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Nuraghes s’Arena

Domenica sera su Paramount Channel è andato in onda per “la prima” il corto di ‘Nuraghes s’Arena’, che anticipa poi il film. Paramount Channel è un canale nato relativamente da poco che manda in loop una bella scelta tra telefilm e film con cui se hai almeno 30 anni  è facile che ci si è cresciuti e anche ad orari relativamente decenti.
Di bello c’è anche che ho potuto vederlo dal canale streaming e non dallo schermo tv.
Di che parla?
Vendetta.
La trama più semplice e diretta dell’universo.

“Nella Sardegna nuragica un guerriero si sta recando ad una cerimonia sacra. A muoverlo però non si tratta di spirito di sacrificio, devozione per gli Dèi o rispetto di una tradizione, ma la vendetta per una perdita subita nonostante degli incubi lo perseguitino.”

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Nuraghes s’Arena è basato tutto sull’ambientazione nuragica. Mischia elementi concreti e materiali con una serie di elementi horror e fantastici che sono unici della Sardegna e del periodo dei Nuraghi. Quindi tutte le suggestioni e le scelte ‘fantahorror’ sono proprie e uniche, fattibili e concrete solo in questa ambientazione.

La civiltà nuragica si sviluppa nell’età del Ferro: approssimativamente dal 1800 a.C. in qua.
Per inquadrare più o meno la cosa: nel momento in cui in Sardegna si sviluppa il sistema e la civiltà nuragica che va ad espandersi Cnosso è ancora in piedi e l’Egitto esce da un paio di crisi potenti ed è praticamente a metà percorso. I “Greci” ancora non ci sono, ci sono i loro propropro zii. Atene e Sparta forse sono ancora delle capanne raccolte attorno ad un re locale. Ebla, la città con le tubature e fontane, dagli scalini dorati e la biblioteca più antica mai scoperta sta per crollare perché il sistema in cui è nata non funziona più. In tutto ciò spuntano i Nuraghi, belli tronfi in una grossa isola del Mediterraneo, che poi potrebbero essere in parte coloro che verranno identificati come “Shardana”, gente che arrivava dal mare che nel 1300 a.C. circa pure Ramesse II dovette penare per farli stare calmi. Ad una mostra recente tenuta al museo Archeologico di Milano erano esposte, tra i tanti reperti, anche delle mappe che identificano gli insediamenti e i ritrovamenti dell’Età del Ferro, e per questo ho trovato piuttosto curioso che tutti i puntini si raccogliessero più al centro dell’isola (dove c’erano molti templi e luoghi sacri connessi alle fonti d’acqua, più semplicemente chi aveva l’acqua dolce aveva anche il potere) che sulla costa, dove poi arriveranno i Fenici.
E pure i Fenici staranno sulle coste perché avevano paura a entrare.

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Comitato d’Accoglienza.

Il cortometraggio in 23 minuti fa più o meno capire perché: i nuraghi erano pericolosissimi e la Sardegna ha un clima del tutto particolare. La Sardegna stessa potrebbe essere annoverata come coprotagonista del corto, con questi paesaggi sconfinati, aspri, foreste intricate in cui non si sa chi ci abita, cime faticose da guadagnare, più aquile e corvi che persone. Più di cinque persone assieme non si vedono. E’ una desolazione molto diversa da quella che potrebbe essere quella di Smaug perché è viva, la natura fa gli affari suoi, sono le persone che devo stare attente.
Anche se di breve durata poi si vedono tutta una serie di dettagli molto belli perché studiati da reali ritrovamenti: il ciondolo che rappresenta una figura femminile, le ceramiche (!), le armi, le armature, gli elmi, l’arco. E poi anche l’implementazione degli effetti speciali. Potrei sbagliarmi ma il luogo dove è ricostruita l’arena mi ha ricordato un sito megalitico che esiste davvero in Sardegna, e che ha una specie di bassa cinta muraria perché probabilmente serviva per funzioni religiose.
La voce narrante mi ha ricordato un pochino quella di 300, cosa che ho amato un sacco perché con poche frasi concise e spietate inquadra tutto in fretta e lascia un sacco di spazio libero, tutto molto diretto e spedito. I combattimenti belli perché non pirotecnici.
L’ansia delle apparizioni varie: tanta.
Sono 23 minuti di legnate con

Si può vedere in streaming sul sito della Paramount fino al 26 marzo QUI.
Qui la pagina facebook dell’opera e qua quella di Stefano Garau che ha curato delle illustrazioni meravigliose.
E poi il sito che ha questi teschietti bellissimi che è stata tipo la prima cosa che mi ha fatto dire VEDERE SUBITO.

{Le immagini sono di proprietà degli autori.}

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Macbeth – 2015

Drammatico (?)

Nella Scozia medievale un guerriero nobile, Macbeth, sta combattendo per il proprio re quando ha un incontro con tre donne particolari che gli profetizzano il futuro.
Vinta la battaglia e consultatosi con la moglie, Macbeth si spinge oltre l’aspettativa del futuro profetizzato e decide di farlo accadere. Uccide il suo re, Duncan, in una congiura, così da poterne prendere il posto.

È decisamente uno dei film più strani che io abbia visto in tempi recenti, e mi è sembrato davvero assurdo che a Milano ci fosse uno, forse due, sale che lo proiettava. Non ho mai frequentato tanto il teatro, ma nella produzione attribuita a Shakeaspeare forse Macbeth è uno dei personaggi che mi piacciono di più.

Le cose Belle di questo film:

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“Meniamoli!”
  • La Scozia.
  • Il Fassbender.
  • I costumi (grazie agli Dei non c’erano i kilt).
  • La Cotillard.
  • Le Streghe, che erano molto vere e non instranite.
  • Il Fassbender.
  • Il trucco, che non era solo per un personaggio ma più uniforme (per esempio l’uso dell’azzurro sugli occhi delle nobili).
  • Le scene di picchionaggio.
  • Il Fassbender.
  • La fotografia e i colori sparatoni.
  • I dialoghi che erano molto epici.

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    “Meniamoli!” 

Sì, mi avevano promesso Fassbender e degli scozzesi che si picchiavano, ci hanno messo poco a convincermi.

I difetti….
Non ce ne sono in verità, a me è piaciuto tutto. Le uniche cose che ho trovato un po’ particolari in realtà sono:

  • I tempi luuuuunghi. Non sono abituata più ad un film così lento che ha questi tempi che si ritaglia così tanto per far vedere i paesaggi, e il tempo che passa, e le azioni a rallenty
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    … ma con estrema calma.
  • I dialoghi. Sebbene siano bellissimi e molto teatrali… sono troppo teatrali e a volte ritagliano le scene in maniera un po’ strana.
  • … ma quanto fa impressione il professor Lupin come re?

La Scozia è davvero anche lei un personaggio a parte. Fredda, crudele, rude e bellissima. I vastissimi spazi su cui sorgono gli accampamenti battuti dal vento gelido mostrano quanto poteva essere estrema la vita di Macbeth e signora nonostante siano “nobili”, e di quanto invece sia più riparata la vita di corte, che si adatta alle follie del loro re.
Fassbender poi pare abbia preso ispirazione e tagliato il suo Macbeth come se fosse un reduce di guerra – cosa che effettivamente è- e da così una versione molto materica di un signore della guerra medievale che combatte nelle brughiere gelide, quindi passa da uno stato di incredulità, di pensieri onesti e giusti ad una serie sempre più assurda di paranoie e tirannia. I ripari sono scavati nella terra, ci si trova a combattere veterani assieme a bambini. Le scene di combattimento vanno avanti veloce e poi lentissimo, non sono nemmeno esageratamente splatter, anzi, sono quasi danze eleganti. Non serve fare casini casuali sempre per fare un po’ di medioevo style come in Got, e questo ha dato più carica alla morte di Duncan.
Ci sono poi questi colori sparatoni: il film inizia con un’atmosfera praticamente da alba, sugli azzurrini grigi e man mano sorge il sole sulla battaglia che Macbeth termina per il Re Duncan. Ci sono ombre lunghe bellissime e luci sui capelli poi delle tre streghe che sembrano un po’ contadine del luogo a prima vista, ma con particolari strani che oscillano sempre con lentezza, con bacche, ossa di uccellini o anche solo le spighe di grano nelle trecce (dovendo essere le tre Norne, sono tre diverse età della donna, quindi ragazza – adulta – anziana). Poi la luce diventa più netta, tra le scene di banchetto, di governo, e verso la fine diventa un rosso tramonto carichissimo.

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I dialoghi poi sono un po’ strani perché per quanto siano belli essendo molto teatrali ci sono alcune scene che forse sarebbe stato meglio riadattare, perché fanno davvero un effetto strano.

Per esempio (SPOILER):

  • Macbeth si consulta con Lady Macbeth a proposito del da farsi.
    Saputa la profezia, la Signora Macbeth cerca di spingere il marito a dare la codata al destino e di farla diventare vera: quindi passare da essere un uomo onesto che gode dei frutti della sua fatica in attesa di probabili tempi migliori a prendersi carico di azioni crudeli al fine di accelerare questi tempi. Col registro di dialogo che mantengono, Macbeth ci impiega circa 3 minuti a capire quel che gli sta suggerendo tra le righe e tra i denti la sua signora, che tra un po’ c’era la Cotillard che doveva fargli le sciarade per farglielo capire perché lui sembra un po’ tonto.

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    Famosa, sì ma la Marion è meravigliosa.
  • Macbeth saluta l’amico Banquo che parte col figlio.
    Poiché la profezia indicava Macbeth come grande re, ma attribuisce a Banquo l’essere il capostipite e padre di futuri Re, Macbeth –che ritiene anche di non poter avere più figli- nella sua paranoia decide che Banquo lo ucciderà, quindi vuole agire per tempo e ucciderlo assieme al figlio. C’è quindi questa scena che si poteva sviluppare magari un po’ più veloce di Macbeth che vede partire Banquo, perché gli chiede dove va.
    Che fa.
    Ma passi di là?
    Ma proprio di là?
    Ma passerai per quella strada, l’unica strada, assieme al tuo unico figlio, assolutamente da soli, in mezzo al bosco dove nessuno potrebbe sentirvi urlare in caso che delle persone incappucciate che non saranno certo miei dipendenti, alla data ora?
    Ciao caro fai buon viaggio, eh, che sarà lunga.

    Re Macbeth di Scozia, detto “L’Insgamabile”.

Anche la scena dell’omicidio di re Duncan è davvero fantastica, perché forse è la più emblematica per rappresentare la coppia Macbeth: lei che è tutta precisa, fine ed elegante nell’architettare un piano a prova di bomba (con piano b, c e d) e lui che riesce a fare un casino assurdo a cui poi deve rimediare lei.

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Jupiter Ascending

Quest’anno aspettavo pochissimi film, ma soprattutto Jupiter Ascending.
I motivi per cui lo aspettavo erano molto semplici:

  • Quanti anni sono che non abbiamo un film nato proprio per lo schermo e non come deriva poco soddisfacente di un altro prodotto?
  • Effetti speciali.
  • Mi piacciono le spiegazioni stupide sulle cose stupide degli alieni, tipo ‘cerchi del grano’.
  • Team Wachowsky.

Quando è uscito Matrix, ne abbiamo fatto tutti una malattia. Il finale aperto del primo capitolo è penso uno dei miei preferitissimi in assoluto. Matrix ha preso la fantascienza come eravamo abituati con una mano, la nostra realtà del 1999 con l’altra, le ha stritolati, ci ha fatto un purè e le ha messe assieme in una delle ambientazioni più belle, riuscite e d’impatto che io ricordi sul grande schermo.
Ora, ho letto varie recensioni e sentito altrettanti commenti su Jupiter, per cui ero preparata al peggio. Perché l’ultima volta che sono andata al cinema con una prospettiva alta mi sono pentita di aver pagato il biglietto. A me questo film invece è piaciuto molto, e mentre lo guardavo pensando a tutto quello che ne avevo sentito – e cercando di capire se quello che mi aveva attratto non solo veniva rispettato, ma anche aumentato- mi sono accorta che non è la struttura del film che ha problemi, perché è così semplice che sarebbe stato impossibile fallarla.

È il pubblico che è cambiato.

Matrix nella fantascienza era uscito rivolgendosi ad un pubblico più generale con un enorme  “E se…?” e se la tua realtà non fosse quella vera? Fino al 1999, a vedere i film di fantascienza ci andavano solo i fan della fantascienza. Le persone ‘normali’ non andavano a vedere film sulle astronavi, perché “non erano vere”.
Ma se il film si muove nella tua realtà ecco che anche la persona ‘normale’ lo guarda. Né più ne meno dell’urban fantasy. Quante ragazze dicono che non leggono fantasy ma si sono guardate Buffy l’ammazzavampiri oppure –brrr-  I Diari del Vampiro?

Oggi invece chi va a vedere i film di fantascienza e fantasy? I ragazzi. Loro sono il pubblico di adesso, come “noi” eravamo quello del 1999, 2000, 2005, e sono abituati a schemi e ruoli che noi abbiamo già sorpassato.

C’è chi ha considerato che Jupiter fosse altamente stereotipato, e quindi deludente.
La cosa mi ha lasciato molto perplessa, perché dal primo trailer che ho visto… cazzo, ma certo che è stereotipato!

Non chiami Mila Kunis {la nuova Stragnocca per antonomasia}, Channing Tatum {Il pupone a quattro ante} e Sean Bean {Che quando non fa il mentore muore male} perché vuoi far emergere lo spessore dei tuoi personaggi. Soprattutto non chiami Channing Tatum che è uno dei peggiori attori del pianeta, che riesce a far sembrare un antico romano un cafone della periferia di Detroit e che è statico come Robocop (la prima scena in cui compare qui la sua sagoma fa sembrare agile pure Schwarzenegger). Lo chiami perché ti serve un bel manichino che si diverta come un bambino in quello che sta facendo.

Ci sono due tipi di stereotipi:
Quello funzionale alla storia {i personaggi sono tagliati al massimo per lasciare più spazio a tutto il resto, e questo è il caso}, e quelli fatti male per lasciare le maglie così larghe in modo che chiunque possa immedesimarsi {Twilight}.

Un’altra cosa che mi ha sorpreso molto è il paragone con Matrix. “Jupiter è troppo stereotipato, non regge il confronto con Matrix”.

Ma  Il pubblico è cambiato.
Indubbiamente Matrix è un bellissimo film, ma lo consideriamo tale perché il suo impatto è stato importante sulle nostre vite. È uscito nel momento giusto: internet, il millennium bug… Nessuno di noi si è mai fermato ad analizzare Matrix come succede coi film di adesso, che io sappia.Ci proviamo?

Jupiter:
Ragazza comune scopre di essere una personalità importante di un altro mondo. Incontra un gruppetto di cafoni che la salvano dai cattivi, parte in missione, ci mostra il mondo, combatte, scopre che l’umanità fa parte di un sistema di allevamento, bacio con lo sgherro piacente numero 2, finale aperto, effetti speciali, esplosioni.

Matrix:
uomo comune scopre di essere una personalità importante di un altro mondo, incontra un gruppetto di cafoni che lo salvano dai cattivi, parte in missione, ci mostra il “mondo”, combatte, scopre che l’umanità fa parte di un sistema di allevamento, bacio con la sgherra piacente numero 2, finale aperto, effetti speciali, esplosioni.

Differenze:

Matrix parla di realtà virtuale e l’equipaggio della Nabucodonosor è vestito di pelle. Il protagonista è maschio, adulto, con un lavoro stabile e che manda a farsi fottere le autorità.

Jupiter parla di realtà stellare e l’equipaggio della nave è vestito di sbrillucichini. La protagonista è femmina, ragazzina che ha un lavoro precario e insoddisfacente e che si fida delle autorità fino a che non è evidente anche a lei (noi lo avevamo capito a minuto 7) che la polizia interstellare è corrotta.

Matrix si rivolgeva ad un pubblico più o meno di adulti, che erano quelli che guardavano la fantascienza nel 1999.
Jupiter si rivolge al pubblico di giovani (20?), che sono quelli che guardano la fantascienza nel 2015, ma la farcisce di citazioni visive perché sanno che ci siamo anche noi. Se avessero voluto fare una cosa molto easy bastava già roba come quella che sta infestando anche la fantascienza in questi anni.
In breve, la storia è piuttosto facile, i personaggi sono molto tranquilli e non lasciano grandi sorprese, quindi puoi distrarti a guardare la statua messa in quinto piano in fondo a sinistra, ehi ma è fatta benissimo, intanto quello parla e non ce ne frega niente. Se fossero stati però approfonditi molto di più, o se si fosse fatto vedere qualche altro pianeta, probabilmente anche i più ‘grandi’ lo avrebbero apprezzato, piuttosto che basarsi su quanto già osato negli altri immaginari. Insomma, è un film molto carino, ma se nel 1999 hai sfondato la percezione di un genere a ceffoni, nel 2014 ci si aspetterebbe quasi la stessa cosa.

Quindi molto bene:

  • Citazioni e spiegazioni su qualsiasi cosa ricordi il nostro immaginario alieno, dai cerchi del grano al perché tutti quelli che dicono ‘sono stato rapito dagli alieni e mi sono svegliato su un tavolo operatorio’ li identificano come i Grigi, o perché nessuno si ricorda di aver assistito ad un evento alieno, o anche i dinosauri.
  • Variazione della ‘razza’ dei personaggi spiegati intuitivamente con la storia della genetica manipolata. Cioè, spiegata una volta, si può immaginare che siano tutti ritoccati per lo stesso motivo.
  • Costumi, musiche, architetture, astronavi, mostriciattoli vari ed eventuali, tecnologia intuitiva e fruibile (non da ‘è fighissimo, ma la uso solo questa volta qua’). Ed è molto più materico, credo abbiano usato molti costumi, trucchi e maschere.
  • Anche solo inserire ‘vampiro’ in fantascienza è piuttosto difficile, ma ce l’hanno fatta, testimoniando che si è guardato proprio a tutto. Senza poi contare ‘Abraxas’, ‘Horus’, etc.
  • Costruzione del “problema” da risolvere molto interessante, perché gli Abraxas hanno ragione: quando possiedi tutto l’Universo e ti puoi muovere quanto ti pare, anche il lusso più sfrenato non è nulla in confronto al possedere il tempo.
  • Ringrazio molto di non aver inserito la solita stronzata abissale tra personaggi adulti con la sfera emotiva di un undicenne sull’amicizia, la forza dell’amore, lo spiegone sui sentimenti, ma di aver limitato la cosa solo a bacio + “quella è la mia famiglia e vado a fargli un culo così a quella fighetta in latex” + “se sei geneticamente programmato per stare in un branco, dovresti buttarti su quest’idea”.
  • Ultimo, ma non per importanza, anzi, la “morale”, il messaggio. Se abusi del pianeta, non distruggi il pianeta, ma distruggi te stesso. O almeno, io l’ho intesa così, per via della metafora delle api che riconoscono Jupiter come sovrana (le api sono sempre un sintomo del benessere del terrtorio e, per questo, considerate sempre tramiti col ‘divino’), della mietitura avvenga solo quando il pianeta è troppo sovraffollato, del distaccamento che hanno gli Abraxas verso le persone che loro mietono come bestiame per un capriccio.

Molto meh:

  • I Dialoghi. A tratti spiegano, non ci sono battute davvero divertenti (Quella del cane, magari anche no).
  • “Prevedibilità” forse è la parola più azzeccata. Ognuno fa quello che ci si aspetta.
  • Se causi un cataclisma notevole su Giove che potrebbe intaccare la sua massa, potrebbe – dico, potrebbe- creare problemi al resto del nostro sistema solare.
  • Mi sarebbe piaciuto davvero, davvero, davvero un finale più matrix di lei che decolla a tutto spiano a vedere gli altri mondi che ha ereditato.
  • Il doppiaggio su Eddie Redmayne è stato tremendo, perché più che mellifluo sembrava un tossico con la raucedine, anche perché la sua voce ‘vera’ non è quella spifferata come in Italiano. E purtroppo essendo lui più bravo di metà del resto del cast, sembrava molto più melodrammatico di Thranduil.

 

“…Ma, nonostante ciò, sono comunque il più Favoloso del Reame.”
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How to train your Dragon { 2 }

Con soli 3 mesi e mezzo di ritardo, è uscito finalmente anche in Italia ‘Dragontrainer 2’.
Non so perché questo e i Guardiani della Galassia sono stati calciati così lontano dal resto delle uscite nel mondo – immagino sia per tutelare l’uscita di qualche pataccata nostrana – ma sono riuscita ad evitare tutti gli spoiler che giravano in rete sottoforma di fanart e giffine, forse perché sono una delle pochissime persone al mondo che sì, Tumblr, eccolo lì ma non lo uso spesso.

Spoiler che metà sono vanificati dai trailer che praticamente raccontano tutto, metà sono piuttosto prevedibili. Ma andiamo con ordine.

L’imbarazzo.

Di entrare in una sala del cinema, accomodarsi e veder partire i trailer dei cartoni animati che usciranno.
L’Ape Maya speravo cadesse nel dimenticatoio dell’infanzia che ha appestato per vent’anni, ma no.
La Pixar credevo che dopo quelle mostruosità pessime e prive di senso di Frozen e Malefica se ne uscisse con un “Scherzetto! Ora torniamo a fare gli Up e i Brave!”. No. Planes. 2. Questo vuol dire che c’è stato anche un 1. Con la musica degli AC/DC – si vede che Megamind ha tirato più di quanto ci si aspettasse-.
E poi loro, la patacca suprema che esportiamo – anzi, importiamo, perché l’animazione è mandata a calci in Cina e poi torna qui – delle Winx sirenette canterine sculettanti e anoressiche. Si capisce che non puoi farcela nel momento in cui esporti una roba come questa e dopo parte il trailer di Boxtroll e dei Pinguini che sono qualitativamente otto universi più in là.

Non so perché qualcuno pensi ancora che la Dreamworks è seconda alla Pixar. Si vede che i Croods, Epic!, Dragontrainer, Megamind non li hanno visti.

 

La storia è fondamentalmente affidata tutta al trailer: Berk è un villaggio di vichinghi felici che giocano coi loro draghi, arriva il cattivo tamarro, botte, draghi, altre botte, altri draghi, lacrime, botte di più, draghi di più, fine. Spero per un fine e ci vediamo ad un 3.

Senza spoilerare troppo, ecco i punti forti del film in ordine:

  1. Se siete bimbi fortunati, vi daranno assieme al biglietto le figurine *^* !
  2. C’è un salto temporale che assorbe tutto ciò che è superfluo spiegare, come le relazioni sociali prevedibili nel gruppetto di Hiccup & friends {Testabruta è la più geniale di tutti} e i mutamenti della struttura del villaggio e ti fornisce un’ambientazione pronta e su più vasta scala da esplorare.
  3. I tre punti più forti sono: il design dei draghi, le invenzioni di Hic e i fondali. Per i draghi è facile intuire a quale animale appartiene questa o quella movenza, ma tutto lo studio sul volo, il comportamento, i colori e le nuove forme di draghi che si vedono nella tana sono mostruosamente belli. Così come Hic che diventa fondamentalmente esploratore inventando una propria tuta e il continuare a trovare un modo per far volare in solitaria Sdentato, che sembra più un cane che un gatto in questo secondo episodio, e i fondali che descrivono la grandezza dei paesaggi nordici,
  4. Valke. Per creare Belle, la Disney si era affidata alle movenze delle ballerine classiche. Dopo 20 anni, Valke è la massima espressione di movimenti così delicati che immagino ci vorranno altri 20 anni per riprenderla. Oltre al fatto che la sua figura mi ha ricordato molto Dian Fossey e tutti coloro che si spendono per salvaguardare una specie al punto tale da diventare parte di essa – e il suo costume, e il suo background, sono veramente splendidi.
  5. Stoick l’immenso, il suo Spaccateschi e, ovviamente, quei 30 secondi in cui ha gli occhi a cuoricino. E Scaracchio.
  6. Walhalla e Valchirie, che non sono ovviamente presenti, ma la loro nomina è tutta vichingosità in più.
  7. Il crescendo di tamarria che detona ogni 5 minuti, passando dalle battute simpatichine a creature gargantuesche che si spennano in volo.

Gli unici punti deboli, purtroppo, sono:

  1. Colpi di scena già annunciati. Purtroppo è quel tipo di storia che si sa dove va a parare, ma arrivandoci così bene è ok.
  2. L’antagonista non ha quel carisma per davvero con cui dovrebbe farti dire …esticazzi!.Non è a mio avviso inspessito abbastanza, perché non ha alcun elemento che lo contraddistingue, oltre all’essere semplicemente antipatico di per sé. Ciò che lo porta a diventare com’è è una cosa così comune e largamente condivisa, all’interno di un immaginario vichingo, che mi stupisce che sia l’unico. Viene presentato con mantello roboante, discussioni di potere, ma è solo presenza; è un bullo, come potrebbe esserlo Snotlout da grande.Risulta più spesso il personaggio doppiato da Kit Harigton – Jon Snow -, Eret figlio di Eret, perché ha una svolta narrativa che Drago non ha. Il problema dei cattivi tanto per essere cattivi.
  3. C’è tutta una parte dedicata al volemose bene, pace in terra ai vichinghi di buona volontà, che personalmente ho trovato piuttosto forzata. Sarebbe stato meglio buttarsi di più sulla storia della salvaguardia dei draghi e del loro ecosistema, sul fatto che, come dice Val, alcuni nascono diversi, ma non per questo pericolosi, che forse era più coinvolgente perché trasversale – sì, parliamo di draghi, forse ma anche lo spettatore giovane si sente più preso-.

E niente, questo è il film animato che ho preferito in tutto il 2014 – fino a che non uscirà Boxtroll, probabilmente- e che segue il mio film animato moderno preferito.

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47 Ronin

Se la Dìlusione avesse una faccia…

 

Visto anche stavolta in 2D, immagino renda anche in 3D – noi avevamo uno schermo che faceva provincia, quindi…

Dunque, che dire? La prima volta che ho sentito dei 47 Ronin stavo guardando un altro tipo di film.

Dove la loro storia viene riassunta in novanta secondi – da cui quest’anno hanno tirato fuori un film di due ore secche.

Il film mi è piaciuto; se c’è una cosa che gli americani sanno fare, sono le scene tamarre prive di senso. Mi è piaciuto quasi tutto, il problema è tuttavia quello che ho riscontrato nelle ultime uscite di questi anni: vedi il trailer e poi muori.
Locandina fighissima, Trailer che ti gasa un sacco. Poi entri in sala e quello che avevi provato vedendo il trailer resta a casa, nello schermo tv. Tu guardi il film e aspetti che l’epicità esca a prenderti a pugni. Questo non avviene per davvero.
O meglio, se non avessero fatto dei trailer così belli ed esaustivi, accadrebbe. Non ho capito se il trend degli ultimi anni è che i film siano meno avvincenti, o i curatori dei trailer sempre più bravi.

La più grande Dilusione infatti è stata che nel trailer era tutto iperazione, fighissimo e mi ha dato la percezione errata che personaggi come Rick Genest – nel ruolo di Rick Genest- avessero formato un seguito a Keanu & Friends. Invece tipo compare a dire mezza battuta. Ma ok, giustamente: non sono giapponesi, non possono sbarcare, lo capisco. Ma non mettetelo in locandina:

 

Il nano in ombra di spalle: il co-protagonista.

L’altro aspetto Nefasto del film è che ti lancia nei primi 15 minuti nel Giappone Feudale e lo condisce con un parco di creature interessanti. Che però non si vedono più. Cioè, come in Europa era scontato dare la caccia all’Uro, qui hanno questi:

*-* lo aaaaaamo!

Capisco perché i giapponesi saltano tantissimo nei film e negli anime: hanno questa fauna da schivare.
Esauriti gli unici due argomenti che mi hanno un po’ sgonfiato il film, ecco invece il resto che mi è piaciuto tantissimo:

  1. I colori: Le scene, gli abiti, i fondali, le luci erano tutti ‘abbinati’, equilibrati, cromaticamente, che rendeva assieme sia l’idea che noi occidentali possiamo avere della fastosità di una corte orientale -anche se “sobria” come quella Giapponese, perché quelle indiane e i Khanati te li raccomando per le diottrie- sia la dimensione, appunto, fiabesca, con questi paesaggi bellissimi. MI ha lasciato perplessa un pochino la scelta che il regno di Kira sembri posto oltre il Circolo Polare Artico e quindi non c’è mai il sole ed un eterno plenilunio, ma ok.
  2. Creature Design: L’ho amato. Il Kirin, la strega, i monaci, il samurai che abbiamo ribattezzato “Clegane” {“Montagna-che – cavalca”}, i ragni – veramente bellissimi. Hanno reinventato con molta cura qualcosa di mitologico rendendolo credibile. Io adoro i mostrini vari, per cui sono sempre un po’ pignola su questi aspetti.
  3. Keanu Reeves: oh, io lo adoro sempre e comunque. Qui è più abbacchiatello del solito, poverino. Forse sono io che lo amo troppo, ma qui proprio bravo ad essere remissivo e prendersi legne da tutti perché, appunto, non è davvero giapponese. Poi la sua scena alla Conan il Barbaro nell’arena mi convince sempre di più che anche i magrolini possono farlo. MI piace molto la sua caratterizzazione, di quelli proprio “ehi stiamo tranquilli non voglio ridurti a pappetta”, esperto in quelli che purtroppo sono stati tradotti come “demoni”.
  4. Continuity storica: molte persone non sanno che il “feudalesimo” giapponese non corrisponde con il nostro. In particolare questa vicenda si colloca nel 1702/ 1704 d.C., quindi c’è uno scarto di quasi mille anni con il nostro. Sebbene sia rimasta delusa dall’apparizione- ninja di Rick Genest, mi è piaciuta la scusa: il porto degli Olandesi. Vedendo i velieri olandesi, gli unici in quel periodo che potevano commerciare con il Giappone (e anche con la Cina, ma senza scendere a toccare terra: avevano un’isoletta in disparte su cui i Giapponesi andavano a cercarli), si capisce subito in che tempo circa siamo. Mi dispiace che non siano stati inseriti i tanegashima – i fucili lunghi due metri che i giapponesi avevano imparato a fare dai portoghesi un secolo prima, sull’isola appunto di Tanegashima- però è anche bello che siamo rimasti 46 e 1/2 ronin giapponesi. Almeno è fedele a quelle 3 cose che sappiamo tutti sui 47 Ronin.
  5. Principessa Mika: non mi aspettavo la storia d’amore, ma serve solo a rafforzare tutte le cose di onore e devozione al proprio signore. Mika poi anche se è la principessa non è di quelle che sta ad aspettare, diciamo che nel suo piccolo si dà da fare. Il finale poi mi è piaciuto tantissimo.
  6. La strega Mizuki: con l’occhio azzurro, è fighissima. Non ha motivi particolari, gli antagonisti che fanno cose per noia e perché se lo possono permettere perché hanno dei poteri stranissimi sono i miei preferiti. Il problema è stata la sua doppiatrice italiana che veramente non ho capito perché.
  7. I costumi: Non ho idea se sono giusti o meno rispetto alla storia del costume giapponese. So solo che mi sono piaciuti un casino, soprattutto l’effetto finale del vestito verde di Mizuki quando torna umana per l’ultima volta; l’associazione arancio/blu con il rosa dei fiori di Mika quando  l’imperatore proclama la sua unione nuziale e sopratutto il bianco accecante del seppuku.
  8. Colonna sonora: non è il solito aspirapolvere acceso che ormai ci siamo abituati a sentire da batman begins ad oggi.
  9. Il Giappo-cast: tutti, dall’imperatore ad Asano, da Mizuki a Oishi, ma soprattutto quello cicciottello che abbiamo chiamato Little John perché non mi ricordo come si chiama, sono tutti bravissimi. La Strega è stata la mia preferita.
  10. Le rappresentazioni teatrali, le “divise” rosse dei Samurai, le statue disseminate in rovina per le valli, i monaci, i forgiatori di spade, la fotografia, etc. Tutte occasioni per dipingere una situazione sì, leggendaria, ma ben contestualizzata.
  11. Ho deciso di  mia sponte che l’ultima scena di Mika che guarda dal ponte sul fiume è anche l‘ultima immagine dei 47 Ronin {in relazione alle ultime parole che si scambia con Keanu}, che passano in alto svolazzando.

In ultimo, cliccate qui se volete vedere disegni preparatori e simili.

Detto tutto? Spero di sì e non aver dimenticato nulla!