Fumetti

Mezolith

Mezolith,
96 pagine, colore; 21 x 30 cm.
Ben Haggarty & Adam Brockbanck
Edito in Italia da Diabolo Edizioni.
€ 17.
{schedina}

“In un piccolo villaggio del 10mila a.C. il giovane Poika sta crescendo. Deve conoscere i pericoli e i doni della natura che lo circondano, il rispetto per gli anziani, il sacro e le storie, fantastiche o reali che siano, che li accompagnano.”

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Ho incontrato questo titolo un paio di anni fa mentre scartabellavo su un sito di BD e mi aveva colpito perché, oltre al tema – semplicemente, il Mesolitico- anche le immagini corredate non è che fossero tanto poi francesi.
Così quando due mesi fa a Lucca mi sono persa per sbaglio in un corridoio di un padiglione mentre cercavo tutt’altro ho visto la gigantografia di Poika in uno stand ho fatto retrofront e l’ho preso subitissimo.
Gioia e tripudio poi che la fanciulla dello stand della Diabolo mi dice che c’erano anche gli autori per il giro dediche e il posterino omaggio, che altri non è che la copertina di uno dei due volumi che racchiude questo.
Gli autori {Ben Haggarty e Adam Brockbanck, due distinti signori britannici} sembravano davvero felici e soddisfatti di come la Diabolo Edizioni ha reso il loro volume. Confrontato con il loro in inglese quello italiano è un po’ più grande e prende i due volumini originari raggiungendo 96 pagine a colori.
È un volume bello ciccio, con una carta spessa che regge molto bene i colori.

Il tratto fondamentale infatti dei disegni è che spesso è solo colore e non è sempre presente la linea nera pulita che, quando presente, fa un effetto grafico particolare che ricorda un po’ il liberty, e anche i neri non sono pieni. Tutto ciò si sposa perfettamente con il tema e il set.
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Il Mesolitico è un periodo in cui l’uomo vive ancora di caccia e raccolta e sta sperimentando le novità che poi lo porteranno agli sviluppi degli stadi successivi. In questa fase ancora la sua giornata è dominata dal vagare a raccogliere, inseguire una preda, fare attenzione ai ‘vicini’ e molto probabilmente a osservare in tutte queste attività un’attenzione tutta particolare all’apparato di credenze, riti e miti che permeava il loro mondo religioso. La ricerca e la raccolta del cibo era un’attività che riguardava tutta la tribù e per tutta la giornata, quindi non si aveva il tempo a poter sperimentare tanto altro e le persone che avevano particolari conoscenze erano considerate in qualche modo sacre. È un periodo in cui l’ultima glaciazione è appena finita, ma anche se il clima è migliorato comunque la specie umana, soprattutto nel nord Europa, è ancora totalmente in balia degli elementi, basta che non piova un’estate o ci sia una gelata troppo presto e la vita cambia in un attimo. Anche una storta diventa fatale.
Nelle  pagine si respira la pesantezza dell’aria umida dell’accampamento, il calore del fuoco e dello stare tutti assieme, il freddo pungente tanto quanto gli spazi sconfinati.
La documentazione enorme che è stata fatta sul periodo, anche se non per lo stesso sito ma mettendo assieme più elementi interessanti come accennato alla fine dell’albo, porta una realtà credibile e molto potente. La prima scena per esempio è una caccia all’uro con un propulsore {un affarino di diverso materiale che serviva a scagliare cose con potenza ad una certa distanza; il papà dell’arco}.
Scritta così “che ci vuole, è una mucca grossa e hai un’arma”, semplice, no?
NO.
Sono solo due o tre pagine ma mostrano tutta la potenza e la paura che poteva fare avere a che fare con una bestia grossissima, arrabbiata, lanciata in campo aperto mentre si è solo in quattro con tre affarini di legno o corno, e nel migliore dei casi per tornare a casa ti aspettano tre ore di cammino. Nel bosco. Senza scarpe.
Tipo così:

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Grazie all’incontro con l’Uro infatti Poika, che è il più piccolo dei tre fratelli, si ferisce gravemente e rischia di morire. Viene quindi chiamata una sciamana per poterlo curare, mischiando un po’ di mitologia con un po’ di medicina, e da qui parte il succo del fumetto: l’alternanza tra storie orali che gli adulti raccontano e il vissuto di Poika.
Le storie sono tutte molto belle e mirano tutte, così come le vicende vissute realmente dai personaggi, a raccontare e rappresentare elementi che sono comuni in tutte le società umane. Se i personaggi raccontati nelle storie possono essere così assoluti da comparire in ogni angolo del mondo, le vicende che i personaggi vivono sono altrettanto universali, come per esempio il rapporto che hanno con la natura da cui ogni persona dipende. Una scena molto bella è infatti quando il padre di Poika esce a caccia ma sbagliando un tiro con l’arco entra in paranoia per via di aver offeso il suo spirito in una sorta di atto tabù; altri non è che un nome con cui si può chiamare la compassione per l’animale ferito unita al fatto che poi si deve inseguire fino anche in luoghi lontani mettendosi nei guai, e questo viene semplicemente riassunto nell’ira del dio per aver ferito la sua creatura.

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Le Fanciulle Cigno, la cui storia si trova a ogni latitudine.

La storia più bella è quella della fanciulla – cigno, ispirata ad uno scavo realmente trovato in Danimarca, storia che credo contenga un dettaglio particolare che volutamente si raccordi alle pitture che Poika incontra nelle ultime pagine del volume.

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La posa e il corredo sono riprese dalla tomba più ricca del cimitero neolitico di Vedbaek {Danimarca}, ala di cigno compresa.

Protagonista assieme alla natura è inoltre Poika, non solo perché è molto naturale che un ragazzino si faccia carico di essere il personaggio che ‘mostra’ il suo mondo con cui tutti i lettori empatizzano facilmente di più, ma anche la sua curiosità non è solo un tratto caratteristico ma vero e proprio personaggio che guida alcune scelte.
Molte storie raccontate sono molto horror sovrannaturale e vivide, al punto che è molto credibile che ad una certa i personaggi mostruosi delle storie possano incontrare quelli della storia portante, ma è un fumetto pensato anche per esser letto soprattutto da ragazzini avventurosi o chi, come me, ha avuto la fortuna all’asilo di potersi ancorare ad un palo di palafitta e poi tentare la fuga verso il bosco dopo una giornata passata in un parchetto archeologico di attività gridando ‘lasciatemi qui a raccogliere ghiande e a fare le scodelline di rame’.

L’albo in sé è praticamente autoconclusivo, quindi leggibile senza il pericolo di restare appesi.

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