Chiantishire · Uncategorized

Grifoni

grifoncini
Uno degli esemplari di grifoni, il più raro: il grifone raro della tracia. L’anno scorso, raccogliendo il materiale per Chiantishire, mi sono accorta che ci sono tantissime variabili per la raffigurazione dei grifoni: gli etruschi nelle tombe per esempio usano allungare molto le zampe, come quelli orientali, mentre i greci li fanno più cicciottelli. Poi ci sono i becchi aperti, chiusi, la coda a uncino o a batuffolo, le ali su o giù, le piume di qua o di là che determinano la provenienza e la committenza del pezzo (spesso dipinti o incisi).
Questo nello specifico è quello che disegno specifico al tiro del carro di Dioniso, per cui solo un dio può ammansirli.
I cuccioli sono sempre molto spennacchiati.
Del grifone inteso come originale (felino + aquila) resta il corpo massiccio da leopardo, sacro a Dioniso, e le ali e la testa di aquila. Per non aggiungerle e basta ho dato più larghezza e possanza alla cassa toracica e le ali per forza di cose diventano ampissime.
Per renderlo sia più raro ed esotico che un po’ più pucchu l’aquila di riferimento è la Arpia sudamericana, che è l’aquila più grande di tutte. Ha una caratteristica cresta di piume piuttosto buffa, ma a differenza delle altre aquile ha il becco un po’ più corto, che le da un’aria un po’ più gentile e miciosa.
A conti fatti in volo il grifone dovrebbe avere un’apertura alare esagerata, ma preferisce arrampicarsi più che decollare.

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Chiantishire 2 – grifoni

Settimana scorsa ho pubblicato finalmente il secondo capitolo di Chiantishire.
Poiché non posso mettermi al disegno ancora per qualche altro giorno ho deciso di condividere qualche dettagliuccio in più, tipo i veri protagonisti del secondo capitoli: i grifoncini.

grifoncino

I grifoncini sono tra le creature che trovo tra le più divertenti da disegnare {sono dei grossi gattini con le zampe goffe e spennacchiati come pulcini d’aquila, sono bruttissimi}. Ariadne li usa come mici di compagnia.
I grifoni erano le bestie che trainavano il carro di Dioniso, ma dovendo ‘progettarli’ per la realtà oltre la sfera della mitologia i cuccioli hanno preso questa forma goffa.

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Chiantishire 2

E’ online il secondo capitolo di ‘Chiantishire’!
Questo è il bannerino con Dioniso e tutti gli estremi per trovarlo, mentre qua sotto c’è la copertina. Da questa volta i capitoli avranno 20 pagine {ne avevo preventivate 18 + 2 in caso di capitoli ‘speciali’, ma ho preferito poi allargare 20 a tutti}.
Potrebbero esserci alcune pagine un po’ fortine questa volta.
Dico “potrebbero” perché quelle che sono sicura essere forti ancora non le ho inserite, ma sai mai che…

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In questo capitolo cominciano a comparire altre divinità e spiriti e si allarga un po’ la “famiglia”, così come la trama in entrambe le linee temporali.
Sono contentissima di come mi è uscito Fafluns. Tra gli etruschi era il dio del vino, della vite e della vita campestre e, anche se successivamente ha più similitudini con Dioniso, non ne condivide la vena di follia. Il suo seguito è formato sì da donne, ma non sembra strano quanto per Dioniso {probabilmente perché per gli etruschi era più normale che per i greci}.
Nella linea temporale di ‘adesso’ invece finalmente arrivano altri colleghi di Valtha. All’inizio dovevano essere poco di meno, ma un personaggio si è praticamente autocreato e ha fatto occupazione abusiva nella trama.
Spero di riuscire a postare il prossimo capitolo in tempi più decenti.

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Nuraghes s’Arena

Domenica sera su Paramount Channel è andato in onda per “la prima” il corto di ‘Nuraghes s’Arena’, che anticipa poi il film. Paramount Channel è un canale nato relativamente da poco che manda in loop una bella scelta tra telefilm e film con cui se hai almeno 30 anni  è facile che ci si è cresciuti e anche ad orari relativamente decenti.
Di bello c’è anche che ho potuto vederlo dal canale streaming e non dallo schermo tv.
Di che parla?
Vendetta.
La trama più semplice e diretta dell’universo.

“Nella Sardegna nuragica un guerriero si sta recando ad una cerimonia sacra. A muoverlo però non si tratta di spirito di sacrificio, devozione per gli Dèi o rispetto di una tradizione, ma la vendetta per una perdita subita nonostante degli incubi lo perseguitino.”

salmo


Nuraghes s’Arena è basato tutto sull’ambientazione nuragica. Mischia elementi concreti e materiali con una serie di elementi horror e fantastici che sono unici della Sardegna e del periodo dei Nuraghi. Quindi tutte le suggestioni e le scelte ‘fantahorror’ sono proprie e uniche, fattibili e concrete solo in questa ambientazione.

La civiltà nuragica si sviluppa nell’età del Ferro: approssimativamente dal 1800 a.C. in qua.
Per inquadrare più o meno la cosa: nel momento in cui in Sardegna si sviluppa il sistema e la civiltà nuragica che va ad espandersi Cnosso è ancora in piedi e l’Egitto esce da un paio di crisi potenti ed è praticamente a metà percorso. I “Greci” ancora non ci sono, ci sono i loro propropro zii. Atene e Sparta forse sono ancora delle capanne raccolte attorno ad un re locale. Ebla, la città con le tubature e fontane, dagli scalini dorati e la biblioteca più antica mai scoperta sta per crollare perché il sistema in cui è nata non funziona più. In tutto ciò spuntano i Nuraghi, belli tronfi in una grossa isola del Mediterraneo, che poi potrebbero essere in parte coloro che verranno identificati come “Shardana”, gente che arrivava dal mare che nel 1300 a.C. circa pure Ramesse II dovette penare per farli stare calmi. Ad una mostra recente tenuta al museo Archeologico di Milano erano esposte, tra i tanti reperti, anche delle mappe che identificano gli insediamenti e i ritrovamenti dell’Età del Ferro, e per questo ho trovato piuttosto curioso che tutti i puntini si raccogliessero più al centro dell’isola (dove c’erano molti templi e luoghi sacri connessi alle fonti d’acqua, più semplicemente chi aveva l’acqua dolce aveva anche il potere) che sulla costa, dove poi arriveranno i Fenici.
E pure i Fenici staranno sulle coste perché avevano paura a entrare.

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Comitato d’Accoglienza.

Il cortometraggio in 23 minuti fa più o meno capire perché: i nuraghi erano pericolosissimi e la Sardegna ha un clima del tutto particolare. La Sardegna stessa potrebbe essere annoverata come coprotagonista del corto, con questi paesaggi sconfinati, aspri, foreste intricate in cui non si sa chi ci abita, cime faticose da guadagnare, più aquile e corvi che persone. Più di cinque persone assieme non si vedono. E’ una desolazione molto diversa da quella che potrebbe essere quella di Smaug perché è viva, la natura fa gli affari suoi, sono le persone che devo stare attente.
Anche se di breve durata poi si vedono tutta una serie di dettagli molto belli perché studiati da reali ritrovamenti: il ciondolo che rappresenta una figura femminile, le ceramiche (!), le armi, le armature, gli elmi, l’arco. E poi anche l’implementazione degli effetti speciali. Potrei sbagliarmi ma il luogo dove è ricostruita l’arena mi ha ricordato un sito megalitico che esiste davvero in Sardegna, e che ha una specie di bassa cinta muraria perché probabilmente serviva per funzioni religiose.
La voce narrante mi ha ricordato un pochino quella di 300, cosa che ho amato un sacco perché con poche frasi concise e spietate inquadra tutto in fretta e lascia un sacco di spazio libero, tutto molto diretto e spedito. I combattimenti belli perché non pirotecnici.
L’ansia delle apparizioni varie: tanta.
Sono 23 minuti di legnate con

Si può vedere in streaming sul sito della Paramount fino al 26 marzo QUI.
Qui la pagina facebook dell’opera e qua quella di Stefano Garau che ha curato delle illustrazioni meravigliose.
E poi il sito che ha questi teschietti bellissimi che è stata tipo la prima cosa che mi ha fatto dire VEDERE SUBITO.

{Le immagini sono di proprietà degli autori.}

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Val

Sto terminando le chine del secondo episodio di ‘Chiantishire’, così nel mentre ho scansionato un disegno fatto durante la Cartoomics da postare.

Valtha col Tirso, il bastone sacro di Dioniso. Il vestito e i gioielli sono etruschi.

Copics e chine.