Copertina “Batgirl”

Antefatto: io di supereroi ho letto molto poco. Ciò non toglie che io abbia i miei Uccellini che mi raccontano le cose esaltanti. Non so se capita solo al mio gruppo di amicizie più ristrette; è da quando ho conosciuto la prima “amica di fumetti” nel lontano 2000 che ci si racconta le gesta dei nostri preferiti, come se fossero persone vere. Come i papà il lunedì si raccontavano i gol del campionato e le nonne spettegolavano da un balcone all’altro. Quindi diciamo che per osmosi conosco i dettagli anche di cose che personalmente non ho mai letto li conosco. Tra lettori di fumetti immagino funzioni così in serenità. Io leggo manga, te leggi i tex, quell’altro batman, li prendiamo assieme e ce li leggiamo, figata.

Quindi. La storia immagino la conosciamo tutti, quella sulla copertina di Batgirl uscita 3 (?) giorni fa. Io no, non lo sapevo, non ci ho fatto caso fino a che dei miei contatti fb non hanno catturato la mia attenzione incrociando i flussi Femminismo + cover.
Ricapitolando: la DC ha programmato una linea di copertine variant a tema Joker perché gli Dei solo sanno che diavolo di restyle stanno rifacendo e nella roulette russa dei fan da tastiera è stata presa di mira una in particolare.

Ora, io questa copertina l’ho guardata, l’ho riguardata. L’ho anche girata all’incontrario, sai mai che ci sia qualche messaggio subliminare… no. Semplicemente l’autore, Alburquerque, ha deciso di omaggiare uno dei capitoli più importanti della storia di Batgirl ed è stato assalito da twitterate.
Hanno accusato la copertina e, se non ho capito male, anche il ricordare l’evento così importante nella vita di Barbara Gordon di fomentare violenza nei confronti delle donne.
Con questa logica io dovrei chiamare imbizzarrita gli autori di Banshee per gli avvenimenti della terza stagione e boicottarli fino a che i personaggi non fanno pace tra di loro con un picnic.

Da qui si è evoluta la cosa praticamente subito in chi muoveva questa accusa alla casa editrice, e chi si scagliava contro le femministe. In mezzo il povero  Alburquerque che carino carino ha chiesto di ritirare la sua illustrazione.
Alla fine di tutto questo circo – tra l’altro anche qui una variant come nel caso della spider woman di Manara, forse portano sfiga- ci sono quattro categorie che ne hanno fatto le spese.

  1. addetti alla produzione”: dal disegnatore all’editor che vengono placcati da questi fanatismi irrazionali anche su cose di poco senso. Perché stiamo parlando di Batgirl, cioè di un personaggio di Batman, un tizio che di notte indossa una tuta aderente nera, picchia i criminali nei vicoli a volte anche loro conciati in maniera improponibile, in una città come Gotham che ha un alto tasso di crimini stravaganti. Non è un fumetto sui my little pony, è un supereroistico, c’è una coerenza di fondo con cui venire a patti, che è ciò che permette di narrare tutte le storie. Altrimenti, con questo stesso metro di giudizio, io che scrivo una storia ambientata nell’antica Grecia storicamente attendibile sarei tacciata di misoginia.
  2. Lettori: vecchi, nuovi, di nicchia, occasionali, maschi, femmine… tutti. Gente che semplicemente questa Trave nell’occhio non l’ha vista e voleva solo comprarsi una bella variant. Maledetti Twitteriani.
  3. Femministe. Quelle vere. Che per via di questa storia di nuovo vengono additate come isteriche pazze.

La femminista vera (mi ci metto nel mucchio) e seria (ma non in questo) non ci vede niente di tutto ciò in questa copertina. Per il semplice fatto che non è rimuovendo il ricordo della violenza né calare i personaggi femminili in contesti “sicuri” che si tutela la figura della donna. Sarebbe come dire “non metterti la minigonna se non vuoi la molestia”. No, io la minigonna la metto E tu non mi molesti.
Mi spiego meglio: io lettrice non devo essere tutelata come soggetto sensibile. Io non sono speciale più di altri che rientrano nella fascia “Riservato per un pubblico maturo” perché sono una persona adulta; leggo e guardo alcuni prodotti piuttosto che altri perché ho un mio passato ed un mio gusto, e sicuramente ne sto ignorando altri che potrebbero piacermi perché non so che esistono (come succede spesso per le ragazze che non sanno di adorare i fumetti fino a che non presto loro qualcosa, perché sono abituate a considerarli ‘da maschio’). Se si chiede a 100 lettori della stessa testata perché la leggono, avremo 100 risposte diverse. Il problema dei prodotti moderni ‘per ragazze’ è questa ostinata compartamentatura stagna, come se le lettrici non fossero considerate in grado di capire oppure ‘protette’ da un certo tipo di storia. Questo è il vero danno. Una eccessiva tutela, una protezione che ti guida e blocca i contenuti che si ritengono inadatti per l’occhio femminile. Come se la ragazza a monte non sapesse discernere, non ha un proprio gusto, non può capire cosa sta comprando. L’unica categoria di lettori da tutelare è quella dei minori, ma già si fa con la scrittina “consigliato ad un pubblico maturo”.
C’è chi ritiene che negli ultimi anni anche le donne abbiano cominciato a leggere i fumetti, per via di Saga e dei cinecomics. Diciamo che con la massmediazione proprio del supereroistico molte donne che non hanno mai letto fumetti ci si sono messe. Magari le twittate di boicottamento alla DC sono partite da loro perché hanno cominciato male, forse troppe sono partite in quarta comprando testate che non hanno compreso per via del cominciare ad un punto diverso della continuity, o aspettandosi di trovare quello che trovano nei film… non saprei dire. So solo che mi pare molto azzardato ritenere che “da ora” le donne leggono fumetti. Le donne hanno sempre letto i fumetti, così come i libri. Magari statisticamente ci sono meno lettrici che lettori, ma ci sono sempre state. Ci sono disegnatrici e scrittrici da praticamente l’avvento del fumetto. Non è una notizia che “le donne leggono fumetti”; mi sorprenderebbe il contrario.
Ma adesso ci sono le lettrici da massmedia. Forse è una categoria un po’ diversa dalla lettrice standard.
I fumetti e i libri non hanno – non dovrebbero – avere sesso, perché poi si genera questa roba, si creano prodotti proprio per le lettrici confezionate ‘ad hoc’: cose semplici, ovattate proprio perché alcuni hanno questa idea che le cose “per ragazze” devono essere così. Capite che si innesca un circolo vizioso che crea un cortocircuito. Io che produco un contenuto ritengo che metà della popolazione non potrebbe capirlo/dovrebbe leggerlo perché è la metà provvista di utero; non creo una veicolazione adatta che possa indurre una fascinazione; le lettrici non si avvicinano; quindi si deve “confezionare” qualcosa per loro, e questa roba parte già a monte, coi prodotti per i più giovani. Le bambine hanno magazine che continuano a martellare sull’importanza di essere belle e alla moda e i maschi sempre avventurosi, machi, pronti all’azione e sportivi; nel momento in cui i due sessi ‘invertono’ le letture si crea un allarme sociale tra gli adulti. La bambina viene subito minacciata che ‘non troverà un fidanzato’ e il bambino etichettato come ‘effemminato’, come se le due condizioni fossero negative.

4. Sì, non lo avevo dimenticato. Il quarto punto è proprio questo. La quarta categoria è il fumetto.

Il fumetto è un media. Non è una persona, è una cosa inanimata che non può difendersi. È fatta però di persone, delle loro scelte e del loro lavoro. L’isteria di massa, soprattutto in questa epoca in cui chiunque può dire la propria nel silenzio assordante delle migliaia di twittate, non va ad abbattere i problemi veri. Il fumetto ha anticipato molto spesso i tempi, ed è anche grazie al fumetto spesso che i costumi sono cambiati più velocemente. Anzi, non vorrei dire una boiata ma è proprio il mondo supereroistico che, assieme ovviamente alla satira, ha portato i cambiamenti più grandi perché era sempre presente nell’attualità. Ok, con tute a volte imbarazzanti, ma c’era. Il fumetto più del romanzo riesce a farti riflettere su qualcosa della tua attualità mentre ti ‘inganna’ propinandoti una storia.
E, a proposito di tute, mi ricordo bene che le redazioni Marvel e DC furono invase da proteste per aver cambiato i colori di Superman e Spiderman, per la morte di alcuni personaggi e anche per finali e scelte narrative che hanno costretto poi gli autori a fare grandi salti per sistemare le cose. I fumetti non sono nemmeno l’unico bersaglio delle (a volte pseudo) femministe. Mi ricordo che uno dei volumi di Darkover, della scrittrice Marion Zimmer Bradley, iniziava con una sua nota in merito a delle proteste arrivate per degli avvenimenti nel libro precedente, dove ad una donna veniva impedito di abortire, e quindi era l’autrice stessa ad essere accusata come se quell’idea le appartenesse, e non avesse semplicemente fatto una scelta di trama. Il fatto però è che ci sarebbe da discernere tra un avvenimento fittizio creato per intrattenere, nel bene e nel male, il lettore, e la condizione reale. Perché se non c’è un chiaro messaggio dell’autore che condanna al di sopra della storia qualcosa, allora è solo finzione, e come tale dovrebbe restare intonsa perché gli avvenimenti, le trame e le relazioni tra personaggi si muovono in situazioni che devono essere coerenti con lo scenario inventato. Una cosa è la trama, una cosa è il messaggio e una cosa è la vita reale. Se non si è capaci di discernere queste cose è come andare a teatro e non capire che gli attori stanno recitando.
Ma tornando al discorso principale, Barbara & Joker. Non è tacere, fare finta di nulla, disegnare minipony e unicorni che cambia la situazione. Anzi, l’attualità dei personaggi supereroistici (ci sono state donne vittime di violenza, ma anche lesbiche, tossiche, disabili, prostitute, madri, single, disoccupate e in carriera, regine galattiche, guerriere e studentesse di college e magari pure tutto assieme) serve alle lettrici. Non è edulcorare la realtà raccontandoci che il mondo disegnato è un posto bellissimo per rimuovere automaticamente i problemi. Non è l’immagine a dover ridurre la violenza visiva, ma è il messaggio che dev’essere sempre chiaro, che la violenza fine a sé stessa su una persona più debole è sbagliata e sarà punita.

Per capirlo basta scrivere molto bene, ma anche leggere molto meglio.

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