Nuraghes s’Arena

Domenica sera su Paramount Channel è andato in onda per “la prima” il corto di ‘Nuraghes s’Arena’, che anticipa poi il film. Paramount Channel è un canale nato relativamente da poco che manda in loop una bella scelta tra telefilm e film con cui se hai almeno 30 anni  è facile che ci si è cresciuti e anche ad orari relativamente decenti.
Di bello c’è anche che ho potuto vederlo dal canale streaming e non dallo schermo tv.
Di che parla?
Vendetta.
La trama più semplice e diretta dell’universo.

“Nella Sardegna nuragica un guerriero si sta recando ad una cerimonia sacra. A muoverlo però non si tratta di spirito di sacrificio, devozione per gli Dèi o rispetto di una tradizione, ma la vendetta per una perdita subita nonostante degli incubi lo perseguitino.”

salmo


Nuraghes s’Arena è basato tutto sull’ambientazione nuragica. Mischia elementi concreti e materiali con una serie di elementi horror e fantastici che sono unici della Sardegna e del periodo dei Nuraghi. Quindi tutte le suggestioni e le scelte ‘fantahorror’ sono proprie e uniche, fattibili e concrete solo in questa ambientazione.

La civiltà nuragica si sviluppa nell’età del Ferro: approssimativamente dal 1800 a.C. in qua.
Per inquadrare più o meno la cosa: nel momento in cui in Sardegna si sviluppa il sistema e la civiltà nuragica che va ad espandersi Cnosso è ancora in piedi e l’Egitto esce da un paio di crisi potenti ed è praticamente a metà percorso. I “Greci” ancora non ci sono, ci sono i loro propropro zii. Atene e Sparta forse sono ancora delle capanne raccolte attorno ad un re locale. Ebla, la città con le tubature e fontane, dagli scalini dorati e la biblioteca più antica mai scoperta sta per crollare perché il sistema in cui è nata non funziona più. In tutto ciò spuntano i Nuraghi, belli tronfi in una grossa isola del Mediterraneo, che poi potrebbero essere in parte coloro che verranno identificati come “Shardana”, gente che arrivava dal mare che nel 1300 a.C. circa pure Ramesse II dovette penare per farli stare calmi. Ad una mostra recente tenuta al museo Archeologico di Milano erano esposte, tra i tanti reperti, anche delle mappe che identificano gli insediamenti e i ritrovamenti dell’Età del Ferro, e per questo ho trovato piuttosto curioso che tutti i puntini si raccogliessero più al centro dell’isola (dove c’erano molti templi e luoghi sacri connessi alle fonti d’acqua, più semplicemente chi aveva l’acqua dolce aveva anche il potere) che sulla costa, dove poi arriveranno i Fenici.
E pure i Fenici staranno sulle coste perché avevano paura a entrare.

nuraghes-s-arena

Comitato d’Accoglienza.

Il cortometraggio in 23 minuti fa più o meno capire perché: i nuraghi erano pericolosissimi e la Sardegna ha un clima del tutto particolare. La Sardegna stessa potrebbe essere annoverata come coprotagonista del corto, con questi paesaggi sconfinati, aspri, foreste intricate in cui non si sa chi ci abita, cime faticose da guadagnare, più aquile e corvi che persone. Più di cinque persone assieme non si vedono. E’ una desolazione molto diversa da quella che potrebbe essere quella di Smaug perché è viva, la natura fa gli affari suoi, sono le persone che devo stare attente.
Anche se di breve durata poi si vedono tutta una serie di dettagli molto belli perché studiati da reali ritrovamenti: il ciondolo che rappresenta una figura femminile, le ceramiche (!), le armi, le armature, gli elmi, l’arco. E poi anche l’implementazione degli effetti speciali. Potrei sbagliarmi ma il luogo dove è ricostruita l’arena mi ha ricordato un sito megalitico che esiste davvero in Sardegna, e che ha una specie di bassa cinta muraria perché probabilmente serviva per funzioni religiose.
La voce narrante mi ha ricordato un pochino quella di 300, cosa che ho amato un sacco perché con poche frasi concise e spietate inquadra tutto in fretta e lascia un sacco di spazio libero, tutto molto diretto e spedito. I combattimenti belli perché non pirotecnici.
L’ansia delle apparizioni varie: tanta.
Sono 23 minuti di legnate con

Si può vedere in streaming sul sito della Paramount fino al 26 marzo QUI.
Qui la pagina facebook dell’opera e qua quella di Stefano Garau che ha curato delle illustrazioni meravigliose.
E poi il sito che ha questi teschietti bellissimi che è stata tipo la prima cosa che mi ha fatto dire VEDERE SUBITO.

{Le immagini sono di proprietà degli autori.}

Macbeth – 2015

Drammatico (?)

Nella Scozia medievale un guerriero nobile, Macbeth, sta combattendo per il proprio re quando ha un incontro con tre donne particolari che gli profetizzano il futuro.
Vinta la battaglia e consultatosi con la moglie, Macbeth si spinge oltre l’aspettativa del futuro profetizzato e decide di farlo accadere. Uccide il suo re, Duncan, in una congiura, così da poterne prendere il posto.

È decisamente uno dei film più strani che io abbia visto in tempi recenti, e mi è sembrato davvero assurdo che a Milano ci fosse uno, forse due, sale che lo proiettava. Non ho mai frequentato tanto il teatro, ma nella produzione attribuita a Shakeaspeare forse Macbeth è uno dei personaggi che mi piacciono di più.

Le cose Belle di questo film:

0d083f87b8ef3708aae8da2b03b95509

“Meniamoli!”

  • La Scozia.
  • Il Fassbender.
  • I costumi (grazie agli Dei non c’erano i kilt).
  • La Cotillard.
  • Le Streghe, che erano molto vere e non instranite.
  • Il Fassbender.
  • Il trucco, che non era solo per un personaggio ma più uniforme (per esempio l’uso dell’azzurro sugli occhi delle nobili).
  • Le scene di picchionaggio.
  • Il Fassbender.
  • La fotografia e i colori sparatoni.
  • I dialoghi che erano molto epici.

    tumblr_nu007swu6k1slsalco1_500

    “Meniamoli!” 

Sì, mi avevano promesso Fassbender e degli scozzesi che si picchiavano, ci hanno messo poco a convincermi.

I difetti….
Non ce ne sono in verità, a me è piaciuto tutto. Le uniche cose che ho trovato un po’ particolari in realtà sono:

  • I tempi luuuuunghi. Non sono abituata più ad un film così lento che ha questi tempi che si ritaglia così tanto per far vedere i paesaggi, e il tempo che passa, e le azioni a rallenty
  • tumblr_npfl03fsyw1qka6nwo1_500

    … ma con estrema calma.

  • I dialoghi. Sebbene siano bellissimi e molto teatrali… sono troppo teatrali e a volte ritagliano le scene in maniera un po’ strana.
  • … ma quanto fa impressione il professor Lupin come re?

La Scozia è davvero anche lei un personaggio a parte. Fredda, crudele, rude e bellissima. I vastissimi spazi su cui sorgono gli accampamenti battuti dal vento gelido mostrano quanto poteva essere estrema la vita di Macbeth e signora nonostante siano “nobili”, e di quanto invece sia più riparata la vita di corte, che si adatta alle follie del loro re.
Fassbender poi pare abbia preso ispirazione e tagliato il suo Macbeth come se fosse un reduce di guerra – cosa che effettivamente è- e da così una versione molto materica di un signore della guerra medievale che combatte nelle brughiere gelide, quindi passa da uno stato di incredulità, di pensieri onesti e giusti ad una serie sempre più assurda di paranoie e tirannia. I ripari sono scavati nella terra, ci si trova a combattere veterani assieme a bambini. Le scene di combattimento vanno avanti veloce e poi lentissimo, non sono nemmeno esageratamente splatter, anzi, sono quasi danze eleganti. Non serve fare casini casuali sempre per fare un po’ di medioevo style come in Got, e questo ha dato più carica alla morte di Duncan.
Ci sono poi questi colori sparatoni: il film inizia con un’atmosfera praticamente da alba, sugli azzurrini grigi e man mano sorge il sole sulla battaglia che Macbeth termina per il Re Duncan. Ci sono ombre lunghe bellissime e luci sui capelli poi delle tre streghe che sembrano un po’ contadine del luogo a prima vista, ma con particolari strani che oscillano sempre con lentezza, con bacche, ossa di uccellini o anche solo le spighe di grano nelle trecce (dovendo essere le tre Norne, sono tre diverse età della donna, quindi ragazza – adulta – anziana). Poi la luce diventa più netta, tra le scene di banchetto, di governo, e verso la fine diventa un rosso tramonto carichissimo.

macbeth-macduff

I dialoghi poi sono un po’ strani perché per quanto siano belli essendo molto teatrali ci sono alcune scene che forse sarebbe stato meglio riadattare, perché fanno davvero un effetto strano.

Per esempio (SPOILER):

  • Macbeth si consulta con Lady Macbeth a proposito del da farsi.
    Saputa la profezia, la Signora Macbeth cerca di spingere il marito a dare la codata al destino e di farla diventare vera: quindi passare da essere un uomo onesto che gode dei frutti della sua fatica in attesa di probabili tempi migliori a prendersi carico di azioni crudeli al fine di accelerare questi tempi. Col registro di dialogo che mantengono, Macbeth ci impiega circa 3 minuti a capire quel che gli sta suggerendo tra le righe e tra i denti la sua signora, che tra un po’ c’era la Cotillard che doveva fargli le sciarade per farglielo capire perché lui sembra un po’ tonto.

    tumblr_nvkd6b1eha1qdtcexo2_r1_500

    Famosa, sì ma la Marion è meravigliosa.

  • Macbeth saluta l’amico Banquo che parte col figlio.
    Poiché la profezia indicava Macbeth come grande re, ma attribuisce a Banquo l’essere il capostipite e padre di futuri Re, Macbeth –che ritiene anche di non poter avere più figli- nella sua paranoia decide che Banquo lo ucciderà, quindi vuole agire per tempo e ucciderlo assieme al figlio. C’è quindi questa scena che si poteva sviluppare magari un po’ più veloce di Macbeth che vede partire Banquo, perché gli chiede dove va.
    Che fa.
    Ma passi di là?
    Ma proprio di là?
    Ma passerai per quella strada, l’unica strada, assieme al tuo unico figlio, assolutamente da soli, in mezzo al bosco dove nessuno potrebbe sentirvi urlare in caso che delle persone incappucciate che non saranno certo miei dipendenti, alla data ora?
    Ciao caro fai buon viaggio, eh, che sarà lunga.

    Re Macbeth di Scozia, detto “L’Insgamabile”.

Anche la scena dell’omicidio di re Duncan è davvero fantastica, perché forse è la più emblematica per rappresentare la coppia Macbeth: lei che è tutta precisa, fine ed elegante nell’architettare un piano a prova di bomba (con piano b, c e d) e lui che riesce a fare un casino assurdo a cui poi deve rimediare lei.

tumblr_npffuoyqlw1uwat82o1_540

Seventh Son

Cominciamo con la domanda stupida massima: ma lo trovate inquietante guardare un film nella sala di un cinema da soli? A me è successo proprio settimana scorsa per la prima volta in vita e sinceramente è bellissimo!
Chiusa parentesi ‘social’, passiamo alla polpa. Io i libri di Delaney non sono mai riuscita a leggerli, il che è presto detto:

Mah.

E sono abbastanza sicura che non li leggerò ancora per molto, perché se in otto anni sono solo riusciti a piazzare una brutta copertina, cambiare il titolo e duplicare il costo di uno solo su tredici volumi, ecco, magari me li leggerò in inglese, di certo ci metterò meno che aspettare la traduzione completa.

Di ciò che mi attirava di Delaney era l’immaginario di cui avevo sentito parlare: una serie di elementi fantasy piuttosto classici (inglesizzanti) su cui però si innestano varie creature e scene che scivolano nell’orrorifico mentre il protagonista è ancora piccino (Tom ha 12 anni, giù di lì). Se ho appena scritto una cavolata, fermatemi. Ma comunque nel film è decisamente questo il punto più forte, purtroppo quasi l’unico.

Sotto questo punto di vista, il film è davvero riuscito. C’è tutto un immaginario visivo molto ricco ed elaborato in maniera spettacolare, anche l’oggetto più semplice ha un suo perché e le creature sono davvero interessanti… solo che il mondo non è approfondito. La trama è invece di una semplicità sconcertante ma si capisce dal trailer, mentre di sorprendente c’è il fatto che tutte le madri in questo film picchiano come fabbri.

La storia del ragazzino che fa un mestiere umile nella torre più alta del castello più lontano del regno e incontra un mago per il prossimo Wizard got Talent è penso uno degli inizi più classici della storia del fantasy. Funziona. Da Achille, passando per Artù e arrivando a Percy Jackson. Ogni bambino del mondo desidera che ad un certo punto compaia qualcuno sulla porta e gli dica “sei speciale, ci servi per un’impresa”.
Detto questo sì, il film ha due enormi punto dolenti che mandano in malora tutto il salvabile.

 Il primo problema sono i dialoghi.
Non hanno. Alcun. Senso. Logico.

Alcuni sono degli spiegoni terribili che non servono a nulla, oltre al fatto che la caratterizzazione generale dei personaggi è quasi totalmente assente nemmeno all’interno del loro stereotipo. Quando si tratta di spiegare invece, non parlano. La successione di eventi è talmente prevedibile che sembra che anche i personaggi l’abbiano capita. L’impressione che mi ha dato è stata quella di un enorme e costoso gioco di ruolo dal vivo interpretato male. “Il metagame uccide il gioco”: i brutti dialoghi ammazzano i film.
E battute tipo “il Mostro è di livello 6 e si uccide con…” non aiuta a dissipare questa sensazione.
A questo poi non aiuta la recitazione di Ben Barnes (Tom, il 7×7) e soprattutto di Alicia Vikander (Alice, la sua streghetta), che hanno dei momenti di dialoghi davvero tra l’imbarazzante e l’orrido.
Credo ci siano stati errori nel montaggio del film, perché alcune parti mi risultano senza senso rispetto alla scena precedente, oppure non adeguatamente approfondite.

Due rapidi esempi.
Tom si lamenta che fa il porcaro su un’isola di 40 mq assieme alla famiglia, e che lui vuole molto di più dalla vita.
Scena 2: Jeff Bridges arriva sull’isola perché cerca il fantomatico settimo figlio di un settimo figlio perché lui è un mago.
Scena 3:Tom è confuso, non vuole saperne di fare l’apprendista di un mago, ma suo padre l’ha venduto manco fosse la figlia femmina o uno dei maialini.

Ora.
Non dico di fare i salti di gioia appeso al lampadario manco avessi ricevuto la lettera per Beauxbatons, ma un minimo di felicità: insomma, 10 minuti prima stavi dando le ghiande ai maialini, ora ti vogliono insegnare a castare fuoco in faccia ad un drago. Degli altri sei figli poi non c’è traccia (morti? Al lavoro? Venduti? E quella piccola sarà l’ottava?)

 Un’altra scena che secondo me ci sarebbe voluto molto più impatto emotivo è quella della lotta contro l’orso mannaro. Gregory da la torcia a Tom, senza alcuna spiegazione sul perché devono bruciare i mostri, e lui rifiuta e se ne va perché ha il dubbio che in realtà i mostri forse sono simpatici.
Non “persone”.
Ma persone “buone”.
Nel senso: se sei “buono”, allora posso risparmiarti. Ma se sei “tenebroso” allora no. E il dubbio a Tom che i mostri siano “buoni” non viene dal fatto che effettivamente hanno un aspetto umano e sono spaventati, ma solo perché Alice è una strega e flirta con lui.
Non c’è nulla nel film che faccia capire la pesantezza della situazione e riassumerla con “porterà caos e distruzione” non basta: anche una persona ‘mortale’ – quindi buona- porta caos e distruzione.
Tom è comunque un guardiano di porci che in capo a 3 giorni si trova venduto dalla famiglia alla mercé di un mago che gli da una torcia e senza spiegazioni gli dice di bruciare viva una persona, come se fosse una specie di spettacolo. Probabilmente (spero)nel libro questa cosa è descritta molto meglio, perché non ci posso credere altrimenti che mi sta dicendo “strega avvenente si salva è buona /orsetto mannaro ninja no”: è la trama base delle puntate più brutte di Streghe.

L’altro problema è Alice. Nei libri Tom è piccino, sui 12 anni, non conosco l’età di lei (se è coetanea o centenaria) e non conosco il suo peso nel libro, ma tagliata in questo film è terrificante. Peggio della Donzella in Difficoltà c’è la Donzella in Difficoltà Doppiogiochista, e peggio di questa quella scema.
Nella sua prima apparizione è legata e in procinto di essere bruciata sul rogo come strega. Poi torna a casa dalla mamma che le annuncia che Madre Malkin è tornata: evviva, possiamo vendicarci di quella manica di bifolchi che quando non bada ai campi ci brucia vive!
Poi incontra Tom, che è caruccio. E lei cambia idea sul fatto che le persone armate di roncole e forconi forse sono simpatiche.
Ritorna a casa di Malkin. No, Madre Malkin ha ragione, hanno bruciato l’orsetto ninja, devono morire.
Parte in missione come (la peggior) spia (mai vista) e capisce che Tom è turbato. Allora no, hanno ragione, le streghe devono essere bruciate.
Fare pace col cervello?
Alice non ha nessuna caratteristica. Una degli sgherri di madre Malkin è Kandyse McClure che muta in un leopardo mannaro. Non mi si può creare la leoparda mannara, il drago con le catene rotanti, lo squinternato con l’armature di ossa a scapole e lo shiva imbizzarrito con 4 braccia che vengono presi per il culo da questa sedicenne che l’unica cosa che ha capito sulla stregoneria in tutta la sua vita è come allacciarsi il corsetto.

Se il film fosse rimasto come nei primi dieci minuti con Jon Snow sarebbe stato fighissimo: la storia del mago vecchio, disilluso dalla vita e letale anche da ubriaco come una pigna con un carretto pieno di cianfrusaglie che servono a bruciare i mostri tirandoli fuori da contadini posseduti e che ha il problema che gli allievi muoiono o scappando dai mostri nella foresta. Quel ritmo era bellissimo, ma poi si è infranto.

Quindi, oltre a tutti questi “meh”:

  • Scenografie e sfondi bellissimi: la casa di madre Malkin immagino sia un vero sito o qualcosa del genere, perché era davvero troppo “archeologicamente” particolare per essere inventato di sana pianta.
  • Costumi, gadget vari, trucchi e parrucchi tutti molto belli, così come il design dei mostri e delle mutazioni – Radu sta in sella ad un cavallo e quando muta lo “incorpora” e ha pure le ali oltre che le catene rotanti, Urag sembra davvero uno pseudo sciamano, Virahadra ha 4 braccia… e Zanna è simpaticissimo e vince.
  • Qui tutte tirano ceffoni sonici. Le mamme sono incazzatissime.
  • Scene a caso: l’armatura che si anima da sola, i ghast, il boggart… tutte molto fighe. Ma purtroppo non hanno senso tra di loro.

 Solo questo. Sì, mi ha lasciato un po’ così. Il che è un peccato: con scenografie del genere bastava gestire bene i dialoghi e mostrare meglio i personaggi secondari in più e sarebbe uscito proprio un film caruccio.

Jupiter Ascending

Quest’anno aspettavo pochissimi film, ma soprattutto Jupiter Ascending.
I motivi per cui lo aspettavo erano molto semplici:

  • Quanti anni sono che non abbiamo un film nato proprio per lo schermo e non come deriva poco soddisfacente di un altro prodotto?
  • Effetti speciali.
  • Mi piacciono le spiegazioni stupide sulle cose stupide degli alieni, tipo ‘cerchi del grano’.
  • Team Wachowsky.

Quando è uscito Matrix, ne abbiamo fatto tutti una malattia. Il finale aperto del primo capitolo è penso uno dei miei preferitissimi in assoluto. Matrix ha preso la fantascienza come eravamo abituati con una mano, la nostra realtà del 1999 con l’altra, le ha stritolati, ci ha fatto un purè e le ha messe assieme in una delle ambientazioni più belle, riuscite e d’impatto che io ricordi sul grande schermo.
Ora, ho letto varie recensioni e sentito altrettanti commenti su Jupiter, per cui ero preparata al peggio. Perché l’ultima volta che sono andata al cinema con una prospettiva alta mi sono pentita di aver pagato il biglietto. A me questo film invece è piaciuto molto, e mentre lo guardavo pensando a tutto quello che ne avevo sentito – e cercando di capire se quello che mi aveva attratto non solo veniva rispettato, ma anche aumentato- mi sono accorta che non è la struttura del film che ha problemi, perché è così semplice che sarebbe stato impossibile fallarla.

È il pubblico che è cambiato.

Matrix nella fantascienza era uscito rivolgendosi ad un pubblico più generale con un enorme  “E se…?” e se la tua realtà non fosse quella vera? Fino al 1999, a vedere i film di fantascienza ci andavano solo i fan della fantascienza. Le persone ‘normali’ non andavano a vedere film sulle astronavi, perché “non erano vere”.
Ma se il film si muove nella tua realtà ecco che anche la persona ‘normale’ lo guarda. Né più ne meno dell’urban fantasy. Quante ragazze dicono che non leggono fantasy ma si sono guardate Buffy l’ammazzavampiri oppure –brrr-  I Diari del Vampiro?

Oggi invece chi va a vedere i film di fantascienza e fantasy? I ragazzi. Loro sono il pubblico di adesso, come “noi” eravamo quello del 1999, 2000, 2005, e sono abituati a schemi e ruoli che noi abbiamo già sorpassato.

C’è chi ha considerato che Jupiter fosse altamente stereotipato, e quindi deludente.
La cosa mi ha lasciato molto perplessa, perché dal primo trailer che ho visto… cazzo, ma certo che è stereotipato!

Non chiami Mila Kunis {la nuova Stragnocca per antonomasia}, Channing Tatum {Il pupone a quattro ante} e Sean Bean {Che quando non fa il mentore muore male} perché vuoi far emergere lo spessore dei tuoi personaggi. Soprattutto non chiami Channing Tatum che è uno dei peggiori attori del pianeta, che riesce a far sembrare un antico romano un cafone della periferia di Detroit e che è statico come Robocop (la prima scena in cui compare qui la sua sagoma fa sembrare agile pure Schwarzenegger). Lo chiami perché ti serve un bel manichino che si diverta come un bambino in quello che sta facendo.

Ci sono due tipi di stereotipi:
Quello funzionale alla storia {i personaggi sono tagliati al massimo per lasciare più spazio a tutto il resto, e questo è il caso}, e quelli fatti male per lasciare le maglie così larghe in modo che chiunque possa immedesimarsi {Twilight}.

Un’altra cosa che mi ha sorpreso molto è il paragone con Matrix. “Jupiter è troppo stereotipato, non regge il confronto con Matrix”.

Ma  Il pubblico è cambiato.
Indubbiamente Matrix è un bellissimo film, ma lo consideriamo tale perché il suo impatto è stato importante sulle nostre vite. È uscito nel momento giusto: internet, il millennium bug… Nessuno di noi si è mai fermato ad analizzare Matrix come succede coi film di adesso, che io sappia.Ci proviamo?

Jupiter:
Ragazza comune scopre di essere una personalità importante di un altro mondo. Incontra un gruppetto di cafoni che la salvano dai cattivi, parte in missione, ci mostra il mondo, combatte, scopre che l’umanità fa parte di un sistema di allevamento, bacio con lo sgherro piacente numero 2, finale aperto, effetti speciali, esplosioni.

Matrix:
uomo comune scopre di essere una personalità importante di un altro mondo, incontra un gruppetto di cafoni che lo salvano dai cattivi, parte in missione, ci mostra il “mondo”, combatte, scopre che l’umanità fa parte di un sistema di allevamento, bacio con la sgherra piacente numero 2, finale aperto, effetti speciali, esplosioni.

Differenze:

Matrix parla di realtà virtuale e l’equipaggio della Nabucodonosor è vestito di pelle. Il protagonista è maschio, adulto, con un lavoro stabile e che manda a farsi fottere le autorità.

Jupiter parla di realtà stellare e l’equipaggio della nave è vestito di sbrillucichini. La protagonista è femmina, ragazzina che ha un lavoro precario e insoddisfacente e che si fida delle autorità fino a che non è evidente anche a lei (noi lo avevamo capito a minuto 7) che la polizia interstellare è corrotta.

Matrix si rivolgeva ad un pubblico più o meno di adulti, che erano quelli che guardavano la fantascienza nel 1999.
Jupiter si rivolge al pubblico di giovani (20?), che sono quelli che guardano la fantascienza nel 2015, ma la farcisce di citazioni visive perché sanno che ci siamo anche noi. Se avessero voluto fare una cosa molto easy bastava già roba come quella che sta infestando anche la fantascienza in questi anni.
In breve, la storia è piuttosto facile, i personaggi sono molto tranquilli e non lasciano grandi sorprese, quindi puoi distrarti a guardare la statua messa in quinto piano in fondo a sinistra, ehi ma è fatta benissimo, intanto quello parla e non ce ne frega niente. Se fossero stati però approfonditi molto di più, o se si fosse fatto vedere qualche altro pianeta, probabilmente anche i più ‘grandi’ lo avrebbero apprezzato, piuttosto che basarsi su quanto già osato negli altri immaginari. Insomma, è un film molto carino, ma se nel 1999 hai sfondato la percezione di un genere a ceffoni, nel 2014 ci si aspetterebbe quasi la stessa cosa.

Quindi molto bene:

  • Citazioni e spiegazioni su qualsiasi cosa ricordi il nostro immaginario alieno, dai cerchi del grano al perché tutti quelli che dicono ‘sono stato rapito dagli alieni e mi sono svegliato su un tavolo operatorio’ li identificano come i Grigi, o perché nessuno si ricorda di aver assistito ad un evento alieno, o anche i dinosauri.
  • Variazione della ‘razza’ dei personaggi spiegati intuitivamente con la storia della genetica manipolata. Cioè, spiegata una volta, si può immaginare che siano tutti ritoccati per lo stesso motivo.
  • Costumi, musiche, architetture, astronavi, mostriciattoli vari ed eventuali, tecnologia intuitiva e fruibile (non da ‘è fighissimo, ma la uso solo questa volta qua’). Ed è molto più materico, credo abbiano usato molti costumi, trucchi e maschere.
  • Anche solo inserire ‘vampiro’ in fantascienza è piuttosto difficile, ma ce l’hanno fatta, testimoniando che si è guardato proprio a tutto. Senza poi contare ‘Abraxas’, ‘Horus’, etc.
  • Costruzione del “problema” da risolvere molto interessante, perché gli Abraxas hanno ragione: quando possiedi tutto l’Universo e ti puoi muovere quanto ti pare, anche il lusso più sfrenato non è nulla in confronto al possedere il tempo.
  • Ringrazio molto di non aver inserito la solita stronzata abissale tra personaggi adulti con la sfera emotiva di un undicenne sull’amicizia, la forza dell’amore, lo spiegone sui sentimenti, ma di aver limitato la cosa solo a bacio + “quella è la mia famiglia e vado a fargli un culo così a quella fighetta in latex” + “se sei geneticamente programmato per stare in un branco, dovresti buttarti su quest’idea”.
  • Ultimo, ma non per importanza, anzi, la “morale”, il messaggio. Se abusi del pianeta, non distruggi il pianeta, ma distruggi te stesso. O almeno, io l’ho intesa così, per via della metafora delle api che riconoscono Jupiter come sovrana (le api sono sempre un sintomo del benessere del terrtorio e, per questo, considerate sempre tramiti col ‘divino’), della mietitura avvenga solo quando il pianeta è troppo sovraffollato, del distaccamento che hanno gli Abraxas verso le persone che loro mietono come bestiame per un capriccio.

Molto meh:

  • I Dialoghi. A tratti spiegano, non ci sono battute davvero divertenti (Quella del cane, magari anche no).
  • “Prevedibilità” forse è la parola più azzeccata. Ognuno fa quello che ci si aspetta.
  • Se causi un cataclisma notevole su Giove che potrebbe intaccare la sua massa, potrebbe – dico, potrebbe- creare problemi al resto del nostro sistema solare.
  • Mi sarebbe piaciuto davvero, davvero, davvero un finale più matrix di lei che decolla a tutto spiano a vedere gli altri mondi che ha ereditato.
  • Il doppiaggio su Eddie Redmayne è stato tremendo, perché più che mellifluo sembrava un tossico con la raucedine, anche perché la sua voce ‘vera’ non è quella spifferata come in Italiano. E purtroppo essendo lui più bravo di metà del resto del cast, sembrava molto più melodrammatico di Thranduil.

 

“…Ma, nonostante ciò, sono comunque il più Favoloso del Reame.”

Lo Hobbit 3 – Il ritorno

Anticipo: mi è piaciuto.
Non mi è piaciuto tanto quanto gli altri 2 + 3, ma mi è piaciuto abbastanza da sopportarlo fino alla fine senza lanciare gli occhialetti hfr ninja.

Parto dalle prime cose che mi hanno davvero lasciata perplessa, perché io sono abbastanza Antica da aver visto la Compagnia dell’anello tre volte quando uscì al cinema.
Il film della Compagnia è un fantasy con delle scene notevolmente zarre: uno dei Nazgul che decapita un hobbit, Aragorn che ne piastra cinque o sei lanciando una torcia in faccia ad uno, un troll che cerca di fare di Frodo uno spiedino, l’accesso a Moria ostruito da tutti i nani morti e infine una mega rissa in cui Boromir muore malissimo e Aragorn deve macellare un orco.
Invece un film chiamato “five armies”, con 240 minuti di battaglie è fatto da armi di plastica che colpiscono di piatto? Gli orchi facevano guerre a tocco? Le inquadrature tattiche per evitare di riprendere quando i colpi arrivavano – Smaug compreso- ? L’unica spiegazione che riesco a darmi è che siano cambiate le impostazioni per la visione dei film da parte dei minori di 12 anni, perché altrimenti proprio non riesco a capire questa scelta di tagliare qualsiasi cosa dal punto di vista ‘bellico’ in un film che è proprio basato su una megarissa generale, e la cosa mi infastidisce un po’: cioè, Thrainduil decapita cinque orchi in un colpo solo e fanno pop!, e basta.
Non che si debba arrivare al livello di Leonida con personaggi che esplodono affogando nel loro stesso sangue, ma… bho.
L’altra nota dolente è il finale troppo rapido: non ci sono i funerali di Thorin, per esempio. Cioè, hai seguito questo deficiente nanico per 6 ore, poi muore male e basta. È peggio della morte di Mufasa, non hai il tempo di fartene una ragione. Cioè, l’allacciamento finale alla Compagnia è un riferimento grazioso, ma penso un dieci minuti in meno di orchi sarebbero andati bene comunque e avremmo guadagnato qualcosa di piu’ emotivo ed empatico.
L’altra cosa che purtroppo sfigura è Dain Piedeferro, che è bellissimo e lo amo un sacco, ma stona troppo. È  troppo macho, troppo figo, troppo risolutore rispetto agli altri personaggi, talmente forte che ho ipotizzato che Smaug abbia conquistato la Montagna Solitaria non per l’oro ma per chiudersi dentro per la paura di incontrarlo. Dain tira capocciate nude a orchi con l’elmo di metallo e li stende, è il Chuck Norris dei Nani.
Oltre al fatto che, ad esclusione, ho intuito che il trono di Thrain dopo la morte di Thorin sia passato a lui, perché non viene detto -o non ricordo che qualcuno almeno lo accenni-.

Mi è piaciuto molto invece il taglio ‘tattico’ che c’è tra il secondo e terzo film, con Smaug che parte verso la città e lascia il finale aperto, molto piu’ di quello che intercorreva tra il primo e secondo episodio.
Anche Smaug che viene fondamentalmente abbattuto non in tempi brevi e almeno una ventina di minuti per fare il tamarro sulla città ce li ha (premio di sopravvivenza ai cittadini: se abiti in una città galleggiante e un drago sputafuoco del nord ti attacca, è logico ripararsi in case di legno, no?).
Una cosa che ormai non sopporto piu’ sono queste mamme con infante che compaiono sempre e solo davanti al pericolo. Se c’è un incendio, che tu sia Spiderman o Legolas comunque queste usciranno in strada, perché i single o sono troppo furbi per mettersi in pericolo o non sono degni di essere salvati, evidentemente.

Non credo che ci sia tanto altro su cui pensarci su: insomma, seguono 240 minuti di sprangate nei denti per assedio alla montagna.
C’è Thorin che mi ha fatto ridere un sacco, però, quando attacca a parlare con Bilbo ma a rallenty, quando sta ancora cercando l’arkenstone, e purtroppo fa un effetto molto ridicolo perché piu’ che fuori di melone per la “malattia del drago” sembrava Dori che cerca di parlare balenese.
Anche se poi la scena in cui vede Smaug sul pavimento dorato è bellissima e mi stavo sbrodolando su quello che probabilmente era una trovata grafica o progettata da Alan Lee.
Un’altra cosa che mi ha lasciato perplessa sono stati i vermi kaiju che sì, bellissima entrata a effetto, paura eh? E poi se ne vanno. Ma se tu disponi di tre TGV della terra di mezzo perché non entri direttamente nella montagna, a parte perché faceva molto figo? Ah, per non parlare del divo Caio Azhog Cesare, graduato all’accademia militare con tanto di bacio accademico che organizzava un esercito a cui mancava solo Saruman per vincere.
Poi Galadriel che tira ceffoni sonici ed Elrond che arriva con Saruman a tirare mosse ninja a stendere gli spettri veramente li ho amati tantissimo, perché sono stati di una cafoneria rara, anche piu’ di Thrainduil e i suoi cyberelfi a comando e i troll con protesi che abbattono i muri a testate e poi svengono. A me Thranduil piace un sacco, anche se si è inciccito.
I titoli di coda con la canzone di Pipino e i disegni sono stati bellissimi.

L’ultima cosa che mi lascia molto perplessa è sempre la ferocia con cui molti si aizzano per Tauriel e Kili – no ecco, tra l’altro: potevamo mostrare 96 secondi in piu’ per Fili & Kili? Perché assieme alla morte di Thorin era uno dei momenti che si potevano caricare di epicità, ma si è preferito quella roba sui colpi di cui parlavo sopra. Morto, a posto, il prossimo. Se non ricordo male, nel libro si dice solo che sono morti, e lì si poteva caricare tantissimo, ma almeno la frase finale di Thorin è rimasta.
A me Tauriel piace, già detto. È un’aggiunta, non puoi pensare di fare 10 ore di film e accontentarti solo di infilare Galadriel per 4 minuti. Neanche a me le aggiunte fanno impazzire -gli dèi solo sanno quanto crimine mi fanno salire i cambiamenti in ASOIAF- ma la cosa che mi lascia perplessa è:
1) quella che viene descritta come una storia d’amore offensiva e inutile è basata su: due dialoghi, una stretta di mano, un sasso, un’occhiata E MORTE. Fine.
2) Non ricordo la riga esatta in cui Tolkien nei suoi appunti ha lasciato detto che non si può fare. Umani ed elfi sì, nani no? O meglio, Aidan Turner no?
Questo ovviamente non giustifica inserimenti casuali, ma considerando che questo è un film fantasy per ragazzi basato su un libro per ragazzi con il 99% dei personaggi alti un metro e venti è normale che un grammo di romanticheria venga inserito. A me ha infastidito molto di piu’ il dialogo di turboassurdità romantiche ne I guardiani della Galassia, eppure la logica è la stessa.
Per quello che so io di Tolkien, a parte essere un misogino che detestava i draghi, era anche un appassionato di letteratura nordica stralaureato in tutto e ha scritto nel periodo piu’ buio del secolo scorso. Lui vedeva tutto ciò che amava e che di bello c’era nel mondo in mano ai nazisti, che condannavano qualsiasi cosa fosse diverso da loro, oltre ad abusare del patrimonio culturale nordico. Se gliene fosse importato qualcosa, di una versione cinematografica così postuma, non credo che un legame sentimentale tra due persone così diverse sarebbe stato il suo vero problema. Probabilmente si sarebbe imbizzarrito per la citazione a Leonida degli Elfi che saltano sui nani o perché avrebbe visto un errore militare fatto dall’orco in secondo piano. “Non si può fare” cosa, nel fantasy? Si può fare tutto nel fantasy, proprio perchè è il genere più aperto a ogni possibilità che abbiamo.

Ad ogni modo, segnalo che l’unico in tutti i mondi giustificato ad essere risentito personalmente di un profondo legame tra un nano ed una donna di statura media di una certa avvenenza è Odino. Nella mitologia norrena – da cui Tolkien ha attinto molto per costruire la sua Erda, cioè ‘terra’ in Norreno- Odino è sposato con la dea Freya, signora dell’amore, della passione e della lussuria e gemella ex sposa di Freyr, il creatore degli elfi.
In piu’ di un mito, soprattutto quello legato al monile Brisingamen, Freya si concede con gran felicità a piu’ di un nano. Odino questa cosa non la prese bene.
Oltre al fatto che Loki ha una notte di passione con un cavallo e partorisce un puledrino a otto zampe, Thor ha figli da una gigantessa, molti nani allevano bambini umani e, oh, non parliamo poi di Zeus e delle sue amanti che partoriscono creature strane, tipo il Minotauro, mentre Poseidone zitto zitto ha la sua progenia di uomini – pesce e le ninfe del seguito di Dioniso e i Fauni si divertono un sacco.
Fumettisticamente parlando, uno dei miei personaggi preferiti in assoluto si chiama Doppio Taglio, ed è figlio di un’elfa alta e di un troll ed è il più grande fabbro del suo mondo. Ma erano gli anni Settanta, probabilmente si potevano fare un sacco di cose.

Questo giusto per dire che nel fantasy, finché possiamo tenere lontane le stronzate che dobbiamo sentire ogni giorno, tanto di guadagnato.

Nel complesso un film grazioso. Non il migliore di tutti e sei assieme, ma meno peggio di quanto avrebbero potuto fare, in questo periodo di revival di bassa lega. Diciamo che se si fossero impegnasti un po’ di piu’ a calcolare alcuni tempi sarebbe stato molto meglio. L’unica cosa che mi turba è il pensiero che a Natale 2015 non avrò altra Tolkenianità, quindi spero tanto che qualcuno faccia qualcosa perché il pensiero che ci sarà in giro solo un Natale a Sticazzi mi mette ansia.