantishire sarà leggibile su un paio di piattaforme digitali gratuite, che posterò appena caricato il tutto. Inizialmente pensavo anche di lasciarlo qui, fruibile come per Mel, ma a causa di alcuni contenuti mi sa molto forti ho preferito di no.
È tutto mio, dallo storyboardino al lettering, la ricerca, i dialoghi… praticamente è a km 0.

{Vignettine sparse antispoiler o forse no}.

Chiantishire segue due linee temporali: quella attuale, ambientata a Firenze nel “un po’ dopo” il 2000, e quella passata, da quando Valtha si chiamava Vala e passava le sue giornate come signora di una casa e di un piccolo villaggio che era ancora presto per chiamare ‘etrusco’: la fine del periodo Villanoviano, l’inizio dell’Orientalizzante, popoli e tribù che si muovono, la scrittura ancora (quasi) non c’era ed è tutto un periodo più di supposizioni che di certezze archeologiche. Per quanto mi sia sforzata a cercare le cose più precise che ho potuto ad una certa ho deciso di prendere un paio di voli pindarici per la trama senza sacrificare le date perché… beh, da qualche parte si doveva cominciare ciò che poi ci ha fornito delle date più precise. Spero di non far infartare poveri archeologi che sbadatamente ci si imbattono. Magari più in là farò un post a tema su quanto ho messo di storico e come nonostante sia, alla fine, un fumetto della grande famiglia del Fantasy.

La trama:
Valtha è una Menade. Era una delle donne che seguiva Dioniso nei suoi viaggi, portando la benevolenza o l’ira del Dio. Per aderire ai suoi Misteri ha lasciato la sua casa e si è unita al thiaso di Dioniso, tra i boschi appenninici quando ancora questi coprivano la maggior parte del territorio ed erano temuti dagli abitanti… ma questo succedeva nel VIII secolo a.C.
Oggi Valtha, che è sopravvissuta al tempo, vivacchia a Firenze. Qui viene raggiunta da Siro, uno dei satirelli più fedeli a Dioniso e che sta cercando di radunare le ultime Menadi rimaste. Poiché Dioniso nel tempo è scomparso e sta morendo, per sopravvivere sottrae la stessa vita che ha donato al suo seguito per nutrirsene. Valtha e le altre quindi devono trovare il modo di scovare il Dio e curarlo, prima che le altre divinità che non hanno mai smesso di dar loro la caccia lo trovino.

E’ anche ben chiaro come io sia terribile a fare i riassunti.
Gli episodi al momento non hanno una periodizzazione precisa, ma li pubblicherò appena saranno pronti.

Giusto per completezza: tutti i disegni sono in tecnica tradizionale, e l’unica cosa in digitale che ho aggiunto è ribattere il bianco dei baloon e in caso ridimensionarlo e dare una pulitina in caso dove sopravviveva la traccia a matita perché purtroppo io sono un fabbro ferraio e uso tutte matite durissime. Dopo la matita ci sono le chine colorate {5: nero, grigio, rosso, seppia e blu}, poi gli ecoline {nero e scarlatto per lo più, a cui si aggiunge il bronzo che è stata una trovata dell’ultimo momento}, infine il bianco acrilico in diverse forme.
Tutto ciò perché volevo che il rosso del sangue e del vino risaltasse più di ogni altro colore, e il grigio mi aiuta a mantenere il tutto molto tranquillo.
Ci ho messo un po’ a causa della piega di eventi e imprevisti di tutto questo 2015/ 2016, ma almeno la soddisfazione di aver completato il primo episodio e di poterlo spammucchiare un po’ c’è e non sarebbe stato possibile se non avessi attorno persone adorabili.

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Mezolith

Mezolith,
96 pagine, colore; 21 x 30 cm.
Ben Haggarty & Adam Brockbanck
Edito in Italia da Diabolo Edizioni.
€ 17.
{schedina}

“In un piccolo villaggio del 10mila a.C. il giovane Poika sta crescendo. Deve conoscere i pericoli e i doni della natura che lo circondano, il rispetto per gli anziani, il sacro e le storie, fantastiche o reali che siano, che li accompagnano.”

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Ho incontrato questo titolo un paio di anni fa mentre scartabellavo su un sito di BD e mi aveva colpito perché, oltre al tema – semplicemente, il Mesolitico- anche le immagini corredate non è che fossero tanto poi francesi.
Così quando due mesi fa a Lucca mi sono persa per sbaglio in un corridoio di un padiglione mentre cercavo tutt’altro ho visto la gigantografia di Poika in uno stand ho fatto retrofront e l’ho preso subitissimo.
Gioia e tripudio poi che la fanciulla dello stand della Diabolo mi dice che c’erano anche gli autori per il giro dediche e il posterino omaggio, che altri non è che la copertina di uno dei due volumi che racchiude questo.
Gli autori {Ben Haggarty e Adam Brockbanck, due distinti signori britannici} sembravano davvero felici e soddisfatti di come la Diabolo Edizioni ha reso il loro volume. Confrontato con il loro in inglese quello italiano è un po’ più grande e prende i due volumini originari raggiungendo 96 pagine a colori.
È un volume bello ciccio, con una carta spessa che regge molto bene i colori.

Il tratto fondamentale infatti dei disegni è che spesso è solo colore e non è sempre presente la linea nera pulita che, quando presente, fa un effetto grafico particolare che ricorda un po’ il liberty, e anche i neri non sono pieni. Tutto ciò si sposa perfettamente con il tema e il set.
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Il Mesolitico è un periodo in cui l’uomo vive ancora di caccia e raccolta e sta sperimentando le novità che poi lo porteranno agli sviluppi degli stadi successivi. In questa fase ancora la sua giornata è dominata dal vagare a raccogliere, inseguire una preda, fare attenzione ai ‘vicini’ e molto probabilmente a osservare in tutte queste attività un’attenzione tutta particolare all’apparato di credenze, riti e miti che permeava il loro mondo religioso. La ricerca e la raccolta del cibo era un’attività che riguardava tutta la tribù e per tutta la giornata, quindi non si aveva il tempo a poter sperimentare tanto altro e le persone che avevano particolari conoscenze erano considerate in qualche modo sacre. È un periodo in cui l’ultima glaciazione è appena finita, ma anche se il clima è migliorato comunque la specie umana, soprattutto nel nord Europa, è ancora totalmente in balia degli elementi, basta che non piova un’estate o ci sia una gelata troppo presto e la vita cambia in un attimo. Anche una storta diventa fatale.
Nelle  pagine si respira la pesantezza dell’aria umida dell’accampamento, il calore del fuoco e dello stare tutti assieme, il freddo pungente tanto quanto gli spazi sconfinati.
La documentazione enorme che è stata fatta sul periodo, anche se non per lo stesso sito ma mettendo assieme più elementi interessanti come accennato alla fine dell’albo, porta una realtà credibile e molto potente. La prima scena per esempio è una caccia all’uro con un propulsore {un affarino di diverso materiale che serviva a scagliare cose con potenza ad una certa distanza; il papà dell’arco}.
Scritta così “che ci vuole, è una mucca grossa e hai un’arma”, semplice, no?
NO.
Sono solo due o tre pagine ma mostrano tutta la potenza e la paura che poteva fare avere a che fare con una bestia grossissima, arrabbiata, lanciata in campo aperto mentre si è solo in quattro con tre affarini di legno o corno, e nel migliore dei casi per tornare a casa ti aspettano tre ore di cammino. Nel bosco. Senza scarpe.
Tipo così:

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Grazie all’incontro con l’Uro infatti Poika, che è il più piccolo dei tre fratelli, si ferisce gravemente e rischia di morire. Viene quindi chiamata una sciamana per poterlo curare, mischiando un po’ di mitologia con un po’ di medicina, e da qui parte il succo del fumetto: l’alternanza tra storie orali che gli adulti raccontano e il vissuto di Poika.
Le storie sono tutte molto belle e mirano tutte, così come le vicende vissute realmente dai personaggi, a raccontare e rappresentare elementi che sono comuni in tutte le società umane. Se i personaggi raccontati nelle storie possono essere così assoluti da comparire in ogni angolo del mondo, le vicende che i personaggi vivono sono altrettanto universali, come per esempio il rapporto che hanno con la natura da cui ogni persona dipende. Una scena molto bella è infatti quando il padre di Poika esce a caccia ma sbagliando un tiro con l’arco entra in paranoia per via di aver offeso il suo spirito in una sorta di atto tabù; altri non è che un nome con cui si può chiamare la compassione per l’animale ferito unita al fatto che poi si deve inseguire fino anche in luoghi lontani mettendosi nei guai, e questo viene semplicemente riassunto nell’ira del dio per aver ferito la sua creatura.

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Le Fanciulle Cigno, la cui storia si trova a ogni latitudine.

La storia più bella è quella della fanciulla – cigno, ispirata ad uno scavo realmente trovato in Danimarca, storia che credo contenga un dettaglio particolare che volutamente si raccordi alle pitture che Poika incontra nelle ultime pagine del volume.

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La posa e il corredo sono riprese dalla tomba più ricca del cimitero neolitico di Vedbaek {Danimarca}, ala di cigno compresa.

Protagonista assieme alla natura è inoltre Poika, non solo perché è molto naturale che un ragazzino si faccia carico di essere il personaggio che ‘mostra’ il suo mondo con cui tutti i lettori empatizzano facilmente di più, ma anche la sua curiosità non è solo un tratto caratteristico ma vero e proprio personaggio che guida alcune scelte.
Molte storie raccontate sono molto horror sovrannaturale e vivide, al punto che è molto credibile che ad una certa i personaggi mostruosi delle storie possano incontrare quelli della storia portante, ma è un fumetto pensato anche per esser letto soprattutto da ragazzini avventurosi o chi, come me, ha avuto la fortuna all’asilo di potersi ancorare ad un palo di palafitta e poi tentare la fuga verso il bosco dopo una giornata passata in un parchetto archeologico di attività gridando ‘lasciatemi qui a raccogliere ghiande e a fare le scodelline di rame’.

L’albo in sé è praticamente autoconclusivo, quindi leggibile senza il pericolo di restare appesi.