Charlie Hebdo

Oggi avrei voluto postare qualcos’altro ma non è andata così.
Ho saputo la notizia da un telegiornale di mezzogiorno, e ovviamente persone più autorevoli ed esperte di me hanno già scritto un sacco di cose intelligenti, altri un cumulo di boiate che veramente mi fanno avere dei dejavù del 1914.

La cosa che davvero mi ha colpito più di tutti è stata la creazione ad hoc dello stereotipo da parte degli attentatori su di sé: vestiti di nero, in pieno giorno, per metri e metri, urlare la frase di rito, etc. ormai sono diventate delle macchie come i soldati nazisti nei film: non hanno identità, non hanno faccia, non hanno personalità perché qualcuno pensa per loro, e gli dice che quell’edificio è pieno zeppo di persone che hanno offeso pesantemente la loro religione.

Per me la cosa più vicina ad un rapporto tra fedi diverse è rappresentata da questa diapositiva allegorica:

 “So have you returned to your faith, renounced ours?”
“I wish it was so simple. In the gentle fall of rain from Heaven I hear my God. But in the thunder I still hear Thor. That is my agony.”
I hope that some day our Gods can become friends.

Che è una scena estrapolata da uno stupidissimo telefilm, è finzione, ci sono vichinghi che prendono a scudate in faccia la gente e ci divertiamo un mondo a vederglielo fare. Ma è una delle scene più belle che io abbia mai visto sullo schermo, e ancora una volta mi prova che la la magica scatoletta delle storie non solo è spanne avanti al momento, ma anche che sa che chi lo sta guardando lo può capire.
Quello che ho capito io da tutta questa storia è che la religione non c’entra: ho studiato storia, e studiare storia vuol dire che in qualsiasi punto della linea temporale umana si comincia, c’è qualcuno che si sta ammazzando di sprangate, è vero, ma la religione diventa la scusa ufficiale solo dal III secolo d.C., in Europa, ad opera dei cristiani. Perché?
Perché chi viveva in quel periodo aveva persone sopra di sé che interpretavano la legge religiosa e comandavano agli altri cosa fare, e questi altri erano generalmente persone che non avevano l’accesso direttamente alla cultura.
Il primo nemico mortale del potere che si basa su una scusa religiosa è la cultura: il libero pensiero, le biblioteche, il teatro, le arti. Abbiamo cominciato bruciando le biblioteche con testi ‘eretici’ che altri non erano che trattati scientifici e abbiamo continuato fino a oggi con delle vignette.
Non so perché l’intolleranza religiosa sia un fenomeno così radicato solo nelle religioni monoteiste e non in quelle politeiste: forse perché chi è abituato ad adorare tanti elementi non ha problemi ad accettare una divinità diversa che rappresenta comunque dei caratteri che già rientrano nel quotidiano. Basti pensare all’incontro tra la cosmogonia latina e quella gallica, in cui si ‘spiegano’ le divinità celtiche con paragoni classici. Al contrario, se hai “spazio” solo per uno probabilmente risulta difficile accettare altro. Si ha bene/male così netti, nelle altre cosmogonie è tutto sfumato, a seconda dell’occasione in cui nemmeno i Titani sono poi così male.

La differenza sostanziale però qual è?
Che oggi non sono stati tre analfabeti a cui il loro capo ha detto cosa fare e hanno obbedito. Sono stati tre individui che hanno vissuto qui, hanno conosciuto il clima che vide in Europa, assaporato i diritti del cittadino e hanno capito quanto sarebbe stato facile far dilagare della paura qui.
Quindi vestiti di nero, stereotipati al massimo, vanno a colpire la libertà di stampa non perché offende una loro figura sacra, ma perché sanno che in questa società è proprio quella una cosa sacra. Entrare in una chiesa e mitragliare i fedeli puoi farlo con un certo effetto nell’Africa subsahariana, ma qui gli stati sono laici. E’ pura e semplice vigliaccheria, il gioco di un bullo su larga scala. La religione è una scusa vigliacca per giustificarsi, proprio come fanno i bulli. La religione diventa una scusa per tre stronzi che vogliono sparare con un fucile e gli servono dei bersagli.

Untitled-1

Sì, col disegno digitale sono negatissima, accontentatevi.

 

La comunicazione e l’immagine diventano bersagli perfetti. E’ sempre stato così: prima si bruciavano i rotoli di papiro, poi i libri stampati e quando la comunicazione è andata oltre la carta si interveniva sulle frequenze radio, i canali tv fino a cercare di oscurare internet. Sono tutte cose che non hanno nulla a che fare con la religione, ma con il tentativo di dominare.
La religione è solo una scusa adottata da uomini che la interpretano in maniera vigliacca, che cercano di fomentare guerre creando l’immagine che un vecchietto di ottant’anni che fa disegni o una bambina di 12 che sa leggere e scrivere sono il nemico giurato. Questa non è religione: è solo la domanda di chi ha paura di perdere il proprio potere che incontra l’offerta di chi vuole solo compiere atti di violenza insensata.
Non si tratta quindi solo di continuare a disegnare  e scrivere e illustrare la quotidianità di tutti i giorni, ma di continuare a puntare il dito e poter dire a tutti che il Re è Nudo suscitando le risate del pubblico, non la paura di aver detto la verità per paura che il Re decida come più gli aggrada un’esecuzione di massa.

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