Pirati! briganti da Strapazzo

Ci sono categorie di personaggi che non sono considerate remunerative. Tra queste ci sono i pirati.
I pirati fanno parte di quelle categorie “protetta” che si tira fuori solo se proprio si è con l’acqua alla gola; sono poco sopportati dai produttori tanto quanto sono amatissimi dal pubblico. Vuoi la critica, vuoi che se fai un film sui pirati è automaticamente considerata una cafonata totale. Il che per me non ha molto senso: Pirati è bello. Dovrebbero esserci molti più prodotti sui pirati. Qualsiasi film se ci piazzi all’improvviso un pirata diventa un film decisamente più interessante.
Da che ricordo ho sempre cercato di guardare qualsiasi cosa mi fosse capitata a tiro coi pirati. Con nonna si guardava Sandokan quando ancora passava in tv più spesso – ne avevano tratto pure una tardiva serie animata, se non ricordo male- e i vecchi film sul Corsaro nero , di cui però non ho molti ricordi. “Pirati” con Walter Matthau (considerato un flop); Corsari, un po’ più recente (considerato altro flop); comparse piratesche in “La storia fantastica”; l’animato “il Pianeta del Tesoro” della Disney (considerato un flop contro ogni logica) e la saga dei Pirati dei Caraibi (considerato un miracolo perché visto il successo ottenuto dal rappresentare una stupida giostra Disney devono aver acceso un cero a tutti i loro santi visto il botto inaspettato).

Ovviamente sono una fan di Black Sails.

Rimanendo però sull’animazione, qualche anno fa è uscito un altro film sempre sul tema dei pirati (considerato, almeno qui in Italia, un flop), cioè, “Pirati! Briganti da Strapazzo“.

Uscito nel 2012, animato con la tecnica della stop-motion, prodotto dalla Aardman Animations {Wallace & Gromit / galline in Fuga, tanto per inquadrare}. In originale i doppiatori sono Hugh Grant, David Tennant, Salma Hayek, Martin Freeman…
In Italia Christian de Sica e la Littizzetto – evabbeh. Non ha avuto grande pubblicità ed è passato un po’ sottotono. Posso però testimoniare che i genitori che uscivano dalla visione di questo film erano decisamente perplessi, al contrario dei pargoli che erano ovviamente su di giri perché:
1) è un film di pirati.
2) non è un film di pirati qualunque.

Non c’è una mappa né un tesoro da recuperare, innanzitutto, né nessuna bella fanciulla. C’è solo il Capitan Pirata, che è un povero disgraziato che crede durissimo nel suo essere un pirata ma senza mai riuscirci nonostante tutta la passione e l’impegno, e la sua ciurma di assortiti strambi individui e con Polly, la sua mascotte, un pappagallo “così brutto che non sa volare”. Ogni anno si candida per il premio “miglior pirata dell’anno” e ogni anno Capitan Pirata perde.

Quello che rende questo film più particolare di altri è che viene contestualizzato all’interno della dimensione inglese del 1800 con incredibile forza, senza risultare in nessun tratto noioso. Mentre molti film pirateschi tendono a mischiare la categoria senza dargli un tempo preciso, e i prodotti per bambini risultano sempre invece meno ‘caratterizzati’ da questo punto di vista, “Pirati!” invece si colloca precisamente nel 1837.
La Regina Vittoria odia i pirati {“Cosa ho scritto sul mio stemma?” I. Hate. Pirates.}. Tra le varie navi che Capitan Pirata assalta, vi è la Beagle, con a bordo Charles Darwin, che sta viaggiando per raggiungere le Galapagos. Assieme alla sua scimmietta è soggetto a moltissime gag e citazioni sull’evoluzione della specie e sul suo futuro da brillante scienziato.
Per essere nominato Pirata dell’Anno, a Capitan Pirata serve un bottino {una lunghissima sequenza di navi che lui assalta senza successo, al contrario degli altri tre capitani che fanno entrate in scena supertamarre, da “vero” pirata}.
Charles Darwin però, avendo un secondo fine, convince la ciurma a recarsi a Londra, per aiutarlo con il concorso a cui desidera partecipare per “miglior scoperta scientifica dell’anno”. Compaiono scienziati veri, hanno anche una conversazione coi pirati che Vittoria fa appendere all’ingresso del Tamigi – dove succedeva per davvero-

Sono comunque più attendibili di tanti cialtroni che infestano i nostri social network.

C’è poi tutta una situazione che precipita perché Capitan Pirata antepone il proprio egoismo al bene della ciurma. I dialoghi sono curatissimi, e alcune battute e concetti ritornano anche dopo mezz’oretta e risultano d’effetto. Anche le citazioni e i rimandi ad altri film sono ben inseriti.

Quello che più mi ha colpito dell’ultima parte è stato vedere come un elemento incredibilmente reale sia stato inserito in un film per bambini. Senza spoilerare troppo (argh! difficoltà!), il colpo di scena finale legato alla Regina Vittoria e alla sua “compagnia di amici” tratta di un gruppo che esisteva per davvero. Non so però se ne facesse parte anche la famiglia reale; ma nella realtà storica invece era Charles Darwin a farne parte, ai tempi della sua frequentazione alla Cambridge University. A questo suo particolare vezzo infatti vanno ricondotte alcune delle sue note durante il viaggio sul Beagle, perché era meticoloso nell’appuntare questi eventi per farne poi un vanto una volta tornato a casa con tutti gli altri partecipanti.

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