Faerie

Il mondo dei Faerie è il più variegato e complicato di qualsiasi altro universo mitologico.  Basta prendere una qualsiasi guida o dizionario, leggere qualche voce per essere sopraffatti dal totale caos. A differenza dei più famosi, eleganti, fini e ordinati Elfi della mitologia nordica.
C’è una differenza sostanziale tra gli Elfi e i Faerie: gli Elfi non erano venerati, i Faerie si.
{Oltre a: Elfi stanno nel mondo vichingo, i Faerie in quello più prettamente celtico}
I Faerie erano i custodi di alcuni luoghi particolari della natura, come passi, valichi, foreste, radure, soprattutto specchi d’acqua, dei luoghi più misteriosi e selvatici. Tombe, tumuli e luoghi con circoli megalitici che i celti si sono trovati sul territorio e hanno opportunamente usato.
Ci sono tantissime varianti, nomi e genti che provare a catalogarli è praticamente impossibile, e si trovano dalle Orcadi fino alla Sicilia.
L’aspetto più strano in realtà è che è proprio il mondo dei Faerie ad esser sopravvissuto per questi ultimi duemila anni: erano le genti celtiche {e chi prima di loro} a credere in loro, in cui rispecchiavano la loro vita e quindi il loro immaginario di vita/morte, stratificazione sociale, valori.  Sopravvissuti alla ondata di ‘globalizzazione’ più o meno imposta dalle legioni romane, sono proprio i miti e le leggende che riguardano questi esseri ad aver fatto sopravvivere qualche frammento della loro società anche alla cristianizzazione.
In pratica, quello che era sacro un tempo per un druido o un guerriero decade, trasformandosi in un ‘avvertimento’ per bambini, quando un bosco una volta sacro diventa un mostro che mangia i bambini.  Le grandi regine e dee dell’antichità mutate in streghe, dame del lago virtuose o matrigne delle fiabe. Da qui potrei fare altri penso 47 posts sull’argomento faerie, ma ci sto ambientando delle storie, per cui sarebbe piuttosto lungo come discorso.
Insomma, questo preambolo piuttosto lunghetto era solo per spiegare due o tre cose del perché le “fate” che sto disegnando più spesso in questo periodo non hanno le ali a farfalla, le vesti lunghe e rosa o l’armatura Cinquecentesca. Ho preferito guardare alla base, e non fermarmi al cliché.  Così ho trovato di tutto tranne Trilly. Ce ne sono anche moltissime sul nostro territorio – cosa di cui ho opportunamente approfittato – anche se la cosa che più mi ha colpito è che lo scopro dai libri, mentre all’estero certe tradizioni restano ancora nel territorio.
Sono personaggi che, con un bel po’ di impegno tra un lavoro e l’altro, sto cercando di portare avanti. Ogni tanto anche io disegno qualcosa di pucchu, a parte le decapitazioni rituali, mostri e scheletri.

La prima è una faerie dei laghi di alto lignaggio, mentre gli altri sono dei piccoli faerie di Irlanda con madre mortale.

Ok, quello con la faccia più stupida è uno dei personaggi principali, ma penso questo fosse un dettaglio superfluo. Per il resto, quando finirò di editare il testo & le tavole connesse sarà festa grande.

Lady of the lakeLittle O'Neil

{Gwynne Iseult app Nudd & i piccoli O’Neil}

Dunque, dopo la pausina, ho la sceneggiatura che mi aspetta, quindi alla prossima!

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2 pensieri su “Faerie

  1. Se è per me, puoi dilungarti quanto ti pare! 😀
    Io dell’immaginario celtico e della loro cultura conosco pochissimo, se non che come popolo (o insieme di popoli) hanno colonizzato mezza Europa (e la Turchia, pare). Per il resto, la mia ignoranza è abissale, salvo qualche riferimento letterario qua e là. Ma per me non è ancora venuto il momento di studiare i Celti. 🙂

    • Sono troppo prolissa e rischio di fare articoli da 10mila parole xD I celti erano appunto divise in tantissime tribù, ognuna con il proprio pantheon {solo in Gallia si sono trovati circa 200-250 divinità che, scremate per le differenze minime dei nomi, si riducevano ad una sessantina di deità originali che avevao anche 4 o 5 ‘cloni’}, più o meno accomunate dalla struttura della società. Già una donna celta in Irlanda aveva una posizione diversa rispetto a quella della Gallia o delle tribù qui in Italia.
      Però questi sono dettagli molto tecnici, se ti interessa più approfondirli un domani sulla loro vita sociale ti consiglio testi più accademici rispetto a quelli più ‘new age’. Sono più impegnativi ma analizzano molto le fonti archeologiche; può sembrare un consiglio molto scontato ma sto leggendo proprio in queste settimane dei testi meno ‘ufficiali’ e ho notato come, pur di legittimare alcune idee molto sperimentali, tralascino alcuni aspetti fondamentali che se si approcciano senza una base rischiano di essere piuttosto fuorvianti {e a me le cose tipo mito di atlantide piacciono un sacco}. Anche perché oggigiorno si tende a immaginarli molto bontemponi, amici della natura e ospitali per, appunto, queste mode degli ultimi anni. E’ difficilissimo, io penso quasi impossibile, riuscire ad inquadrare in maniera esatta una società talmente lontana nel tempo di cui ci resta molto poco.
      Yeeh *-* rispostina prolississima, scusa.

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