Still Life · Videolibroteca

“notte fantastica”

Giovedì scorso c’è stato un incontro molto interessante, a Milano.  Non sapevo fino all’ultimo se fossi riuscita a parteciparvi  ma alla fine ce l’ho fatta, tipo entrando a mach1 nel circolo convintissima di essere in ritardo {che se c’è una cosa che odio tantissimo}.
L’Appuntamento si chiamava ‘notte fantastica’ e ospitava tre autori sul palco – più tutti gli altri che ascoltavano- che parlavano, a parte del loro lavori più freschi, anche di horror e di appunto, fantastico, immaginario e quanto effettivamente può circondarci ancora senza che lo sappiamo. 

L’unico che ancora non conoscevo era Samuel Giorgi che tra i tre è quello che ha cominciato a scrivere più “tardi” ma che spero prima o poi faccia anche il doppiatore o libri per bambini visto come ci ha raccontato il suo “mangiateste” con i Mangiapancia e Mangiaorecchie perché erano {terrificantemente} geniali e mi sono piaciute un casino e se avessi dei figli, davvero, vorrei l’audiolibro del MangiaOrecchie.
Dunque, dato che è passata una settimana, appunto, e ci ho pensato su un po’ – oltre che purtroppo i tempi sono questi- non sto a raccontarvi quanto possiate già trovare in giro sugli autori /sinossi delle loro opere, perché  vi consiglio di andare alle presentazioni perché sono davvero persone squisite ed è sempre divertentissimo. Un libro cambia molto nelle nostre percezioni tra quando si legge solo la quarta di copertina a quando hai a che fare con la ‘materia prima’, cioè l’autore/rice che puoi subissare di domande. Soprattutto per Angelize, che ho letto con molto piacere perché, a parte finalmente un libro dove c’è una Milano ‘vera’, è un libro che tratta gli Angeli come ‘dovrebbero’ essere: gli Angeli non sono custodi né possono innamorarsi, gli angeli sono i guerrieri di Dio che piombano dal cielo ai suoi ordini, e se a Dio gira di asfaltare Sodoma e Gomorra o uccidere i primogeniti di Egitto, loro gli chiedono soltanto quanto tempo hanno per far tutto, e per il resto non gliene frega una mazza. E’ un concetto che amo moltissimo e che sto usando da che lo avevo apprezzato in Angel Sanctuary, in Supernaturalnel film di Costantine e per niente in libreria al punto che certa roba davvero, è vergognosa. Il clou è stato quando, leggendo Angelize, ho pensato “se questa è una citazione di Warriors...” e poi lo era, ok, hai vinto. Il livello e la serietà sono quelli, e cazzo se son felice che il libro sia italiano e sia ambientato a Milano!

God Breaker invece è più Highlanderesco, cosa che già mi bastava per farmelo piacere. Non l’ho ancora finito, ma dove sono arrivata ho scoperto con piacere un sacco di cose: innanzitutto, che i Ghostbusters non passeranno mai di moda, e che il mio compleanno è il giorno sacro al dio Fungo, il più potente in territorio italico. 

In realtà, a parte i sacrosanti piace/non piace che abbiamo su un libro, un autore, un film, come scrivere o meno, quello che ci tenevo a scrivere oggi è che è stata una di quelle volte in cui mi sono trovata davvero a mio agio {infatti ero molto stranita per questo} perché ho scoperto tra una domanda e l’altra, risate e racconti che un sacco di ‘problemi creativi’  che pensavo di avere solo io invece non sono solo largamente diffusi, ma piuttosto comuni  per chi guarda, legge, ascolta e vede cose molto simili tra di loro.
Tipo: facciamo gli schemini? parliamo coi personaggi? Quanto facciamo documentazione? Partiamo da un film che ci ha colpiti? Quanto fisicamente minacciamo i personaggi che rompono le scatole?
La similitudine di gusti e immaginario può portare a ovviamente decine di universi diversi, ma si basa sempre sulle stesse domande/ problemi. Guardiamo gli stessi film, piuttosto che abbiamo letto la stessa leggenda, o c’è un meccanismo che ho trovato interessante anche io… e poi ognuno fa a modo suo, ma è fondamentale pensare che possiamo farlo qui e ora. Quando ho creato moltissimi dei personaggi che uso man mano che scrivo e/o disegno, mi sono trovata davanti a molti problemi legati al fatto che mi piacciono un certo tipo di racconti, ma nessuno di loro è ambientato in un luogo che non sia anglosassone; perché l’autore è americano o inglese. Quindi loro raccontano quello che vedono. Ma se lo faccio io (a parte che una volta, una delle primissime che mi son messa, mi è stato detto “ma mica sei americana”), mi viene richiesto che somigli a cose che non ci appartengono, che abbia struttura e sviluppi secondo un altro paese: è quello che mi è successo quando mi hanno detto che si, la storia che avevo portato era interessante, ma “non credevo che una ragazza potesse scrivere cose come questo che fa paura. Noi facciamo horror, tipo Twilight perché vende.“/ “Una storia ambientata nel medioevo lombardo con dei vampiri non interessa, è troppo complicato, cioè, oltre la storia senza giallo?”. Ok, se vado a usare un elemento gallese come possono essere i Tylwith Teg, ovviamente non li scontorno più di tanto: ma se voglio che la mia Creature n° X si muova a Milano per le mie ragioni, non solo posso farlo, ma devo anche strapparlo dalle dita del paranormal romance: è il contenuto, la natura della storia, che fa la differenza, non il cast
In God Breaker ho trovato molto bella la corte di Bran il Benedetto, la Caccia Selvaggia, il dio Fungo, l’Architetto, il come molti elementi mitologici apparentemente lontani {chiara la fonte, ottima l’originalità} possono compenetrarsi con naturalezza per creare una foggia di personaggi che è bella proprio perché non è prestrutturata per piacere a quello che si ritiene il pubblico-tipo dei Paranormal Romance, ma solo un’accozzaglia di gente a caso che vivacchia la sua immortalità, e sono personaggi pensati per poterlo fare a seconda delle loro esperienze pregresse, non in funzione della protagonista-che qui non c’è-. Perché fin’ora pensavo che in Italia ci fosse gran confusione tra questo e Urban Fantasy. Qualcuno poi in sala ha dato materia a questo pensiero, a riprova che i testi della serata erano più Urban Fantasy e non altro è che forse la più giovane in sala avrà avuto 23 anni. Non 15. Urban Fantasy è una cosa, Paranormal Romance è un’altra {poi si, c’è lo ‘scatto di anzianità’ nell’erotico}. Ora che finalmente anche in Italia è arrivato questo ‘gusto’ con solo 35 anni di ritardo, è tutto un poter finalmente scrivere e leggere di cose nostre. Milano e tutto il resto di Italia è pieno così di roba assurda che potrebbe in poco tempo equipararsi all’horror straniero. Invece dobbiamo ancora aspettare di leggere un romanzo ambientato a N.Y. con personaggi altoborghesi per avere un’idea di horror? Uno dei miei personaggi è un vampiro e vive per la maggior parte del tempo a Milano, cosa rende il mio vampiro meno ‘credibile’ di uno di Saint Louis? New York non ha una cappella come quella dei Francescani a Roma, non ha il Colosseo, non ha il Duomo di Milano: è solo modernità. Giustamente come si era detto, se io muovo un personaggio che è una bestia, voglio che sia una bestia. Un Vampiro mangia la gente, perché non deve farlo? Però ok, l’horror non vende in Italia. Come qualsiasi cosa in cui l’Italia va fortissimo, in Italia non vende: musei, arte, collezioni, artisti, architetti, brevetti, manodopera, insegnamenti. 

Forse questa è stato l’unico mio pensieraccio della serata: altra roba nostra che ci rischiamo di lasciar passare via e non riusciamo a tenerci stretto.

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2 thoughts on ““notte fantastica”

  1. Alan Moore scriveva nel 1985 che l’idea stessa di “lettore medio” è una cretinata, perché costringe a ragionare in negativo (non allontanare potenziali lettori dal target) anziché in positivo, smorza l’entusiasmo e uccide le idee più coraggiose. L’effetto complessivo è di un generale appiattimento – sigh!
    Ma resta sempre la guerriglia! 🙂

    1. Non so, forse sono scema io, (ok togli il forse) ma quando ero piccola tutti i libri “per bambini” non riuscivo a leggerli perché mi sembravano veramente… troppo per bambini. Purtroppo quando disegno&scrivo non penso ad un “lettore medio”, ma solo a “quanti anni potrà avere minimo la persona che leggerà ‘sta roba?” perché possa capirla da un punto di vista di sviluppo della trama o dettagli. Non mi piace il termine “lettore medio”: secondo questa definizione io dovrei leggere solo 50 sfumature, Benedetta Parodi e Fabio Volo per una questione di età / sesso che è sbagliata e stereotipata, soprattutto in Italia. Quindi hai ragionissima: si appiattisce tutto. Pensando invece a tagliare la forma in base ad un’età minima spero invece di non sottovalutare l’intelligenza di nessuno, perché cercando fonti che sono di base realistiche veicolo elementi che ognuno può benissimo già conoscere. Un esempio pratico per “riassumere” posso fartelo con un episodio della serie “Da Vinci’s Demons” che lì per lì sembrava ridicolo {Vlad Tepes che incontra emissari fiorentini, cioè Leonardo } ma nella realtà successo per davvero, solo molto molto intamarrito per ragioni di sceneggiatura della Starz.
      Bello Alan Moore ç_ç.

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