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The Desolation of Smaug

Dopo Pacific Rim e prima di Walter Mitty (che devo ancora vedere) è il film che più ho amato nel 2013. Ma con ordine:
Antefatto.
C’era una volta un narratore che visse nella prima metà del Novecento. Aveva creato, senza volerlo, uno dei più brillanti personaggi del secolo, nato casualmente come comprimario improbabile delle sue storie diventando da una settimana all’altra il vero protagonista.
Una nota casa di produzione di film lo chiamò per informarlo che avrebbero realizzato delle animazioni proprio sul suo lavoro – a quel tempo, il diritto d’autore non esisteva-. Fu invitato a vederlo in anteprima e, quando uscì piuttosto scombussolato dalla visione del totale smontaggio e riassemblaggio della sua opera, disse una cosa del tipo “beh, è davvero diverso da quello che ho scritto io!”. Queste animazioni hanno avuto solo un restyle negli anni Cinquanta /Sessanta e siamo stati tutti telespettatori sacrificali; probabilmente lo saranno anche i nostri pronipoti, senza minimamente intuire il potenziale ultramoderno dell’opera originale.

Questo preambolo era solo per infagottare la cosa che più mi ha lasciata basita in queste ultime 3/5 settimane da che hanno rilasciato i primi trailer a quando sono riuscita a vedere il film, con un 3D HFR e tre amici Tolkenian-ruolatori di educati modi. Cioè i commenti e gli spoiler bestiali su assurdi avvenimenti e rigetto del film. Sono stati giorni che ho passato saltellando qua e là evitando di infilarmi, tra social network e chiacchiere dal vivo, in una cascata di commenti negativi, maleducati, razzisti (…?), un clima che partiva dal criticonismo per sfociare nel talebanismo più feroce di quanti sono corsi in una sala cinematografica a vedere un film per ragazzi con la chiara idea di smontarlo, cattiveria gratuita da parte di chi agitava la copia di un libro per ragazzi manco fosse il malleus maleficarum, “la verità è tutta qui”… Veramente, è stata la parte che più mi ha lasciata esterrefatta, tanto che quando in sala è partito l’intervallo ci stavamo ancora chiedendo “ma se è andato tutto ok fino adesso… sarà tutto nel secondo tempo?” Sembra che lo smontare ogni film che esce al cinema sia diventato lo sport nazionale, e la cosa mi spaventa un po’. A me per esempio non piacciono molti prodotti,  ma sapendo che invece hanno un seguito, soprattutto affettuoso, non vedo proprio l’utilità di accanirsi. Non posso mica sentirmi cretina io perché apprezzo un sacco un film in cui un drago si comporta da drago e mangia la gente, anziché filosofeggiare sui massimi sistemi perché “la trama è banale”.
Ora, il più comune “Eh ma Tolkien si rivolterebbe nella tomba a vedere questo…” non tiene conto che quando Tolkien scriveva questa storia la cosa più avveniristica che poteva vedere al cinema era il Biancaneve della Disney. La moltitudine di fan dimentica sempre una cosa fondamentale, per il semplice fatto che è, appunto, fan, e non addetti al lavoro.  La cosa importante da tenere in conto quando si va a vedere un film tratto da un libro è che, è, appunto, tratto da un libro. E’ un media diverso. Il libro se ti scocci lo chiudi, lo lanci e lo riprendi quando c’hai voglia. Un film che deve essere legato per di più ad un altro, no. Soprattutto: un libro scritto ottant’anni fa da un uomo che odiava i draghi e non aveva simpatia per personaggi femminili tanto da confinarli in pochissime apparizioni, deve essere riadattato per farci un film nel 2013.
Sopratutto: Tolkien si è basato su poemi nordici ed epici. Se gli elementi che inserisci si allacciano a questo filone, non stonano. Se dai rilievo ad un personaggio che nel libro non compare perché tipo è il capitano della guardia, gli fai un’endovena di onore, lo tieni quelle 2 scene per far affezionare il pubblico e poi lo uccidi malissimo, ci sta, diventa un più.
L’esempio più lampante è proprio il personaggio di Arwen all’interno della Trilogia passata. Ora, se fosse stata esattamente fedele a come è scritto nel libro, Arwen apparirebbe di sfondo per un paio di secondi durante il soggiorno a Gran Burrone ne ‘La Compagnia dell’Anello’, e poi verso la fine de ‘Il Ritorno del Re’ per il suo matrimonio con Aragorn. Ora, pensate di dover fare 3 film da 3 ore l’uno da far uscire in 3 anni. Nessuno se ne ricorderebbe. La Arwen del film a me è piaciuta tantissimo perché è stata rivista in chiave moderna, senza orribili rivisitazioni. Avrebbero potuto farla super ninja scosciata già che c’erano. Ma invece l’hanno lasciata si, una dama elfica, hanno dato più visibilità al suo rapporto con Aragorn ma hanno saputo darle un rilievo molto più interessante. Preferisco di gran una Arwen-Liv Tayler alla moltitudine di insipide stronzette passive prive di un’identità propria che negli ultimi anni affollano scaffali e sale cinematografiche.

A questo film hanno collaborato un sacco di registi e, soprattutto, Alan Lee, che illustra Tolkien penso da quarant’anni – il mio libro de Lo Hobbit è quello fatto da lui-. Visivamente è bellissimo, e ci sono delle riprese che, se avete l’occhio lungo, riuscite a intuire dove gli studi di Alan Lee sfociano poi nella ripresa finale. Almeno, questa è l’impressione che mi ha fatto quando il gruppetto entra nella foresta.
Ora, sfatiamo il mito più grande…

Non esiste una love-story se non questa. Anche io vedendo il trailer mi sono chiesta “perché hanno preso Kate di Lost (che odio) per buttarla in mezzo ad un film a caso?” Poi mi sono ricreduta perché Tauriel mi piace un casino e crea un bel bilanciamento con la più tranquilla Galadriel. Tra spoiler e insulti, avevo pensato chissà cosa.  Ok, Tauriel non ci dovrebbe essere {o si? Figura sperduta in chissà che masnada di appunti e note originali scartabellate consultate per realizzare i film}, però non mi stona nell’insieme, visto che è una trilogia e altrimenti non ci sarebbe stato alcun personaggio femminile all’interno. Non mi stona nè ritengo che tra lei e Kili ci sia una vera love story:
Lo Hobbit parla di una piccola creaturina che vive all’interno della sua casa, al sicuro e confortevole, ottima posizione sociale e ben inserita, ma che ha un desiderio nascosto: uscire ed esplorare il mondo, nonostante la paura fottuta di quello che possa esserci fuori dalla propria Contea.
Per Bilbo l’occasione si presenta non quando incontra Gandalf, ma quando ha 13 nani come ospiti chiassosi che gli mangiano pure i tavoli, sorvolando oltre lo stereotipo che si ha di loro ed empatizzando con il loro desiderio di casa.
Per riportare questo elemento – che è la trama portante, fondamentalmente- anche in un secondo capitolo, viene inserita Tauriel:
Un’Elfa che vive all’interno della sua comunità, al sicuro e confortevole, ottima posizione sociale e ben inserita, ma che ha il desiderio nascosto di vedere cosa c’è oltre la foresta, perché è l’unica che ha capito che fuori si sta muovendo qualcosa che al suo re non interessa.
Tauriel però è isolata in questo; Legolas è ancora troppo preso nella sua impostata machaggine elfica e ancora molto ragazzetto verso papà per darle davvero retta. Quindi subentra il personaggio di Kili, con cui lei scambia quattro chiacchiere. Come con Bilbo, si innesca lo stesso meccanismo: 1) supera lo stereotipo dei nani, e si accorge che hanno tutti una propria individualità 2) Kili, nello specifico, ha i suoi stessi gusti -parlano di stelle e astronomia e viaggi, non avrebbe potuto avere una discussione simile con un altro nano- 3)Scherzano e si prendono in giro 4) il “piuttosto alto per essere un nano” l’ho letto come l’equivalente di uno spintone a Legolas per smuoverlo un po’, ma lui non l’ha capito.
Se ora invecchiamo Kili e maschizziamo Tauriel, non è altro che una versione alternativa (cinema) di Legolas e Gimli. Si, ok, sono teneri, sono carini, ma come Legolas minaccia di sua iniziativa Faramir per aver offeso Gimli, Tauriel corre da Kili come ha fatto anche Arwen per Frodo.
Si instaura un legame tenerissimo e carinissimo, strano si, più che amicizia, non davvero l’amore della sua eternità, ma dubito che metteranno su famiglia, visto che lei punta Legolas, se solo lui si desse una spicciata e lei si decidesse a dire a Thranduil di pensare ai thranduilli suoi.

Le cose che mi sono piaciute di più {Oltre a Tauriel, ovviamente}:
1) La statua d’oro di sessanta metri, che solo il Gran Visir dei tamarri poteva immaginare di farsi costruire in un delirio di onnipotenza assurdo.
2) Smaug. Quanto sei bello. Ha delle ali studiatissime e tutto rettiloso che si addormenta sull’oro, è bellissimo. {4 zampe + 2 ali: le ali sono, ovviamente, gli arti superiori del corpo di uccelli e chirotteri, quindi ovviamente hanno la forma di una mano. Smaug a sei zampe ancora mi manca)
3)Thranduil. Amo quest’elfo. davvero. Lo amo. Fa un’apparizione a film ed è sempre il Gran Visir di tutti gli Stronzi. Nel primo capitolo si ingegna per essere lì sulla rupe per farsi ammirare, poi con uno studiato passo di dressage volta l’alce “ok ci hanno ammirato abbastanza e si stanno disperando nel loro dolore, possiamo andare”. Qui quando parla con Thoril è li che si vede che gli ride anche il culo.
4)Thorin e la mappa. Chiaro esempio di come i nani siano bravissimi fabbri, ma non sanno montare nemmeno la billi dell’ikea.
5)Gli Elfi chiaramente hanno un’emergenza orchi un giorno l’anno: gli altri 364 (?) li passano a fare esercitazioni di parkour.
6)Bombur che abbatte gli orchi alla cieca dentro la botte. Disneyissimo ma simpatico.
7) il cammeo di Gimli.
8) 10 anni dopo, Orlando Bloom giustamente è maturato. Però ora, in un Legolas che dovrebbe essere più giovane, sembra più paciarotto, e paradossalmente sembrava più ragazzetto. Gli manca solo la macchinetta per i denti per essere proprio credibile.
9) Tecnicismo: da vedere in HFR 3d. Perché le panoramiche aeree sono diventate molto di moda da quando Jackson le ha usate ne la Compagnia dell’Anello, ma quando devi rendere un drago di sessanta metri che si muove, l’Hfr + 3d ti fa intendere anche la massa che può avere un bestio del genere.
10) Io amo Aidan Turner, quindi sono molto di parte e soprattutto molto contenta che ci sia lui per tanto tempo, perché c’è una scena in cui fa una faccia assolutamente sua di quando faceva Being Human che è bellissima e gareggia pari merito con quella di Bilbo quando innesca il meccanismo per la caduta delle botti.

Quello che mi è piaciuto meno:
1) Mi avevano fatto intendere che ci sarebbe stato un mega orso mannaro di sei metri incazzato come pochi che si dilettava nella marmellata di orco. Si vede poco, pochissimo. Il che è un gran peccato perché caricano questa scena superstudiata, la casa, le apine della cheerios, il trucco… e poi via verso il tramonto.
2) Di contro – posto che purtroppo non me lo ricordo bene, il libro- il ruolo di Bard non mi è piaciuto tanto. L’attore mi piace un sacco {lo Zeus di Immortal} ma qua sembrava il cosplay di Inigo Montoya. Il miglior arciere del pianeta, fa il barcarolo con figli a carico progressive. Di contro la sua parte è veramente lunghissima, anche perché eravamo lì “ok, ma Smaug? Quando arriva? Arriva? lo vediamo vero?”
3) Gandalf non ha fatto l’appello, come ha fatto per tutto il primo film più volte, che lo fa sembrare il professore in gita con gli alunni. Mi è mancato moltissimo.

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3 thoughts on “The Desolation of Smaug

  1. Mah. A me il primo film non era piaciuto tanto, il secondo sì. Non è questione di “partito preso”, quanto tutta una serie di scelte deludenti per chi ha ragionevolmente aspettative altissime, non tanto perché ha letto i libri (quel trauma dovrebbe essere già risolto) quanto perché ha visto la trilogia del Signore degli Anelli del medesimo PJ. Questo film mi è piaciuto molto, salvo forse alcune lungaggini e le varie trame troncate di netto come non era mai successo negli altri film. Un’altra cosa che non sono sicuro di apprezzare è l’HFR. Mi ha dato fastidio per i primi 10 minuti, poi mi sono abituato. A Brea avevo proprio una sensazione di uncanny valley.
    E mi ritrovo ad aspettare un altro anno… questa volta con le aspettative di nuovo alte, però!

      1. Guarda, io la “disillusione” da lettore la comprendo benissimo, ed è giusto che ci sia e soprattutto venga esternata e diventi anche argomento di conversazione, che è divertente e costruttivo: io vivo con il terrore che ogni tanto qualcuno annunci “faremo il film su…*cosa sperduta nei meandri dell’editoria che sta benissimo dove si trova* perché sono davvero pochi i casi in cui mi è piaciuto anche l’adattamento cinematografico. Il problema sorge -per esempio personale, eh- quando ho un’amica che scrive che il film le è piaciuto tantissimo, o una pagina pubblica un’immagine, foto o fan art, e sotto 50 commenti di una cattiveria che proprio mi spiazza: non è solo per lo Hobbit in sé, perché sarà ormai il decimo, dodicesimo film che vedo che sta diventando una costante.
        La parte di Gandalf anche a me è piaciuta molto -ma io sono di parte perché mi piacciono molto gli Orchi e speravo che Azhog ritornasse-, anche perché c’è un po’ di Radagast. La cosa che piu’ ho visto di differenza tra la prima trilogia e questa è che lo Hobbit è molto piu’ caciarone, “disneyano”, direi: il signore degli anelli è epico, nobile, tutti impostatissimi con destini leggendari per tutti, il clou della gag era Sam con la padella o Legolas che punzecchia Gimli (“tanto conta come uno l’olifante!”). Qui invece ho notato essere molto piu’ portati a mettere cosette divertenti (i goblin che si legano nel primo lo hobbit mentre loro corrono via). Non so se sia una scelta motivata dal fatto che in fondo sarebbe un libro piu’ per ragazzi rispetto al Signore degli Anelli…però poi viene tutto ridimensionato dall’occhiata seriosa di Thorin. Poi per l’hfr a me fa sempre uno stranissimo effetto perché è tutto piu’ fluido, ma quando ci si abitua dovrebbe filare. Ho un amico completamente daltonico che lo ha visto con noi e all’intervallo era estasiato perché percepiva benissimo i movimenti tridimensionali delle apine. È una cosa davvero molto particolare, che proprio cambia da persona a persona.

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