Seventh Son

Cominciamo con la domanda stupida massima: ma lo trovate inquietante guardare un film nella sala di un cinema da soli? A me è successo proprio settimana scorsa per la prima volta in vita e sinceramente è bellissimo!
Chiusa parentesi ‘social’, passiamo alla polpa. Io i libri di Delaney non sono mai riuscita a leggerli, il che è presto detto:

Mah.

E sono abbastanza sicura che non li leggerò ancora per molto, perché se in otto anni sono solo riusciti a piazzare una brutta copertina, cambiare il titolo e duplicare il costo di uno solo su tredici volumi, ecco, magari me li leggerò in inglese, di certo ci metterò meno che aspettare la traduzione completa.

Di ciò che mi attirava di Delaney era l’immaginario di cui avevo sentito parlare: una serie di elementi fantasy piuttosto classici (inglesizzanti) su cui però si innestano varie creature e scene che scivolano nell’orrorifico mentre il protagonista è ancora piccino (Tom ha 12 anni, giù di lì). Se ho appena scritto una cavolata, fermatemi. Ma comunque nel film è decisamente questo il punto più forte, purtroppo quasi l’unico.

Sotto questo punto di vista, il film è davvero riuscito. C’è tutto un immaginario visivo molto ricco ed elaborato in maniera spettacolare, anche l’oggetto più semplice ha un suo perché e le creature sono davvero interessanti… solo che il mondo non è approfondito. La trama è invece di una semplicità sconcertante ma si capisce dal trailer, mentre di sorprendente c’è il fatto che tutte le madri in questo film picchiano come fabbri.

La storia del ragazzino che fa un mestiere umile nella torre più alta del castello più lontano del regno e incontra un mago per il prossimo Wizard got Talent è penso uno degli inizi più classici della storia del fantasy. Funziona. Da Achille, passando per Artù e arrivando a Percy Jackson. Ogni bambino del mondo desidera che ad un certo punto compaia qualcuno sulla porta e gli dica “sei speciale, ci servi per un’impresa”.
Detto questo sì, il film ha due enormi punto dolenti che mandano in malora tutto il salvabile.

 Il primo problema sono i dialoghi.
Non hanno. Alcun. Senso. Logico.

Alcuni sono degli spiegoni terribili che non servono a nulla, oltre al fatto che la caratterizzazione generale dei personaggi è quasi totalmente assente nemmeno all’interno del loro stereotipo. Quando si tratta di spiegare invece, non parlano. La successione di eventi è talmente prevedibile che sembra che anche i personaggi l’abbiano capita. L’impressione che mi ha dato è stata quella di un enorme e costoso gioco di ruolo dal vivo interpretato male. “Il metagame uccide il gioco”: i brutti dialoghi ammazzano i film.
E battute tipo “il Mostro è di livello 6 e si uccide con…” non aiuta a dissipare questa sensazione.
A questo poi non aiuta la recitazione di Ben Barnes (Tom, il 7×7) e soprattutto di Alicia Vikander (Alice, la sua streghetta), che hanno dei momenti di dialoghi davvero tra l’imbarazzante e l’orrido.
Credo ci siano stati errori nel montaggio del film, perché alcune parti mi risultano senza senso rispetto alla scena precedente, oppure non adeguatamente approfondite.

Due rapidi esempi.
Tom si lamenta che fa il porcaro su un’isola di 40 mq assieme alla famiglia, e che lui vuole molto di più dalla vita.
Scena 2: Jeff Bridges arriva sull’isola perché cerca il fantomatico settimo figlio di un settimo figlio perché lui è un mago.
Scena 3:Tom è confuso, non vuole saperne di fare l’apprendista di un mago, ma suo padre l’ha venduto manco fosse la figlia femmina o uno dei maialini.

Ora.
Non dico di fare i salti di gioia appeso al lampadario manco avessi ricevuto la lettera per Beauxbatons, ma un minimo di felicità: insomma, 10 minuti prima stavi dando le ghiande ai maialini, ora ti vogliono insegnare a castare fuoco in faccia ad un drago. Degli altri sei figli poi non c’è traccia (morti? Al lavoro? Venduti? E quella piccola sarà l’ottava?)

 Un’altra scena che secondo me ci sarebbe voluto molto più impatto emotivo è quella della lotta contro l’orso mannaro. Gregory da la torcia a Tom, senza alcuna spiegazione sul perché devono bruciare i mostri, e lui rifiuta e se ne va perché ha il dubbio che in realtà i mostri forse sono simpatici.
Non “persone”.
Ma persone “buone”.
Nel senso: se sei “buono”, allora posso risparmiarti. Ma se sei “tenebroso” allora no. E il dubbio a Tom che i mostri siano “buoni” non viene dal fatto che effettivamente hanno un aspetto umano e sono spaventati, ma solo perché Alice è una strega e flirta con lui.
Non c’è nulla nel film che faccia capire la pesantezza della situazione e riassumerla con “porterà caos e distruzione” non basta: anche una persona ‘mortale’ – quindi buona- porta caos e distruzione.
Tom è comunque un guardiano di porci che in capo a 3 giorni si trova venduto dalla famiglia alla mercé di un mago che gli da una torcia e senza spiegazioni gli dice di bruciare viva una persona, come se fosse una specie di spettacolo. Probabilmente (spero)nel libro questa cosa è descritta molto meglio, perché non ci posso credere altrimenti che mi sta dicendo “strega avvenente si salva è buona /orsetto mannaro ninja no”: è la trama base delle puntate più brutte di Streghe.

L’altro problema è Alice. Nei libri Tom è piccino, sui 12 anni, non conosco l’età di lei (se è coetanea o centenaria) e non conosco il suo peso nel libro, ma tagliata in questo film è terrificante. Peggio della Donzella in Difficoltà c’è la Donzella in Difficoltà Doppiogiochista, e peggio di questa quella scema.
Nella sua prima apparizione è legata e in procinto di essere bruciata sul rogo come strega. Poi torna a casa dalla mamma che le annuncia che Madre Malkin è tornata: evviva, possiamo vendicarci di quella manica di bifolchi che quando non bada ai campi ci brucia vive!
Poi incontra Tom, che è caruccio. E lei cambia idea sul fatto che le persone armate di roncole e forconi forse sono simpatiche.
Ritorna a casa di Malkin. No, Madre Malkin ha ragione, hanno bruciato l’orsetto ninja, devono morire.
Parte in missione come (la peggior) spia (mai vista) e capisce che Tom è turbato. Allora no, hanno ragione, le streghe devono essere bruciate.
Fare pace col cervello?
Alice non ha nessuna caratteristica. Una degli sgherri di madre Malkin è Kandyse McClure che muta in un leopardo mannaro. Non mi si può creare la leoparda mannara, il drago con le catene rotanti, lo squinternato con l’armature di ossa a scapole e lo shiva imbizzarrito con 4 braccia che vengono presi per il culo da questa sedicenne che l’unica cosa che ha capito sulla stregoneria in tutta la sua vita è come allacciarsi il corsetto.

Se il film fosse rimasto come nei primi dieci minuti con Jon Snow sarebbe stato fighissimo: la storia del mago vecchio, disilluso dalla vita e letale anche da ubriaco come una pigna con un carretto pieno di cianfrusaglie che servono a bruciare i mostri tirandoli fuori da contadini posseduti e che ha il problema che gli allievi muoiono o scappando dai mostri nella foresta. Quel ritmo era bellissimo, ma poi si è infranto.

Quindi, oltre a tutti questi “meh”:

  • Scenografie e sfondi bellissimi: la casa di madre Malkin immagino sia un vero sito o qualcosa del genere, perché era davvero troppo “archeologicamente” particolare per essere inventato di sana pianta.
  • Costumi, gadget vari, trucchi e parrucchi tutti molto belli, così come il design dei mostri e delle mutazioni – Radu sta in sella ad un cavallo e quando muta lo “incorpora” e ha pure le ali oltre che le catene rotanti, Urag sembra davvero uno pseudo sciamano, Virahadra ha 4 braccia… e Zanna è simpaticissimo e vince.
  • Qui tutte tirano ceffoni sonici. Le mamme sono incazzatissime.
  • Scene a caso: l’armatura che si anima da sola, i ghast, il boggart… tutte molto fighe. Ma purtroppo non hanno senso tra di loro.

 Solo questo. Sì, mi ha lasciato un po’ così. Il che è un peccato: con scenografie del genere bastava gestire bene i dialoghi e mostrare meglio i personaggi secondari in più e sarebbe uscito proprio un film caruccio.

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