N. Cose sulla mia scrittura

 

Quando incontro autori/rici di ogni tipo, dal fumetto al regista, sono sempre curiosissima di sapere come scrivono, cosa fanno, cosa leggono… perché gira qua gira là, cianciando con colleghi e professionisti c’è sempre uno scambio interessantissimo di idee e consigli, e imparo un sacco di cose.
Ho letto con piacerissimo quello sul blog di Alessandro Girola – il primo – e poi quello su Pennablu. Uno ha un elenchino di 20 punti, l’altro di 50: questo perché la scrittura è una cosa talmente personale che cambia da autore ad autore. Il mio invece è più cicciotto, perché sono incapace a riassumere.

Let’s go!

  1. Non so scegliere un titolo, quindi la storia passa la maggior parte della sua vita chiamandosi come una canzone degli Iron Maiden. A volte ci resta.
  2. Nonostante io sia una capra nella maggior parte delle scienze esatte, mi piacciono e cerco di sfruttarle il più possibile per creare luoghi verosimili. Per esempio, se mi serve un mondo, anche se fantasy, non creo una semplice mappina pergamenata bidimensionale, ma lo strutturo come un pianeta con dei satelliti e delle stelle attorno cui ruota, che ovviamente lo influenzano.
  3. Lo stesso si applica alla creazione di popolazioni, società, pantheon, vestiti, etc.
  4. Mi piace il fantasy e la sci-fi, per l’enorme libertà che possono dare nel costruire società e paesaggi. Se sto scrivendo qualcosa che non sta sul nostro pianeta, lo invento, per il semplice fatto che credo sia impossibile che altrove abbiano gli stessi animali che abbiamo noi. Lo stesso vale per il conto del tempo e degli spazi (i metri non possono essere usati in un romanzo fantasy classico, sapevatelo!)
  5. Capita che l’idea più importante mi arrivi parlando con altre persone. Perché hanno visto un film, o fanno un lavoro particolare. Una delle cose più bomba che ho scoperto sull’astronomia deriva da una discussione post Capitan Harlock.
  6. Faccio due distinzioni: il genere e l’ambientazione. Nel genere determino l’intento con cui mi sono prefissata di raccontare la storia {avventura? Romantico? Horror?}; l’ambientazione è il dove/quando {fantasy? Sci-fi? Contemporaneo? Storico?}. in pratica, lavoro su cross over. Soprattutto quando devo trovare una spiegazione che sia scientifica ma mitologica allo stesso tempo @.@
  7. Scrivo e paciugo anche in treno, a seconda della tratta che devo seguire.
  8. Se mentre sistemo una trama scopro che uno dei particolari fondamentali è già stato usato da qualche altra parte, recupero tutto il materiale che posso. Film, fumetti, romanzi… cerco di capire come la stessa idea sia stata sfruttata e se mi accorgo che per caso la mia idea è simile a qualcosa che già esiste ed è fatto meglio, lavoro per cambiarla o svilupparla diversamente.
  9. Tuttavia, se una cosa mi piace molto ma è di dominio pubblico, la metto lo stesso: le scuole per i maghi, i vampiri diurni, i mannari nutrie, apocalissi zombie…
  10. Per dialoghi, nomi e simili penso sempre a come possa suonare in inglese, per evitare brutte sorprese caso mai io trovi un traduttore.
  11. Cerco di non fare nulla di stereotipato. Soprattutto stereotipazioni di genere, relegando certe cose solo ai maschi o solo alle femmine. Per esempio una cosa che mi infastidisce molto è quando leggo che lei è tutta carina e dolce, lui bello ma tenebroso. Questo vuol dire svuotare la figura femminile di qualsiasi istinto sessuale, perché la seduzione verrà portata solo dal personaggio maschile. È una stereotipazione che trovo davvero pericolosa, soprattutto continuando a trovarla nel paranormal romance, insegnando alle lettrici più giovani che devono essere dolci e remissive, tanto arriverà un bellone prima o poi che dovranno sposare. Preferisco avere protagoniste che ok, a hanno la loro vita privata, ma anche un lavoro e fanno altre cose ma soprattutto sono indipendenti abbastanza da cavarsela anche senza di lui.
  12. Faccio schemini per ogni personaggio all’interno della parabola della storia. Schemino pure la storia. Insomma, ho pigne di carta con su appunti incomprensibili chiari solo a me. Ma sono così tanti che riordinando magari finiscono chissà dove. La cosa più strana per me è perderli, continuare a strutturare la storia, ritrovarli e scoprire che la me del passato era più lungimirante della me del presente o che la stessa idea che avevo dimenticato l’ho realizzata lo stesso!
  13. In pratica creo dei Punti Fermi, come quelli di Dottor Who, attorno a cui i personaggi poi fanno il cavolo che pare a loro.
  14. Anche se penso ad una storia che dovrò scrivere e non disegnare, comunque finché non faccio dei disegnetti non potrò sapere se funziona davvero.
  15. Quando sono indecisa su che strada intraprendere, scelgo la via più tamarra e d’azione. Non sono buona a fare pagine di trattati psicofilosofici dell’Io di un personaggio, sono più brava a far planare un dragosauro che mangia la gente. Quindi nel dubbio, rissa come se non ci fosse un domani. Non scriverei mai un’Intervista col Vampiro; io scriverei Blade.
  16. Il 90% del tempo lo passo a cercare cose, fonti, parlare con gente di ogni tipo. Testo un po’ la trama interrogandoli. Poi passo il restante tempo a scrivere – fortunatamente sono velocissima, mi manca solo il tempo fisico e la voglia -.-‘. Poi decuplico questo tempo perché devo editare tutto.
  17. Le fonti che uso le faccio sentire, per chi ha l’occhio lungo, ma cerco di copiarle il meno possibile, così da rendere interessante anche a chi non è un espertone del settore. Un esempio per me sono Martin, Kerr e Tolkien, che hanno fatto della “ricerca ma te lo riadatto” esempi che mi piacciono moltissimo. Quando uso qualche divinità, per esempio, ne sfrutto l’origine per caratterizzarla, ma non scriverei mai qualcosa che ricalca al 99% la leggenda come mi capita sempre più spesso di vedere. Io la chiamo Appropriazione Indebita. Il personaggio, anche se astratto come solo un dio potrebbe esserlo, ritengo debba essere credibile e riconoscibile anche se non mi riscrivi tutta la sua storia spacciandola per tua. Percy Jackson mi è piaciuto molto, infatti.
  18. Non riesco a scrivere se qualcuno mi gira attorno, quando sono a casa. Se sono in giro invece è più facile perché facendo spesso una faccia brutta la gente mi sta lontana.
  19. Sono incostante: posso scrivere per 14 ore al giorno una volta, 1 o 2 quello dopo. Sono di quel tipo che anche se ho un mese di tempo non posso sfruttarlo, se non ho l’urgenza dell’ultimo momento. Poi mi incazzo un sacco perché sono sicura che se avessi cominciato prima sarebbe stato meglio… ma in realtà senza questo tempo, non avrei molte delle idee che mi piacciono di più.
  20. Da fonte certa, mi si dice che ho il talento innato di ridicolizzare tutti i miei personaggi, dall’antico Dio del Caos al nuovo Conan il barbaro che creo. Effettivamente è vero: non mi piace leggere di personaggi tutti d’un pezzo sempre stoici e fighissimi coi capelli in piega con la frase giusta al momento giusto che nessuno può mettere in dubbio, stereotipati al massimo tanto che nessuno può dire che non sono bei personaggi {è marysue, fateci caso. Chi crea questo tipo di personaggio ultraperfetto poi vi ucciderà se direte qualcosa di negativo). Preferisco scrivere una scena che mette in difficoltà il mio esserino millenario in maniera stupida che farlo risaltare sempre e comunque come invincibile. Questo in realtà perché io sono stupida, sono una mente semplice, ne risentono anche i miei cicci.
  21. Ho pochissimi belloni. E se sono gnocchi e gnocche, generalmente vengono giudicati da tutti gli altri personaggi come oche senza cervello (ovviamente, il canone estetico cambia a seconda dell’epoca, sapevatelo!). Il resto dei personaggi ha un’età variabile dai 3 ai 90 anni {i mortali}, e ogni sorta di aspetto fisico e condizione.
  22. La fisicità per me è molto importante, perché pregiudica i rapporti tra personaggi. Spesso mi trovo alcuni alti 160 cm che dialogano con quelli di 220 cm.
  23. Non importa quanto bene voglio al mio personaggino. se deve morire, morirà, possibilmente male. Non ci soffro perché con loro ho un rapporto molto tipo regista con gli attori, è come se recitassero per il tempo in cui scrivo il libro. Come autrice posso passare con loro tutta la vita, è il lettore che soffrirà un casino quando invece il personaggio morirà.
  24. Alcuni personaggi aspettano il momento meno opportuno per farmi risolvere nodi di trama e farmi dialoghi che non potrò mai rimettere per iscritto. E scoprire che non sono l’unica che è costretta a sopportare queste primedonne perché sono tantissimi gli autori che dialogano coi loro creaturi è molto bellino, mi fa sentire meno pazza.
  25. Il cinema, soprattutto quello che ho visto nella mia infanzia, ho scoperto che mi condiziona moltissimo. Per esempio, mi sono accorta a stesura ormai finita che un mio protagonista vampiro è fisicamente identico a Kruger di Highlander, e che i mostri che creo sono spesso chitinosi e predatori come Alien. A volte cito inconsciamente film tipo Indiana Jones, Ghostbusters, Star Wars… il cinema e i fumetti li faccio pesare molto all’interno dei dialoghi, per far capire anche a chi legge che il mondo può essere lo stesso.
  26. Sono gargantuesca: 500mila battute per me sono pochissime. Tipo che ci racconterei metà della storia che mi ero prefissata. È che invento un sacco di cose che vorrei descrivere adeguatamente, per cui soffro di Sindrome della Contea Tolkeniana, meglio conosciuta come “Jules-Vernismo”: mi sono fatto un culo così a calcolare la pressione sullo scafo del nautilus? TE’, ora te lo leggi.
  27. Per questo di ogni personaggio so tutto. Dovendo gestire molte razze e società, cerco di rendere ognuno un minimo interessante, perché non sia solo un deus ex machina messo lì a cazzo per risolvere la situazione. Da questo poi si evince come alcuni personaggi siano talmente stronzetti da scalzare altri e magari ottenere qualche raccontino loro.
  28. Scrivo un sacco di parolacce nei dialoghi, visto che pochi personaggi sono nobilotti.
  29. Ho personaggi bambini piuttosto spietati. E genitori piuttosto incapaci. Nessun orfano, anzi, tutti i bambini che uso come protagonisti sono felicissimi della loro famiglia!
  30. Mi piace tenere le cose collegate, per cui in un racconto compare qualcuno che è il protagonista da un’altra parte. Questo avviene soprattutto quando gestisco divinità, vampiri e simili, che alla fine si conoscono un po’ tutti e hanno un sacco di tempo a disposizione.
  31. Sono ancora molto restia a pubblicare qualcosa, soprattutto per quanto riguarda il self publish perché sono puntigliosa. Essendo che dovrò occuparmi in prima persona di un sacco di cose, non voglio per nessunissimo motivo fare un brutto lavoro dato che sarà una cosa per cui richiederò un pagamento.
  32. Quando creo i personaggi è un po’ come fare il casting, quindi escono un po’ come pare a loro. Mi prefiggo però di non caricarli troppo {20enne bellissimo ma con la professionalità di un 45enne con una mansione da 35enne…}, ma di equilibrarli. Alcuni hanno ovviamente più sfighe di altri.
  33. Cerco di rispettare la territorialità. Se scrivo qualcosa a N.Y. C., difficilmente inserirò otto personaggi originari dell’Italia se non è necessario. Se voglio personaggi italiani, ho una penisola intera in cui lasciarli divertire.
  34. Non ho uno stile, credo. L’unica cosa che mi prefiggo è non scrivere in maniera noiosa. Per il disegno, invece, è qualcosa di pseudorealisticheggiante con tavola di genere occidentale. Mi è stato detto addirittura che io disegno manga e la cosa mi ha lasciato molto perplessa.
  35. Scelgo il protagonista non in base al sesso, ma in quanto sia più adatto e interessante da seguire. È un caso il fatto che io abbia un buon 70% di protagonisti maschi.
  36. Se devo scrivere qualcosa sulla lunga distanza – tipo un “saga”, diciamo- non procedo in linea retta, ma creo tantissime cartelle e sotto cartelle che riempio di blocchi note. Quando ho un’idea che riguarda una cosa molto più avanti la butto giù a caso su questi file evidenziando i punti più importanti, e poi la parcheggio nella cartellina di destinazione. Così, se quella scena mi piace ma devo spostarla prima o dopo, posso farlo.
  37. Caffè. Se sono sotto consegna, ho dei dolcini come premio produzione. Non mangio quando scrivo, altrimenti prenderei 4 chili a settimana °-° perché non faccio caso alla quantità di cibo che ingurgito.
  38. Chiuso il lavoro, subentra uno stato di rigetto completo. Mi fa tutto schifo.
  39. Scrivo sul pc di casa. Quando sono in giro, il mio cellulare è ciccione abbastanza da poterci scrivere sopra con la tastierina a parte. Ovviamente ha i suoi tempi di salvataggio.
  40. Ho playlist per ogni cosa che devo scrivere. A volte ogni scena o personaggio ha una precisa canzone. La musica per me è fondamentale al punto che in moltissimi scritti faccio iniziare il capitolo con una citazione presa da un brano musicale (che risente ovviamente della mia ignoranza, per cui rispecchia i miei gusti e la mia impressione).  Una cosa che mi piacerebbe fare tantissimissimo –perché sono molto sobria- è fare le animazioni di alcune scene propri su quelle canzoni *^*
  41. Se scrivo di un personaggio – ma non lo disegnerò- cerco di non affidarmi ad una faccia veramente esistente, perché ognuno si immagina i personaggi in maniera del tutto personale. Già al cinema ognuno ha i propri problemi quando si trova i propri beniamini sullo schermo.
  42. Al contrario, alcuni personaggi da fumetto che creo hanno un’origine chiaramente realistica. Anzi, a volte quando trovo un attore con foto assurde che mi accorgo esserci una somiglianza ne scarico a iosa e lo uso come riferimento. La più recente è Katheryn Winnick.

 

… e basta, credo ;_; gods.

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2 pensieri su “N. Cose sulla mia scrittura

    • Meheh *w* grazie della lettura! Sono sempre contentissima di trovare punti in comune, perchè scrivendo e disegnando spesso in solitaria è un po’ come essere sicuri che la “bussola” sia orientata naturalmente verso qualcosa di buono.

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