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Chiantishire 2 – grifoni

Settimana scorsa ho pubblicato finalmente il secondo capitolo di Chiantishire.
Poiché non posso mettermi al disegno ancora per qualche altro giorno ho deciso di condividere qualche dettagliuccio in più, tipo i veri protagonisti del secondo capitoli: i grifoncini.

grifoncino

I grifoncini sono tra le creature che trovo tra le più divertenti da disegnare {sono dei grossi gattini con le zampe goffe e spennacchiati come pulcini d’aquila, sono bruttissimi}. Ariadne li usa come mici di compagnia.
I grifoni erano le bestie che trainavano il carro di Dioniso, ma dovendo ‘progettarli’ per la realtà oltre la sfera della mitologia i cuccioli hanno preso questa forma goffa.

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Chiantishire 2

E’ online il secondo capitolo di ‘Chiantishire’!
Questo è il bannerino con Dioniso e tutti gli estremi per trovarlo, mentre qua sotto c’è la copertina. Da questa volta i capitoli avranno 20 pagine {ne avevo preventivate 18 + 2 in caso di capitoli ‘speciali’, ma ho preferito poi allargare 20 a tutti}.
Potrebbero esserci alcune pagine un po’ fortine questa volta.
Dico “potrebbero” perché quelle che sono sicura essere forti ancora non le ho inserite, ma sai mai che…

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In questo capitolo cominciano a comparire altre divinità e spiriti e si allarga un po’ la “famiglia”, così come la trama in entrambe le linee temporali.
Sono contentissima di come mi è uscito Fafluns. Tra gli etruschi era il dio del vino, della vite e della vita campestre e, anche se successivamente ha più similitudini con Dioniso, non ne condivide la vena di follia. Il suo seguito è formato sì da donne, ma non sembra strano quanto per Dioniso {probabilmente perché per gli etruschi era più normale che per i greci}.
Nella linea temporale di ‘adesso’ invece finalmente arrivano altri colleghi di Valtha. All’inizio dovevano essere poco di meno, ma un personaggio si è praticamente autocreato e ha fatto occupazione abusiva nella trama.
Spero di riuscire a postare il prossimo capitolo in tempi più decenti.

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“Chiantishire”

val
Valtha quando è di buon umore.

Tra qualche giorno – tra domani e il 13, indicativamente-  potrò finalmente postare il primo capitolo del fumetto a cui ho lavorato negli ultimi mesi a rate! Purtroppo ho dovuto lasciare un po’ alla deriva il bloggetto qui per tanti motivi, il primo perché il 99% di ciò a cui stavo lavorando era da tenere piuttosto segreto e/o privato tra commissioni, lavoretti e quel tempo strano che sta tra Lucca Comics e il 31 dicembre che sembra un buco nero, e questo ne ha conseguito una mancanza di materia prima e una moria di materiale.

Il fumetto si chiama “Chiantishire“, è ambientato in larga parte in Toscana, sia per spazio che per tempo.
Di genere per me rientra nella grande famiglia del Fantasy anche se non saprei davvero in che sottogenere sistemarlo: ci sono divinità, mostri, magie, creature mitologiche, personaggi immortali di diverse ‘famiglie’ urban fantasy, un contesto storico molto forte, un po’ di horror, donnine e omini piacenti, famiglie che si detestano, metallo, sacrifici umani, reliquie,  un paio di teomachie, battaglie e il tutto tra un rito dionisiaco e l’altro.
La cosa più difficile infatti non è stato il semplicemente disegnare tanti personaggi tutti assieme, ma dare una linea di continuità e una caratterizzazione nei personaggi più ‘pieni’, come Dioniso, Arianna, Seth, questo qua sotto col lupo o nel caso di Melhara, Reha e altre menadi che sono un po’ inventate e un po’ no. I miti sono tanti, a volte si sovrappongono o si negano, soprattutto nel caso di Dioniso in cui la documentazione viaggia tra un’attestazione archeologica su un vaso e un dettaglio di vita che magari proviene da un poemetto o dal teatro. Della caterva di roba che ho trovato su Dioniso, le menadi, gli etruschi, gli avvenimenti un sacco si è andata sacrificando e altre mi sono mutate per poter fare dei ponti tra una storia e l’altra.
I personaggi principali sono per lo più femminili: Valtha, le altre menadi, Ariadne di Cnosso, seguaci di altre divinità. Questo è stata una pura casualità perché mentre mi documentavo sugli etruschi tutto è partito perché ho scoperto che ai greci non nutrivano simpatia per loro a causa della presenza delle mogli ai banchetti e perché le menadi di Dioniso erano temute proprio perché, a parte il Dio facile all’ira quanto alle risa, non erano legate ad un marito o un padre in una società come quella greca fortemente patriarcale.

Al momento Chiantishire sarà leggibile su un paio di piattaforme digitali gratuite, che posterò appena caricato il tutto. Inizialmente pensavo anche di lasciarlo qui, fruibile come per Mel, ma a causa di alcuni contenuti mi sa molto forti ho preferito di no.
È tutto mio, dallo storyboardino al lettering, la ricerca, i dialoghi… praticamente è a km 0.

{Vignettine sparse antispoiler o forse no}.

Chiantishire segue due linee temporali: quella attuale, ambientata a Firenze nel “un po’ dopo” il 2000, e quella passata, da quando Valtha si chiamava Vala e passava le sue giornate come signora di una casa e di un piccolo villaggio che era ancora presto per chiamare ‘etrusco’: la fine del periodo Villanoviano, l’inizio dell’Orientalizzante, popoli e tribù che si muovono, la scrittura ancora (quasi) non c’era ed è tutto un periodo più di supposizioni che di certezze archeologiche. Per quanto mi sia sforzata a cercare le cose più precise che ho potuto ad una certa ho deciso di prendere un paio di voli pindarici per la trama senza sacrificare le date perché… beh, da qualche parte si doveva cominciare ciò che poi ci ha fornito delle date più precise. Spero di non far infartare poveri archeologi che sbadatamente ci si imbattono. Magari più in là farò un post a tema su quanto ho messo di storico e come nonostante sia, alla fine, un fumetto della grande famiglia del Fantasy.

La trama:
Valtha è una Menade. Era una delle donne che seguiva Dioniso nei suoi viaggi, portando la benevolenza o l’ira del Dio. Per aderire ai suoi Misteri ha lasciato la sua casa e si è unita al thiaso di Dioniso, tra i boschi appenninici quando ancora questi coprivano la maggior parte del territorio ed erano temuti dagli abitanti… ma questo succedeva nel VIII secolo a.C.
Oggi Valtha, che è sopravvissuta al tempo, vivacchia a Firenze. Qui viene raggiunta da Siro, uno dei satirelli più fedeli a Dioniso e che sta cercando di radunare le ultime Menadi rimaste. Poiché Dioniso nel tempo è scomparso e sta morendo, per sopravvivere sottrae la stessa vita che ha donato al suo seguito per nutrirsene. Valtha e le altre quindi devono trovare il modo di scovare il Dio e curarlo, prima che le altre divinità che non hanno mai smesso di dar loro la caccia lo trovino.

E’ anche ben chiaro come io sia terribile a fare i riassunti.
Gli episodi al momento non hanno una periodizzazione precisa, ma li pubblicherò appena saranno pronti.

Giusto per completezza: tutti i disegni sono in tecnica tradizionale, e l’unica cosa in digitale che ho aggiunto è ribattere il bianco dei baloon e in caso ridimensionarlo e dare una pulitina in caso dove sopravviveva la traccia a matita perché purtroppo io sono un fabbro ferraio e uso tutte matite durissime. Dopo la matita ci sono le chine colorate {5: nero, grigio, rosso, seppia e blu}, poi gli ecoline {nero e scarlatto per lo più, a cui si aggiunge il bronzo che è stata una trovata dell’ultimo momento}, infine il bianco acrilico in diverse forme.
Tutto ciò perché volevo che il rosso del sangue e del vino risaltasse più di ogni altro colore, e il grigio mi aiuta a mantenere il tutto molto tranquillo.
Ci ho messo un po’ a causa della piega di eventi e imprevisti di tutto questo 2015/ 2016, ma almeno la soddisfazione di aver completato il primo episodio e di poterlo spammucchiare un po’ c’è e non sarebbe stato possibile se non avessi attorno persone adorabili.

Varie Fumettose

“Mel”

Giovedì scorso ho partecipato alla 24 ore Comics. È stata un’esperienza assurdamente divertente, se mi fossi organizzata meglio sarei anche riuscita a finirla. Ho fatto solo 16 tavole su 24, la prossima volta la finisco.
Il mio fumettino l’ho caricato anche qua (nuova pagina!);
-Nella 24 ore Comics.
– E nella mia pagina di FB.

È una storia fantasy autoconclusiva che si basa sulla leggenda medievale della Melusina. Ho mantenuto un registro più fiabesco per un Alto Medioevo un po’ mitologico, senza date, e ci ho infilato una serie improbabile di citazioncine.
Cos’è una Melusina?

Prima di spiegarlo, leggete il fumetto che non voglio spoilerarvi.
Fatto?

Bravissimi!

  • La Melusina

La storia della Melusina racchiude una serie di particolari che ne evidenziano l’adattamento all’epoca pienamente cavalleresca, e ricorda per certi versi una versione invertita di Orfeo ed Euridice, ma senza Ade che fa il troll.

Un cavaliere incontra una fanciulla in una foresta. Si innamorano, si sposano e vanno a vivere in città. L’unica cosa che la ragazza chiede però allo sposo  è che lui non dovrà mai seguirla quando dovrà allontanarsi alcune notti, senza spiegarne il motivo. Lui giura.
Se all’inizio il cavaliere è molto contento di aver trovato una moglie piena di ogni qualità (non viene elencata solo la bellezza, ma altre cose come la dolcezza, la gentilezza e anche l’intelletto nonostante sia una storia ‘medievale’, perché era destinata prima alle corti), comincia ad avere qualche ripensamento nel momento in cui lei manifesta comportamenti eccentrici: ride ai funerali e piange ai matrimoni. Il marito, mosso da amore sincero e anche un po’ dal timore che lei possa tornarsene da dove è venuta, lascia sempre correre. Questo attira l’occhio della comunità che comincia a osteggiarla fino a instillare il dubbio nel cavaliere di aver sposato una strega o una creatura demoniaca. Poiché appunto lui venga richiamato “all’ordine sociale” (e cioè di fare il suo compito di marito nel ricondurre alla disciplina la moglie), decide una notte di seguire la moglie fino alla foresta e alla fonte in cui si sono incontrati. Qui lui vede la sua vera natura, cioè di un essere metaumano metà donna e metà serpente.
Poiché il contratto verbale viene meno, la Melusina è costretta ad abbandonare il tetto coniugale e tornare nelle acque; in seguito il cavaliere è destinato a decadere fino alla completa rovina.

È una storia che si è adattata molto bene per l’epoca in cui ha avuto maggior diffusione, cioè l’Amor Cortese e soprattutto nelle corti francesi. Non si ha il suo pieno sviluppo infatti prima di questo momento, e sembra un adattamento molto liberamente preso dalle varie leggende locali ed è cugina di primo grado della Dama del Lago e di tutte le altre “spose” fatate. In seguito perde un po’ di successo, ma localmente ha così importanza al punto che la Melusina diviene simbolo araldico o anche considerata ‘antenata’ di qualche famiglia famosa francese.
Incarna un amore tragico, ma anche rappresenta la naturale continuità tra la mitologia locale (lei) e la buona cristianità medievale (lui) in un matrimonio quasi ideale.
È molto particolare notare però che è uno dei pochissimi casi in cui la donna, nonostante sia una creatura metumana di indubbi poteri magici, non lancia mai alcun incanto né malia al cavaliere. Non lo induce quindi ad un falso innamoramento, non lo seduce con un trucco né lo maledice: la sua richiesta di mantenere quella promessa serviva a mantenere la coppia stessa.
Molto interessante notare che il contratto verbale tra sposi è considerato più importante di quello matrimoniale, e vi è una leggera stigmatizzazione della società che cerca di escludere l’individuo non omologato e di punire chi anche li difende.
Sottolinea con naturalezza infatti quanto il cavaliere, che era comunque un simbolo positivo, devoto, eroico, rispetti questa continuità, e quanto oltretutto provi a rispettare il desiderio della moglie solo in virtù di una richiesta della moglie. Sono tutti aspetti che rendono la storia della Melusina, per quanto ‘impacchettata’ in una confezione raffinata per le corti dell’epoca, piena di valori ancora molto moderni.

 

  • La donna mortale

Sebbene questa storia venisse raccontata nelle corti medievale cortesi (circa il XII/ XIII secolo, mitologicamente quella di Camelot per capirci), è molto interessante vedere come proprio in questo momento si ha lo sviluppo di figure femminili ben caratterizzate e moderne. Per quanto aderiscano alla vita dell’epoca vengono rappresentate sempre come molto belle, ma anche intelligenti, sapienti, sagge, forti, in alcuni casi anche guerriere o comunque figure di potere. Tutto ciò nonostante nel medioevo la donna era considerata non solo come “meno” rispetto ad un uomo –quando liberi -, ma si avevano anche discussioni se possedessero o meno un’anima. Le donne nel medioevo non hanno nemmeno potere contrattuale, perché non hanno personalità giuridica. Non possono firmare contratti, non possono ereditare, i loro beni vengono spediti al marito o al parente più prossimo. Non esiste il divorzio, i figli non hanno una ‘custodia’, ma quando si tratta di nobiltà si mettevano in atto una serie di sotterfugi per spedire le mogli in convento quando il matrimonio non era più conveniente e loro non avevano la decenza di morire. Nelle chiese i preti erano invitati dai superiori a non leggere alcuni passi della Bibbia (che nessun laico poteva possedere) che riguardassero personaggi femminili forti, come Giuditta , e veniva rappresentato più spesso per esempio Adamo ed Eva. È grazie ai poeti e ai trovatori che nella vita civile si ha questa botta creativa, magari anche per convenienza: andavano a cantare nelle corti di dame comunque raffinate e mai in parrocchia, a descrivere qualcosa che a loro piaceva poteva essere remunerativo. Si comincia ad avere una donna più libera e lavorativamente emancipata con l’avvento delle corporazioni, quando i mariti hanno bisogno di aiuto negli affari e si crea la classe di commercianti e artigiani, con vere e proprie imprenditrici che cominciavano a gareggiare con le dame nobili.

  • Le altre “sorelle”

La Melusina non è l’unico caso di donna ‘diversa’ che finisce per sposarsi con un mortale. Tutta la Francia, soprattutto il nord, molti laghi del Galles, e l’arco Alpino hanno per ogni foresta, specchio d’acqua, cresta, cima, collina una storia che racconta di come una o più belle fanciulle (generalmente nell’ordine di tre, nove, dodici) incontrino un abitante dl luogo. Si innamorano e si sposano con il vincolo di una qualche promessa che, presto o tardi, viene infranta, e questo causa il ‘ritorno’ della sposa (anche di tutte) da dove è venuta. La Melusina è solo la più nobile di tutte.
Non si tratta di zone casuali:  Nord della Francia, Alpi e Galles sono stati infatti i territori più refrattari prima a Roma, e così difficili da raggiungere che hanno potuto mantenere la loro autonomia culturale più a lungo. Lo strato di vita celtico è rimasto fino all’arrivo del cristianesimo, creando assieme una mitologia locale molto inclusiva. L’immagine che chi custodisce le acque sia di genere femminile, saggio e mai violento (al contrario dei draghi che guardano i tesori o sono prove per gli eroi) è una cosa che i celti hanno ereditato dall’età a loro precedente, poiché si ritrova anche in zone un po’ più lontane, come la Sardegna, l’Italia mediterranea, Vicino Oriente. Sono di un livello un po’ superiore a ninfette e spiritelli femminili comuni.
Tra i vari ‘divieti’ che il marito umano aveva e che accomunano tutte queste Spose si trovano divieti verbali, divieti di percosse, divieti di alcuni lavori, scelte, accettazione di una sposa “molto bella ma molto triste” (a cui si lega spesso il divieto verbale di non chiederne mai il motivo), vari tabù locali (non bagnarsi in un certo corso d’acqua, non berne l’acqua, etc), richieste ufficialmente strane che possono tutte rifarsi sulla prole nel caso in cui effettivamente la coppia riesca ad avere figli. Più importante di tutti però resta la richiesta di assoluta fiducia, cosa molto importante nel mondo fatato, poiché le Melusine e le altre fate che soffrono di mutazioni non vogliono in nessuna maniera che lo sposo possa vedere la loro ‘vera’ forma.
Sebbene potenti,  è molto carino notare che tutti queste donne dei laghi e dei pascoli possiedono una magia naturale e spontanea, fatta per vivere nei loro luoghi natii, ma che non possiedono secondi fini né malizie come molte figure più complesse delle mitologie. Non ci sono mai regine Maeve o Medee.

  • Melusina oggi

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Cercando ho trovato pochi riferimenti, più spesso come semplice nomi di creature secondarie. Io per prima ho trovato per la prima volta una bella trama sulla Melusina guardando il serial tv The White Queen, tratto dal romanzo della Philippa Gregory. Crea un bellissimo parallelo tra il mito della Melusina, rendendolo molto concreto, e la guerra tra York e Lancaster. Il romanzo è molto asciutto, il telefilm è fatto benissimo (un dieci episodi circa) e mostra anche la ‘regina rossa’, cioè Margaret Beaufort, -che avrebbe un altro libro suo in questo ciclo- nella lotta per il trono d’Inghilterra. l’azione si sposta quindi almeno un paio di secoli dopo il momento di nascita, ma mantiene molto della Melusina primordiale.