Imbolc

Imbolc

Ok, oggi è in realtà il giorno della marmottina, Imbolc era ufficialmente ieri ma la prendiamo larga come si faceva ai tempi dei Celti e facciamo più giorni di bagordi.
Sempre per il progetto gemellato con Hinterland, ecco il mio Imbolc!

imbolc

Ai primi giorni del nostro attuale febbraio cadono una serie di festività dal significato comune, cioè “qualcosa” che comincia a fiorire nel mezzo dell’inverno per risalire la china verso la primavera. Imbolc è il nome che  questa festa prende nell’isola d’Irlanda; nella nostra fascia mediterranea, ben più mite,  in Italia soprattutto ricorrevano i Lupanari che culminavano verso l’attuale 14 febbraio. Più in là, verso la Pannonia, la penisola balcanica e le steppe invece si osservava la stella di Capella, stella gialla dell’Auriga che fino a circa duemila anni fa sorgeva proprio in questo periodo. L’arrivo di Auriga indicava a queste popolazioni il magico momento in cui si poteva ricominciare le campagne belliche.
Tra gli abitanti dell’Italia preistorica e poi successivamente a Roma Le festività di febbraio rappresentavano il pieno ritorno della terra feconda. Si sacrificavano agnelli e si uccidevano i lupi, indossandone le pelli e girovagando così per i campi nelle varie cerimonie di fertilità e benedizione dei campi: si avevano quindi figure simili a Era, Dioniso e Demetra, in misura minore Zeus linceo (lupo), Apollo (il cui animale sacro era anche il lupo) e Persefone faceva i bagagli dall’Ade e tornava da i Vivi.
Il sacrificio degli agnelli si ha fino alle isole britanniche, soprattutto in Irlanda che vivevano maggiormente di allevamento. Si usava sacrificare proprio l’agnellino perché si era a metà dell’inverno: in questo modo si poteva usare la carne fresca per nutrire i deboli (malati e anziani) e il latte delle pecore per nutrire i neonati.  Assieme  a questi riti, con lo stesso significato si hanno i vari carnevale che costellano soprattutto le Alpi, in cui varie figure arcaiche, positive e negative, o solo primitive, a volte manifestano anche poteri di fertilità per “sconfiggere l’inverno”, spesso con maschere che hanno fattezze di capro o di lupo. I vari riti di divinazione per prevedere quanto ancora sarebbe durato l’inverno da oggi (come quello che è sopravvissuto mutandosi nel “giorno della marmotta”) serviva appunto a capire quanto potevano durare queste scorte e come sarebbe andato anche il raccolto. Il sacrificio dell’agnello in questo periodo è diffuso quasi in ogni civiltà Europea e del Vicino Oriente, e nei nostri tempi ci è arrivato attraverso il “pranzo pasquale”: la Pasqua infatti è una festa ‘mobile’ perché si appoggia su una misurazione lunare e non solare.
In Irlanda inoltre –  forse perché anche loro aspettavano Capella – ricorre il 1 febbraio la festa dedicata a Santa Brigida, patrona d’Irlanda accanto a Patrizio, e che ha sostituito invece il culto della dea omonima, Brigida, dea protettrice tra le altre anche di guerrieri, fabbri e di alcuni tipi di druidi. Benché le sostituzioni di santi sulle divinità locali era prassi normale tra il III e il VII secolo d.C. in tutta Europa, è probabile che una Brigida, badessa, possa essere davvero esistita, in quanto nel suo tempo proprio l’Irlanda era forse l’unico posto in tutta Europa che riconosceva alle badesse pari potere come ad un abate, e successivamente le cronache agiografiche le abbiano attribuito ruoli e miracoli in un secondo momento.

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