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Grifoni

grifoncini
Uno degli esemplari di grifoni, il più raro: il grifone raro della tracia. L’anno scorso, raccogliendo il materiale per Chiantishire, mi sono accorta che ci sono tantissime variabili per la raffigurazione dei grifoni: gli etruschi nelle tombe per esempio usano allungare molto le zampe, come quelli orientali, mentre i greci li fanno più cicciottelli. Poi ci sono i becchi aperti, chiusi, la coda a uncino o a batuffolo, le ali su o giù, le piume di qua o di là che determinano la provenienza e la committenza del pezzo (spesso dipinti o incisi).
Questo nello specifico è quello che disegno specifico al tiro del carro di Dioniso, per cui solo un dio può ammansirli.
I cuccioli sono sempre molto spennacchiati.
Del grifone inteso come originale (felino + aquila) resta il corpo massiccio da leopardo, sacro a Dioniso, e le ali e la testa di aquila. Per non aggiungerle e basta ho dato più larghezza e possanza alla cassa toracica e le ali per forza di cose diventano ampissime.
Per renderlo sia più raro ed esotico che un po’ più pucchu l’aquila di riferimento è la Arpia sudamericana, che è l’aquila più grande di tutte. Ha una caratteristica cresta di piume piuttosto buffa, ma a differenza delle altre aquile ha il becco un po’ più corto, che le da un’aria un po’ più gentile e miciosa.
A conti fatti in volo il grifone dovrebbe avere un’apertura alare esagerata, ma preferisce arrampicarsi più che decollare.