Stay Angry, Stay Puft!

Se nelle giornate di ieri e oggi non vi siete giustamente calcolati di pezza il sito dell’expo di Milano, ci abbiamo pensato noi ‘artisti/creativi’.

Sì, noi, quella massa sparpagliata di stronzi che pretendono di essere pagati per tre disegnetti, lo slogan, il logo per la tua ditta, le caricature del tuo vernissage, le foto del tuo matrimonio / battesimo della creatura urlante, gli inviti, il design delle tovagliette della tua trattoria, il layout del tuo canale di youtube etc etc. Una frazione di esosi bastardi che quando sei illuminato sulla via di Damasco dall’idea del millennio ti parlano di preventivi, tasse e soldi e non capiscono la tua fottuta genialità.
E tu, meravigliat* pensi a quel nipotecugin* che in fondo anche l*i qualcosa del genere fa. Pasticcia su della carta, vedi che hai ragione a pensare che questi bastardi si arricchiscono alle tue spalle, e tu pure gentile a offrirgli qualcosa per nutrire il loro hobby. Perché i creativi sono creature strane, no: sembrano esseri umani, in apparenza. In realtà vivono filtrando l’acqua dall’aria come alcune piante e, come tali, non hanno bollette intestate da pagare.
Detto questo, immaginate come se l’italiano medio che quando sente parlare di cifre e preventivi strabuzza meravigliato gli occhi, quello che non capisce perché non accettate la pubblicità agli amici che ti fa anziché sganciare il bonifico senza doverlo aspettare sotto casa fosse enorme.

Gigantesco.

Gargantuesco.

Come se Gozer il Gozeriano fosse un italiano medio: un gigantesco Italiano medio di pasta Puft alto come i palazzi di Manhattan, e quell’italiano medio si chiama:

*esplosione di bulbi oculari tra 5, 4, 3...*

*esplosione di bulbi oculari tra 5, 4, 3…*

Io con photoshop avrei anche fatto qualcosa di un pelo migliore. Tipo ecco, non avrei ritagliato le immagini di una modella famosa lì in basso a destra da un inserto sfilate, e nemmeno messo le palme. Ma solo perché a Milano abbiamo più platani e ippocastani, eh. Avrei messo quelli.
Dove ieri abbiamo passato tutti qualcosa come 7 minuti buoni di black out mentale a cercare di capire se fosse uno scherzo o meno. È così brutta, così mal fatta che c’è stato dell’impegno per assemblarla.
Io faccio parte di quella risicata fascia di creativi che non è che mi indigno con cordialità, no: io mi incazzo potentemente. Questo è il genere di cose che fa salire i miei probabili sedimenti di dna Cimbro in superficie. Faccio da 0 a Berserk km/h in 7 secondi.
edit: L’immagine c’è ancora (a ‘saltello’ scompare) ma io l’ho recuperata, anche se piccina. Sia mai che cotanta merdaviglia andasse perduta nell’etere e dimenticata. No no, la terrò come monito anche dopo che verrà SPERO rimossa.

Ricapitoliamo.

Il signor Expo Milano 2015 (da qui in poi, per comodità, lo chiamerò mr. Puft) ha organizzato una mega festa gigantesca. Ce lo raccontano da mesi: spot bellissimi, servizi al tg un po’ meno, realtà ancora di più {io che sono della periferia di Milano, ancora ancora di più}.

Eppure mr Puft sembra così affidabile e solido, ha una faccia simpatica.
A parte quando ammicca, lì è davvero inquietante. E per inquietante intendo che se c’era bisogno di una mega indagine e di attivare delle commissioni antimafia per accorgersi che della gente dai tempi di truffe imponenti del ’90 è entrata con una tranquillità tale, forse non stiamo messi bene. Cioè, secondo me è sbagliato a monte, dovrebbe esserci un controllo che parte appena i nomi vengono scelti, così che le commissioni possano planare a prendere a calci rotanti i furbetti.

Comunque, Mr Puft ha invitato un sacco di amici, “ehi, ci sarà un sacco di gente al mio evento! Vieni dai! Costa solo 40 euro il biglietto!”

 “Vieni a fare il volontario, ti pago in visibilità! Dovrai assistere turisti paganti da ogni parte del mondo, mica senzatetto alla Caritas, ringraziami, fa curriculum.
Dai, fatemi un logo! Fa nulla se è il logo più imbarazzante della storia della vita sulla terra, va bene, dai.
Fammi un’immagine che accolga i visitatori sul mio sito, dai! La vedranno tutti, pensa che bella pubblicità che hai!”

Questo è quello che succede su larga scala, dal micro al macro.
Il Micro Mr. Puft può essere chiunque, da chi vuole “solo” un disegnetto manga a chi vuole un fotografo per il proprio book. Si contraddistingue per alcuni fattori, ma il più costante è questo mix di prepotenza, egocentrismo e impunità. “La mia idea è geniale, è preziosa, tu sei solo manodopera, voglio togliermi questo sfizio di ottenere un lavoro gratis, ti sto facendo un favore. Le tasse non servono a nulla, i contratti men che meno”.
Il Macro Mr. Puft è una ditta.
In questo caso, una ditta gigantesca che ha delle entrate pazzesche che non è capace nemmeno di pensare “forse dovrei pagare un professionista per questo incarico”.

Ho tenuto l’immagine come monito. Così, giusto per ricordarmi quanto fa schifo questo paese in verticalità, dal  minimo al massimo, perché l’unica cosa che questa immagine ha mostrato al mondo per 24 ore è che per la mia categoria non c’è posto nel mio paese, men che meno nella mia città, che siamo considerati oltre che inutili, siamo proprio zavorra, perché ci sono così tanti mr Stay Puft che tanto possiamo incazzarci quanto ci pare, ma le cose non cambieranno.

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