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Nuraghes s’Arena

Domenica sera su Paramount Channel è andato in onda per “la prima” il corto di ‘Nuraghes s’Arena’, che anticipa poi il film. Paramount Channel è un canale nato relativamente da poco che manda in loop una bella scelta tra telefilm e film con cui se hai almeno 30 anni  è facile che ci si è cresciuti e anche ad orari relativamente decenti.
Di bello c’è anche che ho potuto vederlo dal canale streaming e non dallo schermo tv.
Di che parla?
Vendetta.
La trama più semplice e diretta dell’universo.

“Nella Sardegna nuragica un guerriero si sta recando ad una cerimonia sacra. A muoverlo però non si tratta di spirito di sacrificio, devozione per gli Dèi o rispetto di una tradizione, ma la vendetta per una perdita subita nonostante degli incubi lo perseguitino.”

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Nuraghes s’Arena è basato tutto sull’ambientazione nuragica. Mischia elementi concreti e materiali con una serie di elementi horror e fantastici che sono unici della Sardegna e del periodo dei Nuraghi. Quindi tutte le suggestioni e le scelte ‘fantahorror’ sono proprie e uniche, fattibili e concrete solo in questa ambientazione.

La civiltà nuragica si sviluppa nell’età del Ferro: approssimativamente dal 1800 a.C. in qua.
Per inquadrare più o meno la cosa: nel momento in cui in Sardegna si sviluppa il sistema e la civiltà nuragica che va ad espandersi Cnosso è ancora in piedi e l’Egitto esce da un paio di crisi potenti ed è praticamente a metà percorso. I “Greci” ancora non ci sono, ci sono i loro propropro zii. Atene e Sparta forse sono ancora delle capanne raccolte attorno ad un re locale. Ebla, la città con le tubature e fontane, dagli scalini dorati e la biblioteca più antica mai scoperta sta per crollare perché il sistema in cui è nata non funziona più. In tutto ciò spuntano i Nuraghi, belli tronfi in una grossa isola del Mediterraneo, che poi potrebbero essere in parte coloro che verranno identificati come “Shardana”, gente che arrivava dal mare che nel 1300 a.C. circa pure Ramesse II dovette penare per farli stare calmi. Ad una mostra recente tenuta al museo Archeologico di Milano erano esposte, tra i tanti reperti, anche delle mappe che identificano gli insediamenti e i ritrovamenti dell’Età del Ferro, e per questo ho trovato piuttosto curioso che tutti i puntini si raccogliessero più al centro dell’isola (dove c’erano molti templi e luoghi sacri connessi alle fonti d’acqua, più semplicemente chi aveva l’acqua dolce aveva anche il potere) che sulla costa, dove poi arriveranno i Fenici.
E pure i Fenici staranno sulle coste perché avevano paura a entrare.

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Comitato d’Accoglienza.

Il cortometraggio in 23 minuti fa più o meno capire perché: i nuraghi erano pericolosissimi e la Sardegna ha un clima del tutto particolare. La Sardegna stessa potrebbe essere annoverata come coprotagonista del corto, con questi paesaggi sconfinati, aspri, foreste intricate in cui non si sa chi ci abita, cime faticose da guadagnare, più aquile e corvi che persone. Più di cinque persone assieme non si vedono. E’ una desolazione molto diversa da quella che potrebbe essere quella di Smaug perché è viva, la natura fa gli affari suoi, sono le persone che devo stare attente.
Anche se di breve durata poi si vedono tutta una serie di dettagli molto belli perché studiati da reali ritrovamenti: il ciondolo che rappresenta una figura femminile, le ceramiche (!), le armi, le armature, gli elmi, l’arco. E poi anche l’implementazione degli effetti speciali. Potrei sbagliarmi ma il luogo dove è ricostruita l’arena mi ha ricordato un sito megalitico che esiste davvero in Sardegna, e che ha una specie di bassa cinta muraria perché probabilmente serviva per funzioni religiose.
La voce narrante mi ha ricordato un pochino quella di 300, cosa che ho amato un sacco perché con poche frasi concise e spietate inquadra tutto in fretta e lascia un sacco di spazio libero, tutto molto diretto e spedito. I combattimenti belli perché non pirotecnici.
L’ansia delle apparizioni varie: tanta.
Sono 23 minuti di legnate con

Si può vedere in streaming sul sito della Paramount fino al 26 marzo QUI.
Qui la pagina facebook dell’opera e qua quella di Stefano Garau che ha curato delle illustrazioni meravigliose.
E poi il sito che ha questi teschietti bellissimi che è stata tipo la prima cosa che mi ha fatto dire VEDERE SUBITO.

{Le immagini sono di proprietà degli autori.}