Fumetti

Sirene, Fauni e satirelli

Qualcosa di carino dall’artbook che sto assemblando. A differenza del primo, che era solo immagini e in bianco e nero, questo sarà a colori e  con un (bel) po’ di testo.

Queste di seguito sono fotografie, non scansioni, che dovranno poi essere un pochino pulite. In ogni caso è una panoramica su cosa ci sarà dentro. Sono partita dalla “fine” perchè era più difficile, e devo finire tutto in tempo per l’autunno.

È un testo a sè, ma con qualche suggestione comune anche a Chiantishire: l’universo e l’approccio alle fonti è lo stesso. Quindi: quanti grifoni ci sono? Cosa mangiano? Si allevano? Le Sirene? i fauni? Fauni o Satiri? Ninfe o Driadi? Come sono i piccoli aiutanti dei maghi? gli Gnomi? Meglio un’orchidea o una rosa per attirare le fate? Ma perchè, le vogliamo attirare sul serio? “Perchè la gente tiene quegli gnomi di ceramica in giardino?” (cit.)?

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Chiantishire 2 – grifoni

Settimana scorsa ho pubblicato finalmente il secondo capitolo di Chiantishire.
Poiché non posso mettermi al disegno ancora per qualche altro giorno ho deciso di condividere qualche dettagliuccio in più, tipo i veri protagonisti del secondo capitoli: i grifoncini.

grifoncino

I grifoncini sono tra le creature che trovo tra le più divertenti da disegnare {sono dei grossi gattini con le zampe goffe e spennacchiati come pulcini d’aquila, sono bruttissimi}. Ariadne li usa come mici di compagnia.
I grifoni erano le bestie che trainavano il carro di Dioniso, ma dovendo ‘progettarli’ per la realtà oltre la sfera della mitologia i cuccioli hanno preso questa forma goffa.

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Chiantishire 2

E’ online il secondo capitolo di ‘Chiantishire’!
Questo è il bannerino con Dioniso e tutti gli estremi per trovarlo, mentre qua sotto c’è la copertina. Da questa volta i capitoli avranno 20 pagine {ne avevo preventivate 18 + 2 in caso di capitoli ‘speciali’, ma ho preferito poi allargare 20 a tutti}.
Potrebbero esserci alcune pagine un po’ fortine questa volta.
Dico “potrebbero” perché quelle che sono sicura essere forti ancora non le ho inserite, ma sai mai che…

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In questo capitolo cominciano a comparire altre divinità e spiriti e si allarga un po’ la “famiglia”, così come la trama in entrambe le linee temporali.
Sono contentissima di come mi è uscito Fafluns. Tra gli etruschi era il dio del vino, della vite e della vita campestre e, anche se successivamente ha più similitudini con Dioniso, non ne condivide la vena di follia. Il suo seguito è formato sì da donne, ma non sembra strano quanto per Dioniso {probabilmente perché per gli etruschi era più normale che per i greci}.
Nella linea temporale di ‘adesso’ invece finalmente arrivano altri colleghi di Valtha. All’inizio dovevano essere poco di meno, ma un personaggio si è praticamente autocreato e ha fatto occupazione abusiva nella trama.
Spero di riuscire a postare il prossimo capitolo in tempi più decenti.

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“Chiantishire” On line!

Con un poco di ritardo sulla data prevista finalmente la storia è partita!
Quale?  Questa qua.

Al momento è presente su Tapastic e Deviantart in versione libera, e su facebook per la con le censurine strategiche.
Su tutte le piattaforme è carico sia in italiano che in inglese, e per la versione inglese la copertina ha la variant fatta da Marco Fabbri.
Di seguito trovate le due copertine, le prime 3 pagine e la ‘presentazione’.

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“Variant” By Marco Fabbri

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Il secondo capitolo è già in lavorazione, indicativamente sarà pronto dalla metà di febbraio.

Fumetti

Mezolith

Mezolith,
96 pagine, colore; 21 x 30 cm.
Ben Haggarty & Adam Brockbanck
Edito in Italia da Diabolo Edizioni.
€ 17.
{schedina}

“In un piccolo villaggio del 10mila a.C. il giovane Poika sta crescendo. Deve conoscere i pericoli e i doni della natura che lo circondano, il rispetto per gli anziani, il sacro e le storie, fantastiche o reali che siano, che li accompagnano.”

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Ho incontrato questo titolo un paio di anni fa mentre scartabellavo su un sito di BD e mi aveva colpito perché, oltre al tema – semplicemente, il Mesolitico- anche le immagini corredate non è che fossero tanto poi francesi.
Così quando due mesi fa a Lucca mi sono persa per sbaglio in un corridoio di un padiglione mentre cercavo tutt’altro ho visto la gigantografia di Poika in uno stand ho fatto retrofront e l’ho preso subitissimo.
Gioia e tripudio poi che la fanciulla dello stand della Diabolo mi dice che c’erano anche gli autori per il giro dediche e il posterino omaggio, che altri non è che la copertina di uno dei due volumi che racchiude questo.
Gli autori {Ben Haggarty e Adam Brockbanck, due distinti signori britannici} sembravano davvero felici e soddisfatti di come la Diabolo Edizioni ha reso il loro volume. Confrontato con il loro in inglese quello italiano è un po’ più grande e prende i due volumini originari raggiungendo 96 pagine a colori.
È un volume bello ciccio, con una carta spessa che regge molto bene i colori.

Il tratto fondamentale infatti dei disegni è che spesso è solo colore e non è sempre presente la linea nera pulita che, quando presente, fa un effetto grafico particolare che ricorda un po’ il liberty, e anche i neri non sono pieni. Tutto ciò si sposa perfettamente con il tema e il set.
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Il Mesolitico è un periodo in cui l’uomo vive ancora di caccia e raccolta e sta sperimentando le novità che poi lo porteranno agli sviluppi degli stadi successivi. In questa fase ancora la sua giornata è dominata dal vagare a raccogliere, inseguire una preda, fare attenzione ai ‘vicini’ e molto probabilmente a osservare in tutte queste attività un’attenzione tutta particolare all’apparato di credenze, riti e miti che permeava il loro mondo religioso. La ricerca e la raccolta del cibo era un’attività che riguardava tutta la tribù e per tutta la giornata, quindi non si aveva il tempo a poter sperimentare tanto altro e le persone che avevano particolari conoscenze erano considerate in qualche modo sacre. È un periodo in cui l’ultima glaciazione è appena finita, ma anche se il clima è migliorato comunque la specie umana, soprattutto nel nord Europa, è ancora totalmente in balia degli elementi, basta che non piova un’estate o ci sia una gelata troppo presto e la vita cambia in un attimo. Anche una storta diventa fatale.
Nelle  pagine si respira la pesantezza dell’aria umida dell’accampamento, il calore del fuoco e dello stare tutti assieme, il freddo pungente tanto quanto gli spazi sconfinati.
La documentazione enorme che è stata fatta sul periodo, anche se non per lo stesso sito ma mettendo assieme più elementi interessanti come accennato alla fine dell’albo, porta una realtà credibile e molto potente. La prima scena per esempio è una caccia all’uro con un propulsore {un affarino di diverso materiale che serviva a scagliare cose con potenza ad una certa distanza; il papà dell’arco}.
Scritta così “che ci vuole, è una mucca grossa e hai un’arma”, semplice, no?
NO.
Sono solo due o tre pagine ma mostrano tutta la potenza e la paura che poteva fare avere a che fare con una bestia grossissima, arrabbiata, lanciata in campo aperto mentre si è solo in quattro con tre affarini di legno o corno, e nel migliore dei casi per tornare a casa ti aspettano tre ore di cammino. Nel bosco. Senza scarpe.
Tipo così:

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Grazie all’incontro con l’Uro infatti Poika, che è il più piccolo dei tre fratelli, si ferisce gravemente e rischia di morire. Viene quindi chiamata una sciamana per poterlo curare, mischiando un po’ di mitologia con un po’ di medicina, e da qui parte il succo del fumetto: l’alternanza tra storie orali che gli adulti raccontano e il vissuto di Poika.
Le storie sono tutte molto belle e mirano tutte, così come le vicende vissute realmente dai personaggi, a raccontare e rappresentare elementi che sono comuni in tutte le società umane. Se i personaggi raccontati nelle storie possono essere così assoluti da comparire in ogni angolo del mondo, le vicende che i personaggi vivono sono altrettanto universali, come per esempio il rapporto che hanno con la natura da cui ogni persona dipende. Una scena molto bella è infatti quando il padre di Poika esce a caccia ma sbagliando un tiro con l’arco entra in paranoia per via di aver offeso il suo spirito in una sorta di atto tabù; altri non è che un nome con cui si può chiamare la compassione per l’animale ferito unita al fatto che poi si deve inseguire fino anche in luoghi lontani mettendosi nei guai, e questo viene semplicemente riassunto nell’ira del dio per aver ferito la sua creatura.

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Le Fanciulle Cigno, la cui storia si trova a ogni latitudine.

La storia più bella è quella della fanciulla – cigno, ispirata ad uno scavo realmente trovato in Danimarca, storia che credo contenga un dettaglio particolare che volutamente si raccordi alle pitture che Poika incontra nelle ultime pagine del volume.

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La posa e il corredo sono riprese dalla tomba più ricca del cimitero neolitico di Vedbaek {Danimarca}, ala di cigno compresa.

Protagonista assieme alla natura è inoltre Poika, non solo perché è molto naturale che un ragazzino si faccia carico di essere il personaggio che ‘mostra’ il suo mondo con cui tutti i lettori empatizzano facilmente di più, ma anche la sua curiosità non è solo un tratto caratteristico ma vero e proprio personaggio che guida alcune scelte.
Molte storie raccontate sono molto horror sovrannaturale e vivide, al punto che è molto credibile che ad una certa i personaggi mostruosi delle storie possano incontrare quelli della storia portante, ma è un fumetto pensato anche per esser letto soprattutto da ragazzini avventurosi o chi, come me, ha avuto la fortuna all’asilo di potersi ancorare ad un palo di palafitta e poi tentare la fuga verso il bosco dopo una giornata passata in un parchetto archeologico di attività gridando ‘lasciatemi qui a raccogliere ghiande e a fare le scodelline di rame’.

L’albo in sé è praticamente autoconclusivo, quindi leggibile senza il pericolo di restare appesi.