Immortali

C’è una categoria di personaggi che mi piace molto, sia leggere che creare: le persone che in un certo qual modo ottengono l’immortalità.
Questo perché è mia deformazione professionale pensare a come fargli passare la vita in alcuni momenti storici – non è un caso se i miei cicci viaggiano in una media tra i 400 e i 4mila anni: mi piace la storia antica e non moderna.
L’immortalità {da non confondere con ‘invulnerabilità’} si può ottenere in molte forme, ed è a volte proprio la procedura per arrivarci che contribuisce al genere in cui la storia si inserisce: scienza, patti coi demoni, vampirismo (a me i vampiri piacciono molto proprio perché nel Bio Parco dei mostri sono tra i pochissimi a partire umani).

Recentemente è uscita in Italia la versione tradotta di un fumetto francese tratta da una serie di libri tedeschi che erano già approdati in Italia anni fa -un girotondo un po’ strano, sì.
L’autore si chiama Wolfgang Hohlbelin e fa parte di quella schiera di autori tedeschi molto preparati cui il mercato italiano si è accorto di poter importare da noi (sempre un po’ in silenzio, in sordina, per non disturbare…). Le opere di Hohlbelin in Italia non le ho ancora trovate, sebbene siano circa 3 anni che li cerco. Tre anni fa sono riuscita a salire al festival di Angoulême (il più famoso festival dedicato ai fumetti in Francia) e per puro caso ho trovato allo stand della Paquet il primo disegnatore dell’adattamento di questa saga, La chronique des immortels {qui potete trovare l’ordine esatto dei volumi a fumetti e tutte le informazioni}. Io ho solo il primo volume e il ‘making of’ in francese, con la dedica {*w* mehehehe}. Dovrebbero essere tre trilogie – la terza è in lavorazione immagino… banalmente perché la seconda ha un finale piuttosto aperto e dalle altre informazioni sulla storia romanzata ho dedotto ci sia un altro pezzo- e in Italia ad opera della Cosmo, recentemente artefice della mia povertà poiché sto recuperando un po’ di questi albetti che loro usano stampare in formato economicissimo. Hanno fatto due raccolte di questo fumetto, prima trilogia e seconda trilogia: con 12 euri vi portate a casa sei cartonati francesi compressi in formato edicola.

La trama del fumetto {che dovrebbe ricalcare gli avvenimenti dei romanzi con dei cambiamenti dettati da necessità grafiche } è piuttosto semplice:
Carpazi, XV secolo: Andrej Delany torna al suo villaggio per recuperare il figlio, dopo che molti anni prima era stato cacciato perché ritenuto uno stregone/eretico/servo di Satana.
Qui trova metà della popolazione uccisa per la stessa accusa a lui riservata, il figlio morto e un sopravvissuto, un ragazzino di nome Frederic. Altri abitanti sono stati deportati per essere poi successivamente venduti come schiavi, tra cui la madre del ragazzino.
Andrej si fa carico di Frederic; il ragazzino, dalla psiche molto provata, comincia a notare che anche Andrej soffre di alcune sue stesse caratteristiche: se si fa male, per esempio, guarisce istantaneamente…

I capitoli si differenziano graficamente l’uno dall’altro: il primo (la prima cinquantina di pagine del volumetto italiano, per capirci) sembrano molto più i frame di un lungometraggio animato; nel secondo i contorni si perdono un po’ a favore di un uso diverso del colore, fino ad iniziare la seconda trilogia in maniera un po’ diversa – secondo la BDteque infatti i disegnatori sono cambiati da una trilogia all’altra, e il secondo riesce a seguire bene il primo.
La cosa che rende di più nella storia è il fatto che tratta del mito dell’immortalità e del vampirismo con una immersione totale in quella che erano i tempi nel luogo più caratteristico, cioè i territori carpatici e senza nominare per 5 volumi “quella parola”. Andrej e Frederic si trovano in mezzo alle guerre, al fanatismo, la povera gente, Frederic mostra il senso di smarrimento di chi ha vissuto tutta la vita in un piccolo villaggetto e si trova in una città che per lui è popolosissima. Nomostante la loro straordinarietà sono molto più umani e convincenti. I personaggi riescono a restare umani nonostante la loro condizione senza nessun pippottino esistenziale (cosa che apprezzo sempre molto) e, soprattutto nel ‘primo’ primo volume i combattimenti a suon di spada sono molto ben realizzati: questo perché le scene sono quasi tutte in diurna e con quella colorazione così cartoonesca rendono molto. Si tratta quindi di una versione del vampiro un po’ più per me logica, molto lontana dai damerini impomatati che da un trent’anni a questa parte infestano altri media, da Lestat a Jean Cloude culminando con madame Edward, più brillante di Maria Antonietta, e fedele a quella che si aggira ai limiti del folklore balcanico: non prendono fuoco col sole, chissenefotte dell’acqua santa, mega poteri, origine al di fuori della civiltà umana (il vampiro è sempre un esterno, mai un interno), capacità di discernimento tra bene e male, fame, normale nutrizione, voglia di farsi gli affari propri… Finalmente torniamo al vampiro plebeo e non  nobilotto, per dire. Uno dei miei è un vampiro della Carpazia dello stesso periodo, quindi sono molto contenta di trovare personaggi di questo genere.
Inoltre, leggendo il fumetto, credo che Hohlbelin abbia guardato una stessa fonte della Whitewolf per il gioco ‘Vampiri’ – o la WFstessa- per una determinata caratteristica che non spoilererò.

L’unica pecca purtroppo è che in Italia è uscito in questo formatino tascabile.
Cioè: io sono felicissima, a me piace molto come scelta editoriale offrire ottimi fumetti a prezzi così abbordabili, molto lontani dai 30 euro a volumi con settordici copertine variant: è la natura stessa del fumetto essrre a portata popolare. Il problema – solo in questo caso – è che poi molte scene sono notturne e con molti giochi di luce che purtroppo un po’ va tutto assieme su questo tipo di carta. La cosa che appunto mi ha sorpreso è stata entrare in un’edicola per sbaglio che frequento poco, trovarmi la costina col titolo, pensare ‘ehi ma è come quello che ho in francese’ tirarlo su e scoprire che era lo stesso. Così, senza nulla sapere, piccino, poco nominato, in versione straeconomica mentre – ok, sono schifosamente di parte – continuo a trovare una martellante pubblicità su prodotti davvero di bassa lega e imbarazzanti sparati a prezzi esorbitanti.

L’altro problema è solo di reperibilità: il secondo volume l’ho acquistato questa settimana dopo un mese di ricerca. Quindi confidando che in estate gli arrivi ci mettono un po’ e spesso i fumetti stazionano spesso dimenticati negli espositori cercateli tra i formati bonellidi, ogni tanto si ha fortuna.

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